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Archeologia, Scienza, Storia Mito e Leggenda

Il termine Archeologia deriva dal greco, ed è la composizione di due parole di cui la prima, archàicos, significa antico e la seconda, lògos, significa studio. Dunque si tratta di una disciplina scientifica che disamina i resti delle antiche culture e civiltà attraverso lo studio dei resti pervenuti fino a noi in forma di edifici architettonici, manufatti, iscrizioni, e in genere ogni sorta di materiali, compresi ossa, resti biologici e scheletri umani.

Come per tutte le scienze si suddivide in varie branchie e specializzazioni, anche perché le antiche culture e civiltà possono essere esaminate sotto più punti di vista, compreso quello antropologico e etnografico. Abbiamo dunque l’archeologia classica, e l’archeologia industriale, la paletnologia, l’archeologia subacquea e quella sperimentale, l’archeologia urbana, la numismatica, l’epigrafia, e la nuovissima clipeoarcheologia.

A seguito di scavi archeologici effettuati con approssimazione da entusiasti dilettanti, munifici mecenati, e danarosi appassionati, che hanno condotto alla contaminazione e alla definitiva compromissione di siti di notevole interesse storico, con gli anni l’Archeologia è assurta a vera e propria discipilna scientifica e rigorosa, con regole, metodologie e specifici campi d’indagine. Attualmente i siti archeologici vengono approcciati con la tecnica dello scavo stratigrafico che consiste nel rimuovere il terreno gradatamente, analizzando, fotografando e catalagondo i reperti man mano che vengono rimossi, e compilando una relativa tabella cronologica con tutte le osservazioni relative all’estrazione. Successivamente alla catalogazione i reperti vengono poi sottoposti alle moderne tecniche di datazione e a meticolose analisi scientifiche, mentre non di rado la tecnologia interviene anche nel determinare dove e quanto scavare attraverso l’esame spettrografico del territorio. Quello che una volta veniva compiuto solo sulla base di una felice intuizione, su studi rigorosi delle antiche mappe e dei racconti epici, oggi si effettua tramite le statistiche, le osservazioni aeree, la morfologia del territorio e l’analisi della vegetazione. Oltre alla ricognizione archeologica però vengono impiegati anche moderne rilevazioni che uniscono alle fotografie aeree e alle misurazioni geofisiche anche le sonde e i sonar al fine di determinare la presenza di cavità o anomalie nel terreno.

Il vantaggio di compilare una tabella stratigrafica consiste nel fatto che risulta, per deduzione, più facile datare un oggetto se si sa a che profondità è stato ritrovato, anche se non sono rari i casi di reperti molto più antichi rinvenuti in strati più recenti, mentre è matematicamente impossibile il contrario, e questo già riduce di molto lo spettro delle possibilità. Dopo la collocazione nella precisa sequenza stratigrafica intervengono altri elementi atti a datare correttamente un reperto, ad esempio a fronte della comparazione visiva che consente di assimilare gli oggetti come foggia, stile, materiale di composizione e tipo di lavorazione con altri già efficacemente catalogati e infallibilmente datati. Non sempre applicabili ma sicuramente molto più attendibili i metodi di datazione con il Carbonio 14, altrimenti denominato Radio Carbonio, che però è applicabile solo sui materiali organici, e la radazione agli isotopi, con l’esame delle tracce della fissione dell’uranio 238, che possono tornare utili per il materiale inorganico come rocce e fossili. Vi è poi tutta una serie di analisi specifiche per i reperti in legno, in ceramica, per i laterizi e e i materiali composti di terra, come i mattoni di argilla, quali la Termoluminescenza, l’Archeomagnetismo, e la Dendrocronologia.

Esistono tecniche specifiche anche per l’esame delle ossa, per gli ambienti desertici, per la pietra, e per i ghiacciai, tanto che oggi si può dire che in un modo o nell’altro qualsiasi elemento rinvenuto possa essere datato efficacemente, mettendo a disposizione della scienza archeologica una mole di dati che fino ad alcune decine di anni fa era ritenuta assolutamente inconcepibile. In questo contesto particolare rilevanza assumono le discipline collaterali, come l’Archeozoologia e l’Archeobotanica, che comparando le osservazioni dei resti faunistici e botanici ricostruiscono le correlazioni con l’ambiente naturale circostante, ipotizzando le condizioni ambientali dell’epoca. L’Archeoastronomia è invece la disciplina che consente, esaminando l’allineamento dei pianeti in rapporto  con i particolari orientamenti degli antichi edifici, spesso a carattere sacro, di identificare con una certa precisione un determinato periodo storico, anche distante migliaia di anni, in base all’assetto del cielo astronomico.

Oggi dunque siamo ben lontani dai tempi in cui pochi entusiastici appassionati investivano fama e fortuna nella ricerca di siti archeologici solo basandosi su intuizioni combinate con leggende orali e osservazioni esteriori della morfologia e della vegetazione. L’ausilio delle moderne tecniche di archiviazione, catalogazione ed organizzazione dei dati, gli archivi internazionali, le rappresentazioni cartografiche tridimensionali, le proiezioni virtuali realizzabili al computer, oggi denominate come Archeologia Computazionale, hanno reso l’archeologia se non una scienza più facile, sicuramente maggiormente attendibile e facilmente divulgabile al grande pubblico, consentendole così di uscire dai ranghi ristretti dei pochi individui altamente specializzati. L’Archeologia Sperimentale si ripropone infine di ricreare le condizioni ambientali e culturali in cui furono attuate determinate opere archeologiche, sperimentando le modalità di costruzione e di realizzazione attraverso l’ausilio di sole tecniche e materiali che possano risultare fondatamente compatibili con l’epoca di appartenenza.  La combinazione interdisciplinare poi con la Geologia e la Paleontologia consente agli studiosi di inquadrare correttamente un sito in base alla presenza di determinate leghe metalliche, materiali usati per la costruzione, o gemme utilizzate per adornare i manufatti, o semplicemente considerando i meccanismi di erosione e sedimentazione degli strati rocciosi, mentre la Paleontologia con gli studi di comparazione sui resti fossili animali, vegetali, i residui dei pollini, e gli scheletri umani, consente spesso di effettuare datazioni rigorosamente precise.

Il lato socio culturale dell’evoluzione umana è invece analizzato dalle branche dell’Antropologia Culturale e dell’Etnologia, che considerano gli insediamenti archeologici in comparazione con lo sviluppo della civiltà corrispondente, il grado di tecnologia raggiunto nella realizzazione dei manufatti, la tipologia degli edifici sacri o religiosi, e le abitudini comportamentali delle popolazioni, fondendosi con la Paletnologia e la Linguistica, la Storia e la Storia dell’Arte per inquadrare correttamente usi e costumi e correlazioni dei nostri antenati. Grazie agli altissimi livelli raggiunti oggi dunque possiamo dire che il Passato riesce a comunicarci i suoi sorprendenti segreti oltrepassando i secoli, e che dall’analisi di un semplice reperto, per quanto possa apparire insignificante o isolato, si possono dedurre una quantità di informazioni sicuramente impressionanti, aprendo la strada alla sete di sapere e di conoscenza che, dalla notte dei tempi, è sempre stata tipica dell’essere umano. Purchè l’uomo tecnologico ricordi sempre chi l’ha preceduto in tutti i campi e sappia onorarne la memoria, conservandone il valore e l’insegnamento morale, sociale, culturale e religioso, soprattuto osservando quello che di loro resta e che appare poco più di una reliquia, a rammentarci ancora una volta la nostra totale inconsistenza di fronte ala grandezza delll’Universo.