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Il Mistero di Mishima

Mishima è un mistero. Ancora oggi a 35 anni dalla sua morte avvenuta il 25 Novembre 1970 in diretta televisiva non è possibile definire con esattezza questo uomo così straordinario ma anche così contradditorio.

Mishima è un mistero. Ancora oggi a 35 anni dalla sua morte avvenuta il 25 Novembre 1970 in diretta televisiva non è possibile definire con esattezza questo uomo così straordinario ma anche così contradditorio.

Mishima nasce in giappone nel 1925 e nel corso della sua vita diventerà un intelletuale, uno scrittore, un attore, un regista, un cantante, un agitatore politico e un maestro di Kendo e Karate.

La sua infanzia si differenzia da quella degli altri bambini per una malattia (poi dimostratasi infondata) che gli impedirà di fare gli esercizi scolastici, che lo farà sentire fisicamente inadeguato e che segnerà in futuro il suo pensiero in maniera determinante.

Durante l’adolescenza comincia a studiare e a scrivere riscuotendo diversi apprezzamenti.

Nel 1955 si interessa anche al suo corpo, frequenta corsi di body-building, di Kendo, di boxe e lentamente scopre un nuovo modo di conoscere che non passa più attraverso “la mente” ma attraverso “l’azione”.

Il suo ideale diventa il guerriero samurai e il suo mondo fatto di perfezione, di cura estrema del corpo e della mente fusi insieme in un binomio interdipendente e inseparabile. E sarà all’antica maniera dei samurai che Mishima si toglierà la vita. Dopo un sequestro di persona e un discorso plateale all’esercito ripreso dai media, Mishima si taglierà il ventre per essere poi decapitato da un suo “discepolo”. La sua morte, così spettacolare e ricercata, non passa certo inosservata anche perché nella concezione occidentale un simile comportamento è inconcepibile. Ma lui non era occidentale bensì giapponese, terra di antiche tradizioni e del culto estremo dell’onore e della morte che però aveva già da qualche tempo abbandonato. Mishima con quel gesto premeditato e coraggioso ha voluto lanciare un messaggio forte, controcorrente rispetto ai tempi in cui visse, e non del tutto compreso.

Personalmente ritengo che con il suicidio, anzi con quel particolare suicidio, volle dimostrare che la morte vince sulla vita, che è lei a darne un senso e che noi possiamo batterla solo attraverso le nostre scelte. Mishima scelse l’ora e le modalità della sua morte e non solo questo, ma fece anche in modo che tutti i giapponesi lo vedessero. Ha inserito le tradizioni antiche ed eroiche del passato in un presente privo di valori.

La Yourcenar, in merito a questo scrittore, scrisse queste parole: “l’uomo reale ha vissuto ed è morto nel segreto impenetrabile che è quello di ogni vita”.

Mishima forse ha realmente portato con sé il suo segreto ma ci ha lasciato molti scritti in cui è possibile rintracciare la sua personalità e le sue ossessioni.

Il suo progetto di vita fu quello di attribuire il medesimo valore al “corpo” e allo “spirito” benché li avvertisse come due elementi contrapposti fra loro.

Questo aspetto della vita di Mishima, ossia la contrapposizione fra l’etica dell’azione e la sua arte, è da lui stesso affrontato nel meraviglioso libro “SOLE e ACCIAIO” che rappresenta in un certo modo il suo diario spirituale.

In altri libri affronterà l’argomento in maniera sempre diversa, a volte il corpo sarà visto come uno specchio che riflette la purezza dell’anima, altre volte come luogo di piacere o come sacrificio supremo di se stessi.

Sarà sempre il binomio “mente” e “corpo” a interessarlo anche se non sappiamo né potremmo mai sapere se sia arrivato a una conclusione. Non sapremo mai se in punto di morte abbia o meno trovato quel luogo di frontiera ove si congiungano per diventare uno.

Alessandra Menegatti

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