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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:30:52 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Qualcosa di buono</title>
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	<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 09:24:06 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>sapori_letterari</category><category>alto adige</category><category>pane altoatesino</category><category>sapori letterari</category><category>schwarzbrot</category><category>scrittura creativa</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/marialive_01.jpg" class="left" border="0" width="129" height="180" alt="" />Al piano terra, con porta su strada, abitava la Sabine.<br />
“Qualcosa di buono”: forse l’unica frase in italiano che diceva con convinzione.<br />
Noi bambine ascoltavamo, guardavamo, aspirando vapori e profumi, e imparavamo. Al tavolo di cucina, alla poca luce, con la porta aperta da cui entrava l’aria frizzante del mattino, la ragazza Sabine, trecce bionde guance rubiconde, faceva colazione.<br />
Schwarzbrot tagliato a metà, spalmato di burro e marmellata e intinto nel latte caldo: qualcosa di buono.</p>
<p>Avevo cinque anni, tre e mezzo mia sorella; quel sapore è il sapore della nostra infanzia: si lega ai prati, agli abeti, alla neve, al torrente, alle corse in slitta, alla stufa di cucina su cui la mamma mi vestiva per la scuola nelle mattine ancora buie, al presepe e all’albero di Natale preparati dal papà di nascosto, alla strada ghiacciata che scendevamo a rompicollo sedute sulla cartella&#8230;</p>
<p>Ogni volta che torno in Alto Adige - e mai in nessun altro posto al mondo - mi preparo quel “qualcosa di buono”: <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/alto_adige.jpg" class="left" border="0" width="241" height="250" alt="" />solo quel pane, quel profumo di semi di Kümmel, l’affondo dei denti negli strati dalla diversa consistenza e dai diversi sapori - marmellata, burro, mollica, crosta - tutto ammorbidito e armonizzato in un’unica sensazione che spalan- ca il mondo di me bambina, avvolgendo tutto in un alone caldo di luce: è la luce del fuoco di legna, è il caldo della stufa mentre fuori, sul davanzale della finestra, il  latte gela nella bottiglia sollevando il tappo di alluminio e le lenzuola stese, nell’ombra che avanza, si trasformano in duri tendaggi tra i quali giocare a nascondino&#8230;  </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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	<title>Le orme di Gianna Baltaro</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/le-orme-di-gianna-baltaro</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/le-orme-di-gianna-baltaro</guid>
	<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:14:29 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/le-orme-di-gianna-baltaro#comments</comments>
    <category>recensioni</category><category>gialli</category><category>gianna baltaro</category><category>libri</category><category>romanzi</category><category>torino</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/maritoiolanda_01.jpg" class="left" border="0" width="200" height="278" alt="" />Innanzitutto è doveroso riportare una precisazione degli autori: questo libro è un atto d’amore verso <strong>Gianna Baltaro</strong>, scomparsa improvvisamente nel gen- naio 2008; non scritto per sostituirsi a lei, ma seguendo le sue orme, come omaggio doveroso e affettuoso per gli <em>amici</em> (così soleva chiamare i suoi lettori).  </p>
<p><strong>Enzo Bartolone &#038; Daniela Messi</strong> proseguono lo stile di scrittura inau- gurato dalla Baltaro, a partire da un incipit di una sola pagina lasciato dalla scrittrice, che appena aveva iniziato quello che avrebbe dovuto essere il suo diciannovesimo romanzo.<br />
Gli autori non hanno voluto lasciare morire quell’Andrea Martini che Gianna Baltaro sentiva come un alter ego: un personaggio che, nel suo stesso spirito di libertà, amava la vita. E la buona tavola!</p>
