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James Cook Una Vita per la Marina Britannica

Al rientro in patria della vittoriosa spedizione scientifica valorosamente condotta da James Cook fino ai confini del mondo e ritorno, finalmente l’Inghilterra si rende conto delle enormi potenzialità delle scoperte effettuate.

Il Public Advertiser parla di grandi speranze che vengono “riposte nelle scoperte del   dottor Solander e del dottor Banks e di conseguenza si prevede che i territori   della Gran Bretagna saranno largamente estesi”. In virtù di questo la Marina, su iniziativa di Lord Sandwich, il primo Lord dell’Ammiragliato, conduce James Cook a corte per essere presentato al Re Giorgio III.

Il lord dell’Ammiragliato e l’Ispettore della Marina Militare Hugh Palliser sono i promotori instancabili degli indiscussi meriti di Cook, che peraltro conoscono assai bene e che tanto ha contribuito alla gloria della Marina.

Lo schivo ed oscuro marinaio dello Yorkshire lungi dal terminare i suoi giorni negli stretti meandri di un retrobottega approda infine alla Corte d’Inghilterra, e facendo colpo con la sua personalità ed i suoi successi, ottiene, senza nemmeno chiederlo, il comando di una seconda spedizione.

Rotta prevista per la circumnavigazione del globo, attraverso il Pacifico del Sud, l’Oceano Indiano e l’Atlantico, un altro viaggio epico, da iscrivere negli annali della Storia.

La partenza è fissata per il 13 Luglio 1772 e questa volta i gatti di Whitby sono due, la Resolution e la Adventure, a bordo della prima e spalleggiato dalla seconda come nave di appoggio Cook questa volta avanza profondamente nelle terre antartiche fino a varcare  il Circolo Polare.

Ma qui infine, all’altezza della Terra di Palmer, viene fermato dalla banchisa, che Cook descrive nel suo diario di bordo come “una catena di monti che si levavano uno   sull’altro, fino a perdersi nelle nuvole”.

Nessun segno di vita in quella desolazione antartica, impossibile proseguire, inammissibile tornare indietro, non rimane altro da fare che volgere la prua al Nord, e variare la rotta. L’avventura potrebbe comunque ancora essere dietro l’angolo.

E infatti durante il tragitto scopre la Nuova Caledonia e il gruppo delle Isole Ebridi, a circa 1.500 chilometri dalla costa orientale dell’Australia, appena sopra il Tropico del Capricorno.

Gli abitanti della Nuova Caledonia non hanno le stravaganti abitudini dei Tahitiani e il soggiorno risulta molto piacevole, ci sono alberi ad alto fusto, lussureggiante vegetazione, frutta e verdura in abbondanza.

Tuttavia il comandante Cook non può godersi appieno quel successo, la tensione, il superlavoro, l’enorme carico di responsabilità, la sua mania ossessiva per il lavoro, la dedizione assoluta alla sua carriera cominciano a richiedere un duro tributo, troppe energie sono state richieste nel corso degli anni al suo organismo che, improvvisamente, collassa.

Colpito da un’ulcera gastrica in fase terminale Cook non riesce ad alimentarsi, impossibilitato ad ingerire cibo, beve con difficoltà, soffre di terribili e lancinanti dolori, ridotto quasi in fin di vita viene salvato in extremis dal medico di bordo, il Dottor Forster, uno degli scienziati imbarcati nella spedizione.

La cura a dire il vero è piuttosto singolare, brodo di carne, ricavato dal sacrificio di un grosso cane di proprietà del Dottore, ma funziona, del resto si sa, anche le nostre nonne in casi estremi ci propinavano un buon brodo, e spesso le tradizioni popolari celano un fondo di scienza e di verità.

Anche se empirico il trattamento ha un’efficacia quasi immediata, tanto che Cook si riprende in pochi giorni ed è presto in grado di tornare al comando, organizzando il viaggio di ritorno in Patria.

