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Il lettore che non c'è

In relazione al tempo, alle modalità con cui approcciamo la lettura e alle finalità che essa per noi riveste, possiamo dire che oggi paghiamo lo scotto di una società sempre più orientata all'informazione "lampo" a discapito di un maggior approfondimento. Siamo cioè caduti nella trappola della frammentazione grazie alla quale tendiamo a credere che la cultura sia in realtà una somma di dati e informazioni piuttosto che un complesso strutturato di elaborazioni personali.

Per cui non solo esistono pochi lettori ma quei pochi tendono a leggere sempre meno bombardati come sono da una marea di informazioni in tempo reale spesso inutili, frammentarie e dispersive.

Le donne leggono sempre di più rispetto agli uomini e il Trentino Alto Adige detiene il record di lettori e di vendite, si legge sempre di più nelle grandi città che nei piccoli centri, di più nelle aree metropolitane che in quelle periferiche, ma rimane sempre il fatto che per una piccola pecentuale di lettori che non si fa mai mancare un nuovo libro al mese ce n’è una, altissima, che non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno, e questo da anni.

Poichè le parti in gioco sono diverse, conviene ricordare che, forse, all’editore spetta il compito di produrre prima di tutto buoni libri, fermo restando la necessità di far sapere al lettore che questi libri esistono, che possono essere ordinati e distribuiti e quindi reperiti capillarmente a livello territoriale a un prezzo accessibile. Il libraio a sua volta dovrebbe forse tornare ad essere un punto di riferimento competente e persuasivo piuttosto che un mero supermercato espositivo, mentre il mercato dovrebbe cessare di essere orientato sulle firme e sui personaggi per tornare a prestare maggiore attenzione al valore e alla qualità dell’opera. Senza parlare di quei titoli che funzionano solo se pubblicati da un grosso editore mentre invece tante lodevoli iniziative promosse dalla microeditoria pur se validissime sono finite presto soffocate.

Così come il libraio deve tornare ad essere consulente e ispiratore prima ancora che venditore, allo stesso modo la lettura deve tornare a rappresentare un percorso empatico e formativo, ancor prima che cognitivo. Una scuola di educazione emotiva prima ancora che di istruzione intellettiva.