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Umano o Non Umano?

Anticamente venivano definiti Cromlech le costruzioni composte da monoliti e disposte a pianta concentrica ritrovate un po’ dappertutto in Europa e non attribuibili a nessuna civiltà conosciuta.

Anticamente venivano definiti Cromlech le costruzioni composte da monoliti e disposte a pianta concentrica ritrovate un po’ dappertutto in Europa e non attribuibili a nessuna civiltà conosciuta.

Questi monumenti monolitici di ignota fattura sono in genere composti da pietre enormi, spesso ricavate dalla roccia in un unico pezzo, e trasportate dal luogo di origine fino alla zona del ritrovamento attraversando distanze a volte anche di migliaia di chilometri.

Parlando di Stonehenge, ad esempio, i giganteschi monoloti che costituiscono la scultura, arrivano a un peso stimato tra le 30 e le 50 tonnellate.

Anche queste pietre, in arenaria grigia, ancora più resistenti del granito, sono disposte su una superficie circolare del diametro di circa 30 metri.

Si tratta di 16 lastre verticali alte più di 6 metri sormontate da architravi, situate all’esterno di un’analoga struttura che giunge invece a un’altezza assai maggiore, intorno ai 10 metri.

Al centro di tutto la Pietra dell’Altare, che misura 5 metri di lunghezza, e all’interno tra questi due anomali colonnati circolari, composti di monoloti sormontati da architravi, giacciono le famose Bluestones, le pietre azzurre, provenienti dalla zona del Pembrokeshire, ad oltre 300 chilometri di distanza.

Altre lastre granitiche di considerevoli dimensioni sono collocate tra la circonferenza esterna e il primo giro di monoliti, e sul viale di accesso alla struttura. Il tutto suggerisce un complesso monumentale davvero imponente che, se pur lungamente saccheggiato, conserva intatto tutto il suo fascino misterioso.

La collocazione geografica risulta poi particolarmente suggestiva, posta com’è in una lunga vallata, dove spicca solitaria e silenziosa contro l’orizzonte.

Sia le pietre azzurre che i blocchi in arenaria provengono da smisurate distanze, 300 chilometri per le BlueStones, e almeno 30 chilometri per le Sarsen, le lastre di arenaria grigia, in quanto la cava più vicina è situtata nella zona di Marlborough Downs.

Come per i monoliti dell’Isola di Pasqua, per le enormi Piramidi della Piana di Giza, e per altri complessi monumentali ritrovati in diverse zone del pianeta, oltre alle probabili attribuzioni religiose od esoteriche di un possibile luogo di culto, l’interrogativo degli Archeologi è sempre lo stesso.

Come hanno potuto antiche popolazioni in possesso di una tecnologia tutto sommato piuttosto rudimentale, in un’epoca in cui ancora non era stata scoperta l’applicazione della ruota, intagliare, trasportare e montare massi di tali peso e dimensione a centinaia e migliaia di chilometri di distanza? E soprattutto chi o che cosa li ha spinti a farlo?

Opere grandiose di questo tipo, monumentali, imponenti e, apparentemente irrealizzabili, parlano di antiche civiltà sepolte, di segreti non ancora rivelati, di oscuri misteri e di tenebrosi arcani, la cui soluzione forse non conosceremo mai.

Erette per scopi mistici, esoterici o religiosi, forse queste opere colossali costituiscono un messaggio per le generazioni future, qualcosa concepito e costruito appositamente per durare nel tempo, per riportare fino a noi una sorta di codice genetico, una mappa evolutiva che parla delle nostre origini ma che noi, nonostante il nostro avanzato livello scientifico, tecnologico e culturale, o forse proprio per questo, ancora non siamo riusciti a decifrare né a comprendere.

Destinati a rimanere, forse per sempre, un enigma insolubile, suscitano mistero e meraviglia e indicano chiaramente come, probabilmente, nel passato, l’uomo o chi per lui, avesse raggiunto un livello tecnologico ed evolutivo ancora oggi inconcepibile.

Sabina Marchesi

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