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L'altra che danza di Suzanne Dracius dal 9 aprile è in libreria

Parlare di identità culturale oggi significa confrontarsi con uno dei più grandi interrogativi contemporanei. Un groviglio di confini o pseudo frontiere aggrappato a ieri e non ancora approdato a un[...]

suzanne dracius, l'altra che danza, copertinaParlare di identità culturale oggi significa confrontarsi con uno dei più grandi interrogativi contemporanei. Un groviglio di confini o pseudo frontiere aggrappato a ieri e non ancora approdato a un domani. Nel mezzo, una folla sradicata cerca un appiglio al proprio naufragio, tra vecchi rancori e nuove ferite.
Ghetti, banlieue, terze generazioni senza antenati, sono i frutti più contraddittori di una realtà che fatica a digerire se stessa. Una realtà complessa e sofferente, spesso relegata a due righe di cronaca sulle pagine dei giornali.

A tratteggiarne invece una meravigliosa rappresentazione è la scrittrice martinicana Suzanne Dracius, da anni impegnata nell’approfondimento della cultura e dell’identità creola.
Il suo ultimo romanzo, L’altra che danza, pubblicato dalla Tranchida Editore - sempre attenta alla letteratura di qualità e alle voci fuori dal coro - e dal 9 aprile in libreria, affronta con profondità e dolore il complesso tema del bisogno d’identità, delle origini mischiate, del cieco fanatismo.

Una rappresentazione potente, ispirata a un fatto di cronaca, e che scaturisce da una protagonista intensa dal nome evocativo: Rehvana.
Rehvana è una ragazza creola che vive a Parigi. Il padre e la madre hanno lasciato le Antille per garantirle un futuro, ma lei ha disperatamente bisogno di un passato. Un passato che le doni un’identità, a lei, “negra imbiancata dai capelli troppo morbidi”, non più nera, mai completamente bianca. Ha una sorella bellissima, una dea forgiata nel convergere di tutte le razze, un essere multiforme, una creatura diafana e marmorea che non cerca definizioni ma semplicemente esiste.
A Rehvana invece esistere non basta, Rehvana è intrisa d’amore per le imponenti divinità africane, per quegli uomini dalle grandi membra e dai lunghi muscoli, e nella disperata ricerca di un’identità autentica si è fabbricata da sola paure a suo avviso salutari, piegandosi nell’entusiasmo più fervente al giogo delle antiche credenze. Fedi folli e fanatiche che l’allontaneranno definitivamente da quella felicità incontaminata che stava cercando.

L’altra che danza è un libro coraggioso che affronta ciò che striscia nel silenzio: il pregiudizio, il dramma delle antiche identità ormai perdute e il bisogno di trovarne di nuove che diviene violenza. Suzanne Dracius denuncia la crudeltà delle divisioni obbligate; la necessità di dover a tutti i costi etichettare: bianchi e neri; negri veri e assimilati; africani e antillani; denegrificati e male imbiancati; di dover appartenere a una razza per essere definiti uomini; la pericolosità della regressione carnevalesca e sistematica che diventa fanatismo forsennato.
La speranza dell’autrice di un’umanità che fa della mescolanza una ricchezza è la grande sfida di oggi, raccontata attraverso la toccante storia di una ragazza intensa e palpitante, vittima solo del suo disperato bisogno di essere africana.