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Il Mito di Omero

Omero, passato alla storia come il più grande poeta epico di tutti i tempi, era originario dell'Antica Grecia ed è l'autore che vanta in assoluto il maggior numero di traduzioni.Tuttavia di lui non sappiamo assolutamente nulla, al punto da mettere in dubbio perfino la sua stessa esistenza.

Varie città si sono contese l’onore di avergli dato i natali, ma nessun fatto certo è mai giunto ad accreditare le molteplici versioni, nè tantomeno a smentirle.

Dalle osservazioni geografiche che si possono rilevare dall’Ilade si suppone che sia nato nell’isola di Chio e vissuto nell’antica Ionia.

Ma oramai diverse fonti sostengono la sua “non esistenza”, si immagina infatti che i suoi canti e poemi fossero frutto di diverse penne, e che fosssero narrati e riportati, o meglio cantati, in varie parti della Grecia Antica da diversi poeti, anche non contemporanei tra loro, ognuno dei quali riprendeva storie e frammenti di narrazione, ampliandoli e proseguendoli con aggiunte personali, in forma orale molto prima che scritta, tanto che si suppone addirittura che l’Iliade e gli altri Poemi a lui attribuiti non fossero altro che trascrizioni postume di antiche leggende e canti popolari che venivano narrati dai cantastorie da un lato all’altro del paese.

Altri invece sostengono che in effetti sia l’Iliade che l’Odissea non siano altro che trascrizioni di canti basati su narrazioni eroiche, trascritte e rimodellate da un’unica mano, e che Omero avesse svolto la funzione di ricomporre e ripresentare per iscritto le antiche narrazioni dei rapsodi, i cantori girovaghi che erravano da una provincia all’altra cantando leggende epiche nelle piazze e per le vie.

Il fatto però che in alcune regioni i canti narrati da questi rapsodi prendessero il nome di Omeridi getta ancora confusione sulla reale esistenza di Omero, in quanto si può ragionevolmente suppore che se Omeridi venivano chiamate le canzoni, allora Omero poteva logicamente venir designato lo sconosciuto autore, chiunque fosse stato, in senso generico, per cui “Omero” avrebbe potuto avere il semplice significato di “cantore, o narratore”.

Ma poichè la datazione degli usi e costumi riportati non è affatto precisa come si vorrebbe, ci sono anche studiosi che rovesciano la storia al contrario, portando avanti la tesi che Omero fosse effettivamente esistito, che sua fosse la paternità dei canti narrati in forma epica, e che le Omeridi e i Rapsodi fossero in effetti posteriori alla sua morte, e per cui da annoverarsi tra i suoi putativi discendenti e tramandatori.

Quale che sia la verità, se ci si attiene fedelmente a quanto riportato nelle opere tramandate e a lui attribuite, si collocano i suoi natali presumibilmente nel IX secolo avanti Cristo.

Il tutto risulta poi ulteriormente complicato dal fatto che la versione dei testi sui quali si sono sempre svolti i nostri studi risale all’epoca di Pisistrato, il tiranno di Atene che ordinò nel IV secolo a.C. che tutte le opere di Omero fossero radunate raccolte e pubblicate. Ma dall’epoca di Pisistato a quella di Omero ci separano ancora cinque secoli di storia, di cui nulla sappiamo, non ci è dato quindi asserire che le opere fossero veramente di Omero, o che non fossero piuttosto una raccolta di poemi diversi di epoche anche precedenti.

Ma sulla storia è ormai stato detto tutto e il contrario di tutto, perfino le scoperte di Schielmann il sognatore, che basandosi sulle sole descrizioni dei poemi riportò alla luce sotto una collina le antiche rovine di Troia e di Micene, che in un primo momento sembrarono avvalorare la tesi della veridicità dei poemi e della loro fondatezza storica, successivametne sono state messe in dubbio, per cui allo stato attuale, nulla ci assicura che quella scoperta sotto gli scavi della mitica collina di Schielmann fosse veramente la città di Troia.

Quel che sappiamo per certo è che l’invasione micenea di Troia, vera o presunta che fosse, avvenne intorno alla fine dell’età del bronzo, e che l’era micenea si spense quattro secoli dopo con l’invasione dei dori, dando vita al periodo ellenico propriamente detto.

Dalle opere di Omero tuttavia siamo in grado di decifrare preziose informazioni sugli usi e le abitudini dei greci antichi, sul loro codice d’onore e sulle modalità della loro connotazione sociale e politica.

L’Odissea fu tradotta in Latino per la prima volta nel III secolo d.C., e due secoli dopo fu tradotta anche l’Iliade, il maggior numero delle traduzioni a noi giunte consiste in effetti di traduzioni dalla versione latina, e non da quella greca, da qui il giocoso motto del Pindemonte che apostrofava il Monti come un ” traduttor dei traduttori”, ma questo in fondo è un destino comune per tutte le opere molto antiche che in ogni caso ci sono state tramandate quasi tutte in versioni “non originali”.

Le opere di Omero, che sia esistito o meno, rimangono comunque le prime opere di un autore greco ad essere date alle stampe, evento che viene comunemente datato nel lontano 1488.

Sabina Marchesi