Sono passati altri 3 anni e diciotto mesi impiegati nella missione così che, quando la Resolution fa ritorno in Inghilterra il 30 Luglio del 1775, la Rivoluzione Americana è appena scoppiata e infuria da 3 mesi.

La Gran Bretagna sta per perdere il suo dominio incontrastato sui mari, le colonie si ribellano, si rischia di compromettere tutto il duro lavoro svolto da Cook per assicurare possedimenti e risorse per l’Inghilterra nei lontani mari del Sud.

Occorre intensificare gli scambi commerciali, studiare nuove rotte, rendere idealmente più vicini e raggiungibili i lontani territori posti sotto il dominio inglese, per poterli meglio controllare.

Negli ambienti scientifici bene informati ancora una volta circolano insistentemente voci di un mitico “Passaggio a Nord-Ovest”, certo potrebbe essere un miraggio come la mitica Terra Australis, ma se questo passaggio davvero esistesse chi potrebbe essere il personaggio più indicato a cui affidare questo incarico?

Finora infatti il Passaggio tra l’Atlantico e il Pacifico era sempre stato ricercato dal lato Atlantico, forse era proprio quello l’errore, e visto che Cook era il massimo esperto e conoscitore degli sterminati mari del Pacifico, perché non inviare lui a cercare questa rotta abbreviata, partendo invece proprio dal Pacifico?

Cook ha quarantasette anni, un periodo fortemente stressante alle spalle, una vita logorata dalla tensione, una moglie e cinque figli che lo attendono a casa, di cui tre sono morti durante la sua lunga assenza, gli altri si può dire che non abbia nemmeno avuto occasione di conoscerli.

È la vita dura del marinaio, certo, ma i figli ormai grandi sentito il richiamo improvviso del sangue si sono arruolati in Marina, Cook in nome del progresso e della ricerca scientifica ha già perso un significativo pezzo della sua vita, forse quello più importante e le sue condizioni fisiche suggerirebbero caldamente la necessità di una sosta, di un intervallo.

Ma la Marina chiama e Cook, come sempre, risponde.

Così il 12 Luglio del 1776 la Resolution, completamente ristrutturata, salpa con la Discovery al seguito  e Cook riceve per questo incarico il grado di Capitano e la tanto agognata nomina a membro permanente della Royal Society per i suoi meriti scientifici, le sue ricerche astronomiche, e i suoi fondamentali studi cartografici.

Gli ordini sono chiari, dirigersi vero l’Oceano Indiano Meridionale per controllare lo stato dei possedimenti vantati dai francesi, gli eterni nemici sui mari dell’espansionismo inglese, e individuare le possibili basi in quella zona per un eventuale attacco. Quindi proseguire per il Nord Pacifico e fare rotta verso l’Atlantico alla ricerca del Passaggio di NordOvest, che doveva assolutamente scoprire, o in alternativa dimostrarne, come già aveva fatto per la Terra Australis, la definitiva inesistenza.

Sedicimila chilometri di navigazione durissima, in mari infidi e insidiosi, fra scogli affioranti, barriere coralline, iceberg e banchise ghiacciate, mesi di bordeggiamenti costieri per effettuare i consueti rilievi topografici.

Cook non è più lo stesso, l’ulcera lo divora da dentro, i dolori sono lancinanti, si è sottoposto a uno sforzo eccessivo, pazzesco, irragionevole, in nome dell’onore e di un senso del dovere che per lui costituiva una questione indiscussa è giunto quasi a sacrificare la sua stessa vita.

I reumatismi lo assalgono durante  una sosta ad Haiti, ha crisi d’ira improvvise, si stanca facilmente, non riesce più a concentrarsi come vorrebbe, i preparativi per la partenza vengono accelerati, l’equipaggio lo sostiene in tutti i modi, negli anni si è conquistato  la stima e la fiducia di tutti coloro che hanno navigato con lui.

