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Il Tempio di Paola Enrica Sala

Quale uomo non sarebbe disposto a rinunciare a se stesso, in cambio dell’amore di una donna bellissima, intelligente, misteriosa e potente? Una dea.

Alla fine della storia, inevitabilmente, penserete: chissà se esiste davvero questo luogo. Mi piacerebbe visitarlo…

Il Tempio esiste nel romanzo, leggetelo e vedrete che riuscirete a viverlo.

“Prezioso ed eccessivo”.

Il Corriere della Sera

Un giornalista scopre che Rea, la donna per la quale ha perso la testa, è un’entità dominante del Tempio, un’ancestrale setta segreta che ha come unico scopo la ricerca del piacere assoluto.

Piacere che le sacerdotesse della casta raggiungono solo con la totale sottomissione degli uomini ai loro morbosi voleri.

Il giornalista non potrà fare altro che seguire l’amata in questo pericoloso ma intrigante gioco, scoprendo che, a volte, il piacere nasce anche dalla totale devozione alla propria padrona.

Una trama fantastica, che confonde l’immaginazione con la realtà e che ci accompagna a scoprire la conoscenza del sommo piacere attraverso l’inconscio, il desiderio dell’anima, la sofferenza del corpo e lo stato di assoluta devozione.

“Il Dottor Carlo D’Adua, milanese per nascita ma romano d’adozione, è stato sempre e soltanto innamorato del suo lavoro e ciò in sostanza equivale a dire di se stesso.

Un vero maschilista: un uomo che considera e tratta le donne come preziosi, necessari, indispensabili accessori di piacere e rappresentanza nella vita di un professionista all’apice del successo, attraente, capace, intelligente, colto, eterosessuale e quindi, dal suo punto di vista, perfetto.

Questo fino a quarantadue anni suonati.

Il giornalista ha da poco casualmente scoperto, presso la casa di un mercante d’arte, una tavola erotica firmata Paola di Saba: una donna nuda dal volto solare è in piedi sopra la testa di un uomo riverso sul ventre e con i polsi incatenati.

Si è dato molto da fare per risalire alla fonte di quel disegno a pastello ed è riuscito ad ottenere un numero di cellulare.

Carlo ignora tuttora che il collezionista dello scambio era semplicemente uno dei nostri devoti.

A questo punto è giusto dire chi siamo.

Il mio nome è Paola e sono, per lui e per tutti gli altri, la Signora di Saba.

Condivido questo luogo sacro, il Tempio, con molte compagne i cui nomi verranno man mano svelati, in questa narrazione, dalla servizievole penna del Dottor D’Adua.

Siamo donne apparentemente simili a tutte le altre, ma con qualcosa in più e questo, piaccia o no, ci isola dal resto del mondo femminile: in breve, siamo una casta.

Per i nostri devoti siamo dee, per ciò a cui noi siamo devote, sacerdotesse”.

Pizzo Nero written by women

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