<p>I lettori delle 18 avventure del commissario Martini sono abituati alle tante citazioni gastronomiche;  i caffè, i piccoli ristoranti, le trattorie della Torino anni Trenta, che Martini e i suoi colleghi (Piperno prima, Ferrando poi) frequentano per appartarsi e parlare lontano da orecchie indiscrete, ma anche per gustare, magari, un ottimo salame e - perché no? - tomini elettrici e rubatà. </p>
<p>Bartolone &#038; Messi hanno voluto mantenere l’attenzione della Baltaro per la buona cucina: una cucina piemontese, assolutamente non vegetariana (così ci obbliga a documentare la fedeltà storica!), con qualche incursione nelle altre regioni italiane.<br />
Al tempo la cucina era prevalentemente regionale, così che si poteva discutere animatamente (come Ferrando con la suocera emiliana) a proposito del primato degli agnolotti sui tortellini.<br />
L’interrogatorio a due testimoni di un delitto, raggiunti da Martini a Busca, diviene occasione per discorrere del profumo della bagna caoda e della sua origine.<br />
<img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/bagnacaoda_01.gif" class="left" border="0" width="240" height="160" alt="" /><em>Martini finì il gustoso pranzo con un digestivo e con la bella storia, che l’ostessa gli volle raccontare, sull’origine della bagna caoda: secondo la donna quell’intingolo era d’uso presso le legioni romane, che arricchivano il ran- cio principalmente grazie al cavolo. L’ortaggio si conservava a lungo ma, per migliorarne il gusto, i soldati, scaldavano in una ciotola del grasso, dell’aglio schiacciato e delle acciughe e vi intingevano pezzi di caulum. </em><br />
Alla Trattoria Pollastrini di corso Palestro, Martini e il commissario capo Ferrando, tra un indizio e l’altro, discutono anche con il cuoco della ricetta delle  anguille marinate.<br />
E siamo appena all’inizio del romanzo: alla prima vittima!</p>
<p>Questa la trama: fine degli anni Trenta, l’Italia è a una svolta, le nuove leggi e la minaccia della guerra in tutta l&#8217;Europa ne impregnano l&#8217;aria. Tuttavia Torino siede ancora quietamente, perfidamente, nei suoi salotti perbene, dove odi e veleni sono dosati con garbo subalpino. Già capo della Mobile, Andrea Martini ha ormai abbandonato il suo lavoro ufficiale di custode della legge per ritirarsi  in veste di gentiluomo di campagna in un piccolo podere di Diano d’Alba ereditato da uno zio.<br />
Tuttavia, l’ex commissario torna volentieri a Torino per risolvere in prima persona i casi più intricati. Ma il quel 1938 non è più il rispettato e benvoluto ex commissario con libero accesso a qualsiasi ambiente. Deve difendersi, e per difendersi è costretto quasi a sdoppiarsi.<br />
Tutto ha inizio in sordina, con un annuncio inconsueto pubblicato sul quotidiano “La Stampa”, che dà l’avvio a una catena di eventi sempre più drammatici. Tra giardini ancora verdi in un ultimo scampolo d’estate, esponenti dell’alta borghesia torinese, musicisti e zingari, simpatici presunti colpevoli e innocenti antipatici come l’aristocratico spiantato che si fa invitare (e pagare il conto) al celeberrimo ristorante del Cambio.<br />
Menu raffinato:<br />
<em>- In fondo il pranzo valeva la pena, - disse Martini, - il cardo era eccezionale e lo zabaglione era perfetto.<br />
Mentre il Dolcetto che imbottigliava nel suo podere a Diano d’Alba era, pensò senza falsa modestia, molto migliore&#8230; </em><br />
Ma si racconta anche la storia dell’antica caffetteria, che deve il suo nome al fatto che lì, nella piazza Carignano, si effettuava il cambio dei cavalli per le diligenze che arrivavano da Parigi, e in un secolo diventa uno dei ristoranti più famosi di Torino, assiduamente frequentato dal conte di Cavour. </p>