Di nuovo in rotta verso il Nord, nel fondo del Golfo dell’Alaska, tra la penisola Kernay e la catena delle Aleutine si stende un’insenatura profonda che si spinge all’intero a perdita d’occhio. La speranza c’è, potrebbe essere, finalmente, il mitico Passaggio di NordOvest, ma gli avamposti inviati in osservazione tornano con cattive notizie, quella che sembrava la fine del viaggio e il raggiungimento della meta assume la consistenza della  probabile foce di un fiume.

Quello che Cook aveva scoperto in realtà era l’odierno Seno di Cook, che ancora porta il suo nome, che conduce fino alla città di Anchorage ai piedi della imponente catena montuosa dell’Alaska e che oggi è sede di uno dei più grandi aeroporti internazionali.

La Resolution  ora avanza a fatica tra i ghiacci, destreggiandosi a stento tra gli iceberg che vagano alla deriva e che a volte si scontrano tra loro causando terrificanti gorghi e risucchi, giunge fino allo Stretto di Bering, e doppia la Punta nella zona più settentrionale del Nord America.

Il Passaggio di Nord Ovest è proprio lì, ma Cook non può permettersi il lusso di verificare il percorso perché l’inverno ormai incombe, la banchisa si sta chiudendo, le sue navi corrono il terrificante rischio di restare stritolate, è ora di invertire la rotta.

In Patria lo aspettano riconoscimenti, gloria, onori, il sospirato ritiro a vita privata, un consistente vitalizio e gli affetti familiari, ma Cook non ci arriverà mai, come un vero marinaio, un eroe della Marina Britannica, sarà destinato a trovare la sua tomba in mare, il suo ultimo domicilio sarà per sempre accanto a quelle terre e a quei mari inesplorati che ha contribuito a scoprire e che ha sempre portato incisi a fuoco nel suo cuore.

E sarà proprio uno dei territori da lui scoperti a dargli la morte.

La spedizione effettua una sosta tecnica alle Haway, i rapporti nell’isola tra gli indigeni e gli inglesi sono sempre stati tesi, l’isola scoperta proprio da Cook appena un anno prima non si è mai piegata alla colonizzazione, la popolazione ha una cultura fondata sul  presente, per loro gli scambi commerciali sono ridotti al minimo indispensabile, gli basta assicurarsi la sopravvivenza quotidiana e non condividono lo stile di vita degli Inglesi, non usano accantonare le provviste, non pensano al domani, vivono alla giornata.

Sull’isola dunque non ci sono scorte e quando l’equipaggio della Discovery e della Resolution sbarca a terra per approvvigionarsi le reazioni sono fortissime, gli indigeni si ribellano e Cook è costretto a dare l’ordine di requisire quanto necessario con la forza.

Sulla via del ritorno, mentre le navi completano il carico e le truppe si ritirano da terra, giunge la notizia del furto di una scialuppa, la perdita di una delle lance di salvataggio non è ammissibile nell’economia del difficile viaggio di ritorno e Cook reagisce.

Scende a terra personalmente al comando di un drappello di uomini armati in alta uniforme, deciso a prendere in ostaggio il capo della tribù e a condurlo a bordo, per rilasciarlo poi solo alla riconsegna della scialuppa.

Tutto sembra andare per il meglio, ma a pochi metri dalla riva gli indigeni inaspettatamente reagiscono e si scagliano con violenza contro il gruppo degli inglesi in retrovia, che si era imbarcato sulle lance per risalire a bordo recando con loro il prezioso ostaggio.

Cook cade sotto i colpi, i suoi marinai non fanno nemmeno in tempo ad intervenire, è un linciaggio, un orrendo rituale, il suo corpo viene lacerato e fatto a pezzi, cannibalizzato, solo le mani e alcune osse vengono alfine restituite al drappello inglese, a lutto e ammutolito per la perdita del suo comandante.

Il glorioso Capitano Cook ora giace in fondo al mare, avvolto come vuole la tradizione marinaresca in una vela bianca, avvinto per sempre a quei fondali che aveva contribuito a cartografe e immolato sull’altare della Gloria, il suo nome fuso con quello della Marina Britannica in una delle avventure scientifiche più famose della Storia dell’Umanità.

Sabina Marchesi