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Stonehenge, le Pietre Danzanti

Nell’Inghilterra del Sud, sulla piana di Salisbury sorge, in uno dei luoghi più misteriosi al mondo, la straordinaria costruzione di Stonehenge, a struttura circolare, composta da giganteschi monoliti.

Si tratta, in effetti, di uno dei complessi monumentali più antichi d’Europa. Originariamente attribuito ad epoca romana, quando fu scoperto nel 1600 si ipotizzò infatti che potesse risalire al III sec. d.C, venne successivamente identificato come tempio sacro dei Druidi, e quindi di chiara matrice celtica.

Ultimissimi aggiornamenti danno invece per certo che la struttura abbia subito diversi rimaneggiamenti in un lungo periodo che va dal 2800 al 1550 a.C, ad opera di una civiltà poi completamente scomparsa, di cui non ci è rimasta alcuna traccia. Fatta eccezione naturalmente per tutte gli altri ritrovamenti archeologici ai quali non sappiamo ancora dare una spiegazione convincente e che potrebbero, di fatto, essere ricondotti all’influsso di qualche antichissima popolazione, forse drammaticamente estinta migliaia e migliaia di anni fa.

Nel 1771 gli studi sull’utilizzo di questo impianto che, ricordiamolo è a pianta circolare concentrica, costituito da giganteschi monoliti disposti secondo un preciso calcolo o disegno, condussero a una straordinaria rivelazione. Stonehenge, come del resto le Piramidi della piana di Giza, probabilmente era un gigantesco osservatorio astronomico, disposto e costruito in maniera tale che al solstizio d’estate l’ombra prodotta dal sole metteva perfettamente in asse due delle pietre principali che sono collocate sul centro più interno e su quello più esterno.

Tempio sacro dunque, ma anche osservatorio, e calendario astronomico, visto che i monoliti esterni, che costituivano una specie di ciclopico colonnato, erano posti in maniera tale da inquadrare il sole nelle diverse fasi del suo ciclo annuale.

Come per i Moai dell’Isola di Pasqua le Bluestones, le pietre blu che si trovano nel cerchio intermedio posto tra i due colonnati monoliti e concentrici, provengono da centinaia di chilometri di distanza, in questo caso addirittura dal Galles, in una zona che si trova a ben 385 chilometri da Stonhenge. E come per Macchu Picchu e le Piramidi viene spontaneo chiedersi come poterono civiltà antichissime, quasi primitive, e che di certo ancora non avevano scoperto la ruota, a trasportare massi di quelle dimensioni da distanze così imponenti.

Il problema, che oggi molti studiosi tendono a ignorare, era noto già nel XII secolo, quando il fantasioso autore della Saga di Re Artù ipotizzò una spiegazione esoterica, battezzando Stonehenge la “Danza dei Giganti, e riportando la teoria secondo la quale le pietre fossero giunte, danzando, fin dalla lontano Irlanda, ad opera dell’influsso magico di Merlino.

Una spiegazione in fondo buona quanto un’altra, soprattutto ai giorni nostri, in cui molti scienziati e ricercatori sembrano concentrati sulla negazione piuttosto che su una ricerca imparziale dimenticando che la scienza è indagine, e come tutte le indagini non è dato conoscere i risultati fino a che non si sono trovati. Inutile dunque partire con una teoria precostituita e forzare le prove ad adattarvisi, soprattutto a migliaia di anni di distanza.

E forse è proprio per questo che, alle soglie del XXI secolo, ancora non sappiamo chi o che cosa abbiano edificato costruzioni imponenti ed inspiegabili come i Moai dell’Isola di Pasqua, le mura di Macchu Picchu, la piana di Natza, le Piramidi di Giza, e tutte le grandi costruzioni monolitiche d’Europa.

Sabina Marchesi