<p>Investigatore paziente e ostinato, aiutato da alcuni colpi di fortuna,  tra un interrogatorio apparentemente svagato e un dialogo serrato, di indizio in indizio e di caffè in trattoria, Martini giunge infine alla verità. E giustizia sarà fatta.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/logotalpa.jpg" class="left" border="0" width="200" height="200" alt="" />In conclusione, un giallo da gustare, stampato a grandi caratteri (lodevole iniziativa delle <strong>Edizioni Angolo </strong><strong>Manzoni</strong>: dovrebbe essere presa ad esempio dagli altri editori) come già quelli di Gianna Baltaro di cui lo scrittore Giovanni Tesio disse:<em> lettura fragrante come le brioche appena sfornate dalla panetteria di via dei Mercanti, libri che si leggono come gustare un gianduja</em>. </p>
<p>Appunto.</p>
<p>&nbsp;<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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	<title>Le delizie di Torino in una guida</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/le-delizie-di-torino-in-una-guida</link>
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	<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 07:59:34 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>guide</category><category>fotografia</category><category>guide turistiche</category><category>torino</category><category>turismo</category><category>viaggi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/torino.jpg" class="left" border="0" width="432" height="345" alt="" /><br clear="both" /><strong>Torino. Da Augusta Taurinorum all&#8217;Europa </strong>è, come recita il sottotitolo una <em>guida in dodici percorsi tra storia, arte e curiosità</em>. Contiene, infatti, una dozzina di percorsi (corredati di cartine) per svelare l’antica <strong>Augusta Taurinorum</strong>, negli anni capitale sabauda,  prima capitale d’Italia, ospite delle Olimpiadi Invernali 2006, Capitale Mondiale del Libro, del Design, e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>La pubblicazione è a cura delle <strong>Edizioni Angolo Manzoni</strong>, la casa editrice torinese che da sempre valorizza il suo territorio e gli scrittori &#8220;gianduiotti&#8221;.</p>
<p>In questo bel volume, l’obiettivo di <strong>Giuseppe Bressi</strong>, noto fotografo torinese, ha fissato sulla pellicola i luoghi più suggestivi della città, in 12 itinerari che sono stati proposti con molto rigore ma tanta bellezza: La Corte Sabauda (Piazza Castello), Le Schegge del tempo (Duomo), Il genio dell&#8217;Antonelli (Mole Anto- nelliana), Il trionfo della Capitale (Via Po), gli Angoli di storia…(Via Garibaldi), le <em>dritte vie corrusche di rotaie </em>(Piazza Solferino), la strada che  <em>per Menfi e Tebe  passa per Torino</em> (Museo Egizio), il &#8220;salotto di Torino&#8221; (Piazza San Carlo), le rive del Po (Castello del Valentino), uno sguardo dalla collina  (Basilica di Superga),  la città degli artisti<em> al di là del bene e del male</em> e infine la <em>Corona di delizie </em>. </p>
<p>La guida costituisce <em>un  agile strumento di consultazione, sintetico ma esauriente nel segnalare i monumenti più significativi per arte o per storia, che hanno puntualizzato il succedersi nel tempo degli eventi della città, </em>come scrive lo storico Carlo Caramellino nella prefazione, e fa scoprire o riscoprire, ai torinesi e ai turisti,  le delizie di Torino. </p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/torino1.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /> Delizie. Una parola non nuova per Torino.<br />
Proprio i dintorni della città, con i loro paesaggi e i loro edifici quasi fiabeschi,  nel 1600 furono definiti, dall’architetto Amedeo di Castellamonte, una  <strong>Corona di delizie</strong>: <em>Corona</em> <em>di delizie à quest’Augusta Città di Torino&#8230; </em><br />
Città tanto straordinaria che trecento anni dopo, nel 1997, il complesso delle resi- denze reali sabaude (Castello del Valen- tino, Palazzo Madama, Palazzo Reale, Palazzo Carignano, Villa della Regina e i castelli de La Mandria, di Rivoli, di Moncalieri, di Agliè, di Racconigi e di Casotto, di Pollenzo, di Govone e la Palazzina di Caccia di Stupinigi) è stato dichiarato <strong>Patrimonio dell’Umanità </strong>dall&#8217;Unesco .  </p>
<p>Nei diversi percorsi della guida c’è un’ampia sezione – che è forse quella che più interessa i miei lettori - dedicata ai famosi <strong>caffè storici</strong>, esercizi che hanno un passato di storia e cultura abbinato al pregio degli ambienti.<br />
