Questo sito contribuisce alla audience di

James Cook, Comandante e Cartografo

James Cook, Comandante e Cartografo - Quando James Cook si arruola come marinaio scelto nella Marina Britannica è il periodo frenetico delle grandi esplorazioni e conquiste, sotto cui si celava il desiderio spasmodico di accaparrarsi nuove rotte commerciali e sbocchi verso le colonie. L’Impero era alla ricerca di nuovi territori verso cui espandersi, voleva ottenere il monopolio sulle materie prime, indispensabili per la nuova era industriale, e contava di assicurarsi il predominio su tutti i mari conosciuti.

 

Quando James Cook si arruola come marinaio scelto nella Marina Britannica è il periodo frenetico delle grandi esplorazioni e conquiste, sotto cui si celava il desiderio spasmodico di accaparrarsi nuove rotte commerciali e sbocchi verso le colonie. L’Impero era alla ricerca di nuovi territori verso cui espandersi, voleva ottenere il monopolio sulle materie prime, indispensabili per la nuova era industriale, e contava di assicurarsi il predominio su tutti i mari conosciuti.

Il tutto veniva mascherato con l’amore per la ricerca scientifica e l’avanzamento del progresso.

Così insieme all’espansionismo bellico e ai progetti per la scoperta di nuove aeree da colonizzare, l’Inghilterra è alla ricerca di nuovi passaggi, più sicuri e meglio cartografati, fortemente interessata alla sperimentazione di itinerari alternativi in grado di assicurare i collegamenti verso le terre lontane in minore tempo e maggiore sicurezza.

Contemporaneamente, com’è ovvio che sia, si cercano nuovi partner commerciali, nuove risorse e nuovi territori. È il momento buono per mettere alla prova la valenza delle giovani leve, in quegli anni si prospettavano grandi opportunità per coloro che dimostravano di essere intraprendenti, dinamici e ambiziosi.

Il primo imbarco ufficiale di James Cook è sulla Eagle, alla rada nella baia di Portsmouth per una vigorosa quanto necessaria ristrutturazione. Si tratta di una unità da sessanta cannoni, piuttosto conciata e male in arnese, ma è una nave, una vera nave, e il giovane Cook si getta anima e corpo nell’impresa, facendo tesoro dell’esperienza in suo possesso.

Presto emerge fatalmente sopra la schiera dei suoi compagni, giovani marinai spesso reclutati a forza, provenienti dalle zone interne del paese, totalmente sprovvisti di conoscenze in materia, e viene notato dai suoi superiori per la precisione del suo operato e per le sue innate capacità di leadership. Allora la Marina era prodiga di favori per le nuove leve emergenti e in breve tempo a James Cook viene offerta la nomina ad aiutante pilota.

Rimessa in sesto, la Eagle viene inviata in missione sulle coste dell’Irlanda, per un lungo giro di perlustrazione lungo la zona costiera.

Un incarico tranquillo, che sarà utilissimo nel futuro a Cook per imparare a riconoscere il profilo costiero di un territorio e a ridisegnarlo su utili e dettagliatissime mappe di navigazione.

Ma questo primo iniziale viaggio rappresenta per il giovane futuro comandante anche una vera e propria scuola di vita, infatti quando la Eagle, dopo appena pochi mesi, rientra alla base, reca un carico di centotrenta uomini in fin di vita, colpiti dallo scorbuto, tra cui mancano ventidue marinai, già sepolti in mare, primo fra tutti l’Ufficiale Medico.

Questa esperienza insegna a Cook una validissima lezione, spesso in mare le avversità ed i pericoli giungono quando uno meno se l’aspetta e in assenza di disposizioni precise o di iniziative da parte delle autorità preposte al compito, spetta al Comandante porre riparo o meglio ancora, quando possibile, prevenire. In una missione tutto sommato pacifica, priva di insidie, in assenza di agguati o combattimenti, in mancanza totale di ostilità atmosferiche, Cook impara che spesso le epidemie e una non curata disciplina alimentare o igienica, possono generare maggiori danni di un uragano o di un conflitto bellico.

