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I BAMBINI DI BARBABLU’

L’esperto scrittore in scienze occulte Eliphas Lèvi nel suo libro del 1860, “De la Magia”, narra di come, secondo leggenda, trovarono fine i crimini di uno degli uomini più importanti della Francia quattrocentesca proprio per mano di sua moglie Catherine.

La donna, infatti, approfittando dell’assenza del marito e accompagnata dalla sorella Anna, decise di andare alla ricerca della porta di accesso alla piccola e misteriosa torre del castello di Machecoul, di proprietà del marito, incuriosita dalle luci rossastre che ogni notte vedeva muoversi all’interno di essa.

 

Un bottone di rame, dietro all’altare della cappella di famiglia, rivelò alle due sorelle i bui e sotterranei scalini che conducevano ai tre diversi livelli della torre.

 

Al primo livello vi era una piccola cappella con una croce capovolta, dei ceri neri e, sull’altare, una figura. Il demonio. Al secondo livello trovarono solo alcuni tipici strumenti alchemici, alambicchi, fornelli e carbone; mentre al terzo e ultimo piano l’aria era fetida, irrespirabile e l’oscurità profonda.

 

Catherine urtò inavvertitamente un vaso sporcandosi l’abito con una sostanza viscosa. Sangue.

 

Una volta abituata all’oscurità potè scorgere dei recipienti di rame datati e il cadavere sgozzato di un bambino adagiato su una lastra di marmo nero al centro della stanza. L’orrore fu agghiacciante e la fuga breve. Catherine si trovò faccia a faccia con il marito e il suo fidato seguace rientrato in anticipo al castello. A quel punto, Anna, intuite le intenzioni del cognato di uccidere la moglie, attirò l’attenzione di un gruppo di cavalieri chiedendo loro aiuto.

 

L’uomo, insieme ai suoi complici, fu quindi smascherato e portato alla forca.

 

La realtà storica, al contrario, vuole che furono le insistenti voci popolari a smascherare il colpevole convincendo il vescovo di Nantes ad inviare degli investigatori nelle dimore del signore di Rais. Giles de Rais, aiutato dalla sua corte, tentò di occultare il maggior numero di cadaveri, ma presto si rese conto che era inutile: i cadaveri erano troppi.

 

Il 14 settembre 1440 Giles venne arrestato con l’accusa di eresia, satanismo,sodomia e omicidio. Giles de Rais confessò il massacro di centoquarantanove bambini, per lo più maschi, in soli otto anni, dal 1432 al 1440.

 

Giles de Laval signore di Rais nacque nel 1404 come erede d’immense fortune, trascorrendo l’ adolescenza al fianco del cinico nonno paterno dopo la morte dei genitori. Appassionato lettore, soprattutto di ciò che riguardava la Roma antica stimava e ammirava Caligola, riconoscendolo come un exemplum da seguire. Particolarmente dedito all’arte della guerra fu un generale degli eserciti impegnati nella lotta contro gli inglesi al fianco di Giovanna D’Arco, imparava velocemente le migliori tecniche per uccidere sfruttando i punti deboli degli avversari, assistiva personalmente ad ogni esecuzione cogliendo e gustando tutti i singoli attimi di sofferenza della vittima.

 

Attraverso la guerra egli poteva soddisfare il suo desiderio di morte e dolore.

 

Quando, nel 1424, Giles de Rais, entrò in possesso del suo intero patrimonio si dedicò al lusso sfrenato e alla collezione di reliquie ed oggetti sacri, crocefissi, calici,vasellame e posate d’oro, fece ricoprire l’armatura e gli strumenti bellici di perle e smalti, e arrivò persino a prestare del denaro al delfino Carlo VI senza mai chiederne la restituzione.

 

Punto d’incontro tra la ragione e la pazzia, Giles fu un cristiano praticante e nel contempo fautore di feroci crimini in nome di Satana.

 

Il primo bambino a scomparire nell’oscurità delle tenute di Rais fu Jean Jeudon, di appena dodici anni. Il bambino venne prelevato dalla bottega in cui lavorava come apprendista pellaio con la promessa di un futuro migliore alle dipendenze del signore, ma non fece più ritorno.

 

Al calare delle tenebre il signore di Rais, seguito dai suoi complici, tra i quali l’ufficiere delle messe nere e messaggero del demone Barron, Francesco Prelati, si chiudeva nelle sue stanze e dava il via a riti satanici, abusi sessuali su minori, torture, sevizie e uccisioni. All’alba Giles si recava in chiesa per assistere alla Santa Messa.

 

Il processo si concluse con la condanna a morte per Giles e i suoi complici. L’imputato chiese ed ottenne la scomunica, tenendo però nascosto il vero motivo che lo portò a spargere tanto sangue innocente: la ricerca della vita eterna e della pietra filosofale.

 

I suoi resti, infine, vennero sepolti nella chiesa di Notre Dame des Carmes.

 

Il tempo, si sa, cancella e modifica il ricordo così come per la gente di Nantes la figura Di Giles de Rais si confuse e sovrappose con il protagonista di un’altra fiaba dell’orrore, non più l’uxoricida ma l’infanticida Barbablù.

 

Cinzia Ceriani