Locali in cui - chi li conosce lo sa e chi non li conosce dovrebbe andarci -  si respira ancora l&#8217;atmosfera di un tempo. Eccone alcuni: </p>
<p><strong>Il Caffè Al Bicerin, in piazza della Consolata 5: </strong><br />
Di fronte all’ingresso principale della chiesa della Consolata, si trova il famoso locale storico, nato nel 1763 per volontà di Giuseppe Denis, confettiere e acquacedrataio. Ancora oggi mantiene la tradizione del famoso bicerin,  caffè e schiuma di latte amalgamati da una cioccolata speciale.</p>
<p><strong>Il Caffè San Carlo, in piazza S. Carlo 156: </strong><br />
Questo elegante locale, inaugurato nel 1842,  fu progettato dall&#8217;architetto Leoni, con decorazioni di Rodolfo Morgari. Rappresenta uno fra i più raffinati esempi di &#8220;salotto&#8221; torinese.</p>
<p><strong>Il Caffè Torino, sempre in piazza S. Carlo, ma al numero 204: </strong><br />
L&#8217;insegna del Caffè Torino, un toro in bronzo, è inserita fra le lastre della pavimentazione dei portici di fronte all&#8217;ingresso. Era d&#8217;uso fra i torinesi &#8220;calpestare&#8221; i testicoli dell&#8217;animale come augurio di buona fortuna.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/caffeplatti.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /><strong>Il Caffè Platti, in corso Vittorio Emanuele II al 72:</strong><br />
Aperto nel 1875 come liquore- ria, all’epoca del Liberty fu restaurato in stile settecente- sco, con putti, fiocchi e nastri di stucco e luminose tinte pastel- lo. Frequentato da Cesare Pa- vese, dall’editore Einaudi e dal senatore Agnelli, in una delle sue sale interne ha visto nascere la Juventus.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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	<item>
	<title>Vita in Campagna</title>
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	<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:52:23 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/vita-in-campagna#comments</comments>
    <category>riviste</category><category>agraria</category><category>agricoltura</category><category>campagna</category><category>coltivatori</category><category>orti e giardini</category><category>vita in campagna edizioni informatore agrario</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/vitacampagna.jpg" class="left" border="0" width="156" height="223" alt="" />Vivere in campagna è il sogno di molti e il rimpianto dei pochi ivi rimasti, per quel che era e che oggi non è più.</p>
<p>Ma <strong>Vita in Campagna</strong> è anche una rivista, pub- blicata mensilmente dalle <strong>Edizioni  L’informatore Agrario</strong>, indirizzata ai piccoli coltivatori e allevato- ri, nonché agli appassionati di giardini e orti: adatta, quindi, anche a chi dispone di superfici limitate.  </p>
<p>Con contesti brevi ma ed esaurienti, ricca di fotografie e disegni operativi, <strong>Vita in Campagna </strong>riporta istruzioni tecniche dettagliate e precise, alla portata di tutti e sempre nel rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Gli argomenti trattati sono svariati. Per menzionarne solo qualcuno: orto, giardino, frutteto, vigneto e cantina, colture erbacee, agricoltura biologica, cultura agreste. Non mancano le pagine dei ragazzi e quelle di tributaria e legislazione, piuttosto che politica agricola e ambientale.</p>
<p>Periodicamente è accompagnata da un supplemento monografico che tratta in modo approfondito un tema scelto tra quelli di maggior interesse o tra i più richiesti dagli abbonati.</p>
<p>L’abbonamento, possibile anche via internet (ved. link correlato &#8220;Per abbonarsi&#8221;), dà diritto ad un delizioso regalo: sette buste di sementi da orto contenenti prezzemolo, spinacio, lattuga, valeriana, bieta, cetriolo, pomodoro.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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	<description>Vivere in campagna è il sogno di molti e il rimpianto dei pochi ivi rimasti, per quel che era e che oggi non è più.
Ma Vita in Campagna è anche una rivista, pub- blicata mensilmente dalle Edizioni [...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Parliamo di pasta con Roberta Schira</title>
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	<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:54:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>interviste</category><category>libri di cucina</category><category>pasta</category><category>pasta fresca e ripiena</category><category>ricette di pasta</category><category>roberta schira</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/roberta.JPG" class="left" border="0" width="165" height="250" alt="" /><em>Dopo aver trattato nei tuoi libri un’ampissima panoramica del gusto, incluse le bistrattate interiora (N.d.G.: <strong>Il libro delle frattaglie. Storia, scienza e cucina -  Ponte alle Grazie</strong>), ti sei ora dedicata a quello che è l’alimento cardine della nostra tavola</em>.<br />
E’ vero è un po’ il simbolo dell’italianità, ma la pasta fresca e particolarmente quella ripiena è  da sempre la mia passione gastronomica.<br />
Il raviolo per me, come diceva Tonino Guerra “è una pasta piena di pensieri”.<br />
E’ il banco di prova di un cuoco, è forma e sostanza, insomma è un piatto che racchiude storia, filosofia ed equilibrio.</p>
<p><em>In questo libro sconfiggi un’idea preconcetta: che fare la pasta in casa sia laborioso e difficile.</em><br />
E’ uno dei messaggi forti del libro: fare la pasta in casa, soprattutto con la macchinetta per la pasta (io uso una vecchia Imperia a mano), non richiede più di 30 minuti per le tagliatelle e 40 minuti per un chilo di ravioli. In più è molto economico: con 5 euro si possono saziare con gusto 6/8 persone.</p>
<p><em>Mi piace come parli dell’impasto, che definisci terapeutico e consolatorio: concetti che peraltro riprendi da un altro tuo godibilissimo volume: <strong>Cucinoterapia (Salani) </strong>. Ma anche una valvola di sfogo, o no?</em><br />
<img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/cucinoterapia_01.jpg" class="left" border="0" width="221" height="250" alt="" />Tra tutti i gesti della Cucinoterapia, l’impastare è quello più creativo e quindi più terapeutico. La cucina è ambiente di gesti anche aggressivi (tagliuzzare, spolpare, disossare) e impastare  una materia è un po’ come plasmare la propria vita.</p>
<p><em>Con questo libro permetti a noi lettori di fare un viaggio gastronomico in tutt’Italia (viaggio che in parte hai fatto veramente). Cos’hai scoperto che non avresti mai immaginato, e dove?</em><br />
Per promuovere i miei libri viaggio molto e da tre anni ogni volta che raggiungo un luogo mi informo sulle abitudini gastronomiche e di costume legate al cibo. Così ho scoperto che fare la pasta in casa è ancora molto diffuso specialmente in provincia.</p>
<p><em>Cosa suggeriresti a chi volesse cimentarsi per la prima volta nella preparazione di tagliatelle (partiamo da una cosa semplice) e volesse fare bella figura?</em><br />
Comincerei con il consigliare di preparare l’impasto a metà con un’impa- statrice e poi di completare l’operazione con le mani, tanto per impratichirsi e saggiare il contatto con la materia viva. Poi consiglierei di lasciar perdere il matterello e di stendere la sfoglia non troppo sottile con una macchina per la pasta. Arrotolate la sfoglia,  tagliate tante strisce con un coltello affilato e voilà le tagliatelle. Sul libro le fasi sono spiegate  dettagliatamente.</p>
<p><em>Hai menzionato Tonino Guerra (il poeta che purtroppo molto conoscono solo per la pubblicità Unieuro) per il quale il tortello è una pasta piena di pensieri. E per te, cremasca doc?</em><br />
Come dicevo è la mia vera passione, io sono convinta che ci sia una filosofia, un rituale, un sapere antico intorno al tortello e la storia ce lo conferma. Non per nulla oltre alle 200 ricette tradizionali ve ne sono 50 “mie” (si sa che in cucina non si inventa nulla!) che sono quelle che propongo regolarmente ai miei ospiti.</p>
<p><em>Un sapore dell’infanzia e uno della maturità. Dicci qual era la pasta preferita da Roberta bambina e quale quella da Roberta donna.</em><br />
A Crema mangiamo i tortelli dolci a base di amaretto e conditi con burro e formaggio e li amo da sempre. Diciamo che oggi il mio palato è più maturo ma anche più viziato frequentando ristoranti 4 sere la settimana. Sono in una fase minimalista e quindi “togliere invece che aggiungere”, operazione che cerco di mettere in atto anche con la scrittura. Amo il tortello di magro a base di verdura e ricotta, preferibilmente con un niente di condimento per non mortificare il ripieno.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/pasta.jpg" class="left" border="0" width="200" height="299" alt="" /><em>Ti chiedo, ora, il calendario delle prossime presentazioni 2009 de <strong>La pasta fresca e ripiena (Ponte alle Gra- zie)</strong>, affinché i tuoi fans possano prepa- rarsi ad incontrarti</em>.<br />
Ho già tenuto diverse presentazioni in giro per l’Italia dove ovviamente oltre che dell’ultimo libro parlo sempre della Cucinoterapia che considero il mio libro manifesto.<br />
Sarò il 20 novembre a Voghera, il 26 a Cremona e il 27 a Rovigo per serate organizzate in ristoranti, nelle sedi di club, convegni  e associazioni.<br />
Mentre vi aspetto ad Abbiategrasso il 28  novembre alle 11 nel Castello Visconteo per un aperitivo e il 5 dicembre alle 18 nella Libreria di Via Volta ad Erba con un assaggio di pasta ripiena.<br />
Poi in pausa per un mesetto per terminare un nuovo libro iniziato un anno fa e che uscirà nella primavera del 2010: una biografia romanzata che riguarderà tutte le donne, anche quelle negate per i  fornelli!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Bene, aspettiamo che esca. Intanto grazie di tutto, Roberta, di essere stata ancora con noi e dei piacevoli, utilissimi libri che alacremente sforni tappando buchi letterario-gastronomici a volte davvero deplorevoli</em>. </p>
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	<title>Le castagne</title>
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	<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:17:37 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>sapori_letterari</category><category>autunno</category><category>castagne</category><category>corsi di scrittura</category><category>sapori letterari</category><category>scrittura creativa</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/FOTOGIANLUCA.jpg" class="left" border="0" width="432" height="294" alt="" /><br clear="both" />Quando il tempo era giovane e lo erano i miei genitori…<br />
Quando il buio arrivava presto e la domenica si accendeva il forno per riempirlo di castagne, pazientemente tagliate sulla pancia tonda da mio padre alcune ore prima…</p>
<p>Quaranta minuti di forno con il profumo che si faceva largo per casa incuriosendomi poco alla volta e diventando sempre più interessante man mano che cresceva e si trasformava in richiamo: quel richiamo che fa allargare le narici, per impossessarsene un poco, prima ancora che diventi tangibile tra le mani. </p>
<p>Fino a quando non potevo fare a meno di abbandonare i giochi sul tappeto, alzare la testa e, seguendo il profumo, introdurmi di soppiatto in cucina, dove il calore del forno mi attraeva come una calamita gentile. Dove spiavo il vetro scuro sperando di vedere che la ferita (quella che mi sembrava una ferita) sulla loro pancia fosse finalmente aperta e pronta a scrocchiare sotto le mie dita, per liberare il frutto goloso, piccolo e bollente.<br />
Sperando.<br />
Spiando.<br />
Aspettando.<br />
Tornando, mio malgrado, ai giochi noiosi, ma con l’orecchio teso verso quella voce da cui aspettavo il segnale:<br />
“Le castagne sono pronte”.</p>
<p>&nbsp; </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/caldarroste_02.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" />Le <strong>castagne al forno</strong>, Gianluca Barbieri le fa così:<br />
Mette le castagne in acqua fred- da per qualche ora, quindi le scola e, con un coltellino,  le in- cide in senso orizzontale. Poi le inforna per 45 minuti, ma prima di toglierle dal forno prova ad aprirne tre o quattro (e intanto se le mangia) con la scusa di controllarne la cottura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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	<description>Quando il tempo era giovane e lo erano i miei genitori…
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	</item>
    
	<item>
	<title>Panettoni per Chernobyl</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/panettoni-per-cernobyl</link>
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	<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 21:37:05 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>varie_e_gustose</category><category>bambini chernobyl</category><category>chernobyl</category><category>panettoni per cernobyl</category><category>volontariato</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/panettonepandoro.jpg" class="left" border="0" width="419" height="432" alt="" /><br clear="both" />L’associazione di volontariato<strong> 26 aprile </strong>di Pioltello, un paese molto attivo in provincia di Milano, ogni anno ospita nel mese di giugno bambini provenienti da quelle zone ancora oggi contaminate dalla <strong>catastrofe nucleare di Chernobyl</strong>, offrendo loro un mese di risanamento e vacanza, grazie anche all’appoggio di una rete di famiglie e oratori tra Pioltello e Cernusco sul Naviglio.</p>
<