All’età di ventotto anni, nel 1757, James Cook è imbarcato sulla Pembroke, un maestoso vascello che conta ben sessantaquattro cannoni, in rotta verso l’America del Nord, promosso ad Ufficiale di Rotta, una carriera rapidissima, giunta al suo apice dopo soli due anni e poco più di onorato servizio.

Nel 1758 la Pembroke salpa per il Canada, un lungo viaggio transeoceanico, il primo per Cook, all’interno di una flotta imponente che conta ben 14.000 uomini pronti a combattere e a strappare alla Francia il dominio finora incontrastato sulla zona, difeso tramite la loro base di Québec.

Ma anche in questa spedizione James Cook ha modo di constatare gli effetti devastanti di un’epidemia a bordo. Colpita dallo scorbuto la flotta di 14.000 agguerriti marinai, il fronte d’urto massiccio che avrebbe dovuto sbaragliare in un solo colpo la base militare francese di Québec, è ridotta al lumicino. Sono necessari mesi di quarantena e la soppressione di tutte le attività di routine per rimettere gli equipaggi in grado di operare.

Ma è un bene, perché mentre i mesi scorrono nella totale inattività, presso la base di Halifax, intanto che le truppe si rintemprano, i ruoli direttivi hanno il tempo e il modo per scandagliare accuratamente la zona, per impossessarsi dettagliatamente della morfologia costiera, e per programmare con maggior consapevolezza i piani d’attacco.

Attaccare la flotta francese, di stanza a Québec, sarà il primo passo di quella che passerà alla storia come la Guerra dei Sette Anni, fortemente voluta da William Pitt, il celebre statista inglese che all’epoca era un virogoso e determinato Ministro della Guerra.

Secondo i piani del celebre statista la conquista di Québec sarebbe dovuta avvenire in tre fasi, seguendo una strategia combinata su diversi fronti d’attacco. È l’unico sistema possibile per sbaragliare le difese dei francesi, che oramai avevano già avuto tutto il tempo per asseragliarsi su posizioni difensive e rendere inespugnabile la loro base con imponenti avamposti fortificati.

Facendo base sulle colonie inglesi, da Sud sarebbe partito il primo attacco, verso il forte Duquesne, poi ribattezzato Pittsburgh in seguito alla vittoria, da SudEst il secondo intervento di sostegno, risalendo la valle dell’Hudson, e infine il pieno attacco frontale dal fiume di San Lorenzo, che andava praticamente risalito per tutto il suo corso al fine di sferrare l’assalto finale e conclusivo.

I francesi hanno tenuto a lungo d’occhio la flotta inglese e i suoi spostamenti, sono pienamente informati dei piani del nemico, ma, avendo avuto tempo a sufficienza per rinforzare le fortificazioni sui lati esposti, non temono minimamente attacchi dal fiume San Lorenzo, luogo notoriamente impraticabile, e reso inacessibile per le asperità naturali, sanno bene quanto il suo fondale sia infido, cosparso com’è di secche, bassifondi improvvisi e rocce affioranti.

Un luogo difensivo già fortificato a dovere da Madre Natura. E in effetti sembra impossibile che un grande vascello da guerra, del pescaccio della Pembroke, appesantito da sessantaquattro cannoni e dalle migliaia di uomini pronte a sbarcare, possa riuscire a transitarvi indenne.

Ma la Marina Britannica ha spesso riservato simili sorprese ai suoi avversari, e in questo caso particolare si deve all’acume dell’Ammiraglio Sir Charles Saunders il rischio di affidare questa determinante quanto infida missione a una nuova leva, il nascente astro della flotta britannica, il futuro comandante James Cook.

Già nel 1711 gli inglesi avevano dovuto subite una disfatta sul medesimo corso d’acqua, quando, costretti a un’infame quanto rapida ritirata, avevano perso buona parte delle venti navi e degli oltre 5.000 uomini impiegati a bordo.

Ma questa volta James Cook, investito di tanta responsabilità, non vuole farsi cogliere impreparato.

Sono notti insonni passate a studiare le mappe, scandagli e misurazioni, rilievi e sopralluoghi, in cui Cook va avanti e indietro lungo il corso del San Lorenzo predisponendo segnali, approntando boe, segnando minuziosamente il percorso che la nave avrebbe dovuto percorrere, zizzagando attorno alle rocce, costeggiando i bassi fondali, risalendo la corrente contraria e orientandosi al buio, nel maggior silenzio possibile e potendo far conto solo sull’invelatura come unica forza di propulsione.

Quella del San Lorenzo risulterà di fatto la prima cartografia illustrata della storia della Marina, un mappa topografica di assoluta precisione, in grado di consentire a chiunque la navigazione del corso d’acqua in qualsiasi condizioni metereologica e in assenza totale di punti di riferimento visibili.

Precisa e dettagliata ogni oltre possibile livello di immaginazione, redatta e stilata con i sistemi di rilevamento piuttosto rudimentali dell’epoca, risulterà essere uno strumento talmente valido da essere ancora consultata ad oltre un secolo di distanza dalla sua stesura.

Il sangue scozzese di James Cook, la sua lungimiranza, la sua prudenza e il suo intuito geniale stillano goccia a goccia da quella mappa che, consegnata a rischio della vita nelle mani dell’Ammiraglio, sarà la carta decisiva in grado di convincere il Comandante della Flotta a sferrare l’attacco.

È la notte più lunga dell’offensiva inglese contro Quèbec, quando a Settembre del 1759 la lunga colonna delle imbarcazioni sfila silenziosamente lungo il corso insidioso del fiume.

Mai navi della Marina Britannica hanno proceduto più lentamente, sembra un’attesa senza fine, un lento stillicidio, gli uomi a bordo fremono, presentono l’attacco, si sentono esposti ad avanzare millimetricamente lungo il fiume, vorrebbero andare più veloci, ma Cook è irremovibile, e guida gli imponenti vascelli della flotta britannica in una maestosa danza a passo d’uomo attraverso le anse del corso d’acqua, evitando le secche e aggirando le rocce aguzze ed affioranti.

Nemmeno una delle imbarcazioni viene perduta, nessuna riamne incagliata, mentre avanzano lente ma sicure a malapena vengono lambite dalle rocce e il convoglio riesce ad evitare anche i galleggianti incendiari inviati contro di loro dal nemico, ormai definitivamente messo sull’avviso.

È giunto il momento per l’Impero Inglese di riscattare il fallimento del 1711, sotto alle fortificazioni di Québec, sui Piani di Abramo, i 9.000 uomini al comando di James Wolfe sbarcano incolumi e agguerriti, e lanciano l’attacco contro i 12.000 uomini schierati sulle roccaforti dei possedimenti di Luigi XV.

Nonostante la perdita sul campo del valoroso comandante Wolfe, sarà una schiacciante vittoria, ottenuta grazie all’intuito del celebre statista William Pitt, all’acume dell’Ammiraglio Saunders, che sapeva scegliere bene i suoi uomini, e alla perizia tecnica del Comandante e Cartografo James Cook.

La fama e l’immortalità di James Cook sono ormai assicurate, il suo nome, legato a quello che sarà uno degli episodi fondamentali per l’esito della guerra dei Sette Anni, viene prescelto da Lord Colville come pilota per i viaggi di esplorazione e rilevazioni da compiere al largo delle Coste Americane.

Lord Colville è al comando dell’ammiraglia della flotta, la Nortumberland, e richiede la presenza di Cook a bordo come pilota e cartografo, nel lungo viaggio programmato per compiere accurati rilevamenti delle zone costiere americane occupate dalle colonie inglesi.

Nei lunghi mesi in cui lo tiene al suo servizio, impegnato a stilare precise e dettagliatissime cartografie, Lord Colville impara ad apprezzare le incredibili doti tecniche, la puntigliosità e  il rigore, ma soprattutto l’estrema dedizione di Cook per gli incarichi a lui affidati, per espletare i quali rinuncia spesso al nutrimento e al riposo.

Sono queste le qualità che giorno dopo giorno contribuiscono ad elevare Cook sempre più in alto nella scala gerarchica della Marina Inglese. Presto gli viene affidato il comando della Grenville, una potente goletta da 68 tonnellate che salpa verso le coste del Labrador e dell’Isola di Terranova con l’incarico di compiere rilievi ed esplorazioni.

Non si potrebbe concepire incarico migliore per un valente uomo di mare come Cook, che ha a questo punto dimostrato di avere nel sangue fame di avventura e sete di conoscenza, giungendo, per puro spirito di ardimento e di perseveranza, al di là di ogni pronostico, ben oltre ai limiti che sembravano per lui predestinati.

Per cinque anni Cook e il suo equipaggio navigano sulla Grenville affrontando mari insidiosi, tempeste artiche, schivando banchi di ghiaccio e colossali iceberg, infide nebbie e clima glaciali.

L’attitudine al Comando di James Cook diventa proverbiale, il suo equipaggio passa presto per essere uno dei più competenti ed affiatati della Storia della Marina Britannica, la mole di dati e calcoli trigonometrici riportata in patria serve per stilare le accuratissime carte marittime della Costa del Labrador e dell’Isola di Terranova.

Tornato in Inghilterra per redarre le osservazioni e le relazioni tecniche che accompagneranno le cartografie ufficiali, Cook in questo momento passa definitivamente alla Storia come l’uomo che di sua propria mano ha contribuito a disegnare una buona parte della superficie terrestre allora conosciuta, consentendo di visualizzare ed intuire rotte che si riveleranno poi decisive per il futuro sforzo espansionistico dell’Inghilterra.

Così un anonimo contadino dello Yorkshire, un modestissimo garzone di bottega, è destinato ad essere studiato sui libri di storia come il più fine cartografo della sua epoca ed eccelso matematico, meritevole di elogi e di riconoscimenti pubblici provenienti dalle cariche più alte dello Stato.

In occasione di un’eclissi di sole, durante il mese di Agosto del 1766, Cook, che era impegnato in alcuni rilievi topografici a Sud Ovest dell’Isola di Terranova, non lontano da Capo Ray, ebbe modo di effettuare una serie di calcoli e rilevazioni sull’insolito fenomeno, elaborate poi in un’accurata documentazione inviata alla Royal Society di Londra.

L’oscuro marinaio di Whitby faceva così il suo ingresso ufficiale nel mondo delle Scienze, e la sua relazione sull’eclissi di sole portò all’attenzione generale dati che non erano mai stati disponibili e che furono fondamentali per il compimento dei relativi studi astronomici, al punto che è tuttora gelosamente conservata presso gli archivi ufficiali di quella che è la massima istituzione scientifica esistente al mondo.

Il passaggio sequenziale dalla vittoria contro la Francia alla stesura delle dettagliatissime mappe costiere del Nuovo Mondo, portò fatalmente la Gran Bretagna all’individuazione di un obiettivo decisamente primario ed altamente strategico.

Occorreva presto trovare nuove vie di comunicazione con le lontanissime colonie situate all’altro apice del mondo, itinerari più brevi, maggiormente affidabili e meno pericolosi di quelli attualmente in uso, che consentissero la libera fruizione dei rifornimenti navali e la consegna rapida delle merci deperibili.

Alla base di tutto, come sempre, un duplice interesse, da una parte individuare nuove rotte commerciali da e per le colonie, dall’altra individuare nuove terre, ancora inesplorate, tra cui la mitica “Terra Australis Incognita”.

Tra tutti i popoli di mare, in ogni latitudine del Globo, era ormai nota la leggenda di questa ipotetica terra australe, situata grossomodo tra Capo Horn e la Nuova Guinea, che si narrava fosse ricca di ogni genere di risorse naturali e di grandi meraviglie naturalistiche.

Presto nella dotta Inghilterra si ingaggia una vera e propria battaglia per ottenere il Governo e il Controllo di quella che, ormai è certo, sarà la spedizione navale più famosa di tutta la storia dell’Impero Britannico.

E in questa competizione, quasi suo malgrado, sarà coinvolto anche James Cook, l’oscuro marinaio di Whitby contrapposto niente di meno che a uno dei luminari più eccelsi della Royal Society, lo scienziato scozzese Alexander Dalrymple.

Sabina Marchesi