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La Tragedia del Kursk

."Sono le 13 e 15 -si legge nel biglietto - tutto il personale delle sezioni sei, sette e otto si è spostato nella sezione nove. "

“Ci sono 23 persone qui. Abbiamo deciso di spostarci perché nessuno può lasciare il sottomarino. E’ buio per scrivere, ma cercherò di scrivere a tentoni. Sembra che non ci siano speranze, il 10-20 per cento. Speriamo che almeno qualcuno leggerà. Qui sono gli elenchi dei membri dell’equipaggio delle varie sezioni che si trovano ora nella nona e che cercheranno di uscire”. La conclusione del messaggio è un ultimo addio ai parenti e amici: “Saluti a tutti, non dovete disperarvi”.

No, non è il brano di un libro di fantascienza, è un fatto di cronaca terribile, realmente accaduto, con tutto l’agghiacciante sapore di irrealtà che potrebbe avere un libro.

Il 12 Agosto del 2000 il sottomarino nucleare russo Kursk si inabissa nel mare di Barents, probabilmente impegnato in esercitazioni nucleari la cui natura reale non è mai stata ben chiarita, il sottomarino sprofonda nelle gelide acque, impossibilitato a manovrare, lancia un SOS e attende i soccorsi.

La notizia viene tenuta segreta al resto del mondo per due giorni interi, il 14 Agosto la Russia denuncia il fatto.

Il Capo della Marina MIlitare russa dichiara che l’avaria è stata provocata da una manovra errata, ma si sospetterà sempre che si tratti invece di una collisione con un sottomarino di un altra potenza straniera, nessuno tuttavia ammetterà di aver incrociato a quella latitudine con imbarcazioni da guerra.

Le navi mercantili che attraversano in quel momento il Mare del Nord riporteranno racconti agghiaccianti di colpi percepiti dal sonar, l’equipaggio prigioniero del sottomarino è ancora vivo e sta tentando di comunicare con l’esterno battendo sulle paratie metalliche una sorta di rudimentale segnale morse.

Sono bloccati a 107 metri di profondità, per quanto ancora potranno resistere?

Gli Usa offrono aiuto ma la Russia rifiuta.

Vengono mandati in ricognizione tre piccoli batiscafi, ma ogni cenno di vita è cessato, finalmente il governo Russo accetta le offerte calorose di aiuto che provengono dalla Gran Bretagna e dalla Norvegia.

Durante i tentativi di aggancio allo scafo il sottomarino si inclina ulteriormente, solo il 19 Agosto un’adeguata missione di soccorso britannica giunge sul posto con l’attrezzatura adatta per agganciare il portello del sottomarino, e finalmente si riesce a entrare all’interno.

Putin è ancora in vacanza nel Mar Nero e rientra precipitosamente, ma è troppo tardi, quando la TV via cavo trasmette le prime immagini della spedizione di soccorso, si constata dolorosamente che a bordo non vi è alcun sopravvissuto.

Resterà solo a memoria del sacrificio delle 118 persone dell’equipaggio quel biglietto pieno di compunta dignità ritrovato nelle tasche del Tenente Capo Dimitri Kolesnikov.

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