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Egoismo e altruismo

Riceviamo e volentieri segnaliamo una articolo a sfondo sociologico di particolare interesse. L’Uomo nasce per pensare agli altri e diviene infelice quando è costretto a pensare solo a se stesso. Da GIUBIZZA www.giubizza.tk

Per compiere un atto altruistico bisogna certo esserne motivati, come per compiere qualsiasi altro atto. Questo perché siamo esseri razionali e agire senza un buona ragione può ben esser sintomo di una lieve forma di follia. Così si può agire per piacere o perché ci si è posti un obbligo verso se stessi. Ciò porta a pensare che anche dietro l’altruismo si celi una forma di egoismo. Ma credo che questa sorta di sillogismo sia ingannevole. Se stessi, il proprio piacere e gli obblighi che ci si pone di rispettare, sono solo motivazioni razionali che fungono da stimolo e da metro per il proprio comportamento. Questo perché un certo comportamento è comunque qualcosa gestito da chi lo mette in atto.

Anche la volontà che guida il bene fatto ad altri può essere apparentemente attribuibile a un presunto egoismo. Si può volere semplicemente arrecare felicità o alleviare il dolore per i motivi sopra detti. Si può agire per il bene comune, per un senso di appartenenza a una comunità. Così arrecando un vantaggio a un essere della propria comunità, se ne avvantaggia la stessa comunità a cui appartengo e il bene ricade anche su chi compie quest’azione. Ma si può anche non pensare e se stessi e volere solo il bene della comunità in quanto tale o dei suoi membri in quanto tali. Si può desiderare il bene anche di individui di altre comunità e così via. La mente e il cuore umano possono ben spaziare e allargarsi senza limiti. Più complesso ma anche più materiale è il senso di appartenenza genetica che vede i propri simili come potenziali antenati dei nostri discendenti. Se ci si proietta nei propri discendenti la distinzione tra se stessi e gli altri si estingue e tutti diventiamo un grande Essere che vive. Del resto, oltre alla continuità genetica di per sé che vede i nostri discendenti come carne della nostra carne, se amiamo i nostri figli dovremo ben amare anche coloro che amano e quindi i loro figli e i figli dei loro figli e così all’infinito. Forse dovremo parlare meno a cuor leggero di una probabile estinzione umana.

Ma in fondo anche l’egoismo, sia individuale che di gruppo e comunitario, può essere visto come semplice metro di misurazione nella lotta alla spartizione di risorse quando queste siano relativamente scarse. Qualcuno deve sacrificarsi e quale maggiore razionalità può esservi se non nel tentare di fare in modo che i sacrifici ricadano il meno possibile su se stessi e la propria “squadra”? Certo bisogna sempre evitare le competizioni selvagge che possono arrecare più danni per tutti che non altro, ma ci pensiamo se non sapessimo scegliere a chi arrecare maggior vantaggio e costringere a minori sacrifici? Del resto ogni soggetto razionale può essere visto come un centro di osservazione intorno al quale vi sono un’infinità di altri soggetti razionali. Come scegliere per chi giocare se non si scegliere subito per se stessi? E perché mai non dover scegliere di giocare per sé, visto che questo sé costituisce del resto, incontrastabilmente, il soggetto a noi più vicino e anche il più comprensibile. Tutelare i propri interessi è cosa più facile e meno dispendiosa che tentare di tutelare quelli altrui, e non perché gli interessi altrui non siano comprensibili e comunicabili. Sono solo comprensibili e comunicabili con un maggior grado di difficoltà, quindi il pensare per sé costituisce un meccanismo di maggiore rapidità. Un mondo in cui ognuno volesse pensare agli interessi altrui e non ai propri sarebbe un caos ingestibile, per questo gli atti altruistici devono essere ben motivati. Ma ciò non vuol dire che le possibilità e gli spazi per essere altruisti siano esigui e non possano accrescersi con una buona volontà. Se è vero che ognuno deve saper tutelare i propri interessi, è anche vero che ognuno è legato a tutti gli altri e aiutarli è un vantaggio per tutti. Come è anche vero che la distinzione tra se stessi e gli altri non è così netta e distinguibile come si è portati comunemente a credere.

L’Uomo nasce per pensare agli altri e diviene infelice quando è costretto a pensare solo a se stesso. Ma nelle società atomizzate, chi cresce e vive fino alla piena maturità nella solitudine, si abitua a tale stato perché non ha più attitudine a interagire troppo spesso con il prossimo. Così la compagnia lo mette a disagio e la sfugge e per vivere meglio il proprio isolamento, che gli dona ormai l’unica vera gioia solo perché così oramai è fatta la sua mente e il suo stile di vita, si sforza di essere egoista e suo malgrado constata che ci riesce non di rado, per il fatto che gli umani sono abili ad assumere l’atteggiamento più consono alla propria maniera di sopravvivere. Col tempo lo sforzo all’egoismo diventa così naturale che egli si convince che questo modo di essere sia il più naturale per l’Uomo. Ma l’egoismo e l’altruismo non sono altro che funzioni matematiche legate a ruota dalle risorse materiali, immateriali, temporali e spaziali messe a disposizioni a ognuno di noi. Se le risorse scarseggiano gli individui tenderanno ad tenersele strette per sé, ma se una risorsa abbonda allora si tende a condividerle con gli altri anche perché un’abbondanza di risorse comporta l’impossibilità del singolo di poterne usufruire a pieno e pertanto questo lo cede agli altri affinché non vadano sprecate.

Se si spingono le persone nell’indigenza e nel bisogno, queste si comporteranno in maniera meschina, da sciacalli perché devono lottare per la propria vita. Ma se date a un uomo tempo libero, denaro, il necessario per vivere e molta energia e questi diventerà il benefattore della società. E i valori? Forse verranno da soli…