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I dati sulla lettura

Si discute molto negli ultimi anni sui dati della lettura nel nostro paese, con basse percentuali, siamo praticamente il fanalino di coda nelle classifiche europee. Perchè nel nostro paese si legge poco? Colpa della scuola, della famiglia, della società? Vediamo di analizzare meglio la situazione e di capire qualcosa di più.

Tanto per cominciare più del 30% della popolazione in età compresa tra 8 e 80 anni ha comprato nel corso di un anno almeno un libro. Non è un dato molto confortante in effetti soprattuto se si considera che, come per tutte le statistiche, questo vuol dire che c’ è chi ha acquistato mediamente 5 0 6 libri l’anno, ma per contro allora ciò significa che per ogni persona che ha acquistato almeno 5 o 6 libri in un anno ce ne sono altre 5/6 che non ne hanno acquistato nessuno. La cosa diventa ancora più deprimente se si considerano poi lettori atipici (come me ad esempio) che possono aver comprato anche 50 libri in un anno. Ciò significa che ci sono per ogni lettore “forte” da 20/50 libri, almeno 20/50 persone che non hanno comprato nessun libro nell’anno in questione.

Questo non fa che rafforzare le analisi che in definitiva, anno dopo anno, sono sempre state evidenziate. Cioè che su circa (mediamente parlando) 5 milioni di persone in Italia che leggono “almeno” (che tristezza) 1 0 2 libri all’anni, ci sono per contro solamente altri 2 milioni di persone che (statistica vuole) coprono tutto il resto del mercato. Ossia, per dirla in parole povere, esiste in Italia un 20% di lettori “forti” che da soli coprono almeno l’80% del mercato editoriale (editoria libraria ovviamente).

Tentando di fare un identikit del lettore ideale sappiamo che si tratta di una persona tra i 25 e i 44 anni di età, che compra tendenzialmente nelle grandi catene, in base a una esigenza precisa di acquisto per quasi il 45% delle volte, a seguito di visite periodiche senza scopi particolari per il 30% delle volte, e nei casi rimanenti per pura curiosità o impulso del momento. Fattori determinanti risultano essere la varietà e la ricchezza dei titoli, la preferenza personale per questa o quella catena, e la possibilità di toccare, trovare, sfogliare i volumi senza dover necessiare contattare un addetto alla vendita. Il che spiega la propensione all’acquisto presso le grandi catene distributive. Lo sconto, per quanto gradito, non sembra incidere poi molto sulla propensione all’acquisto.

Questo al momento ci porta a concludere, semplicemente, che chi vuole leggere, legge, indipendentemente dalle condizioni generali del mercato o dagli strumenti di marketing o merchandising, e tutti gli altri, semplicemente, non leggono, qualsiasi cosa si dica o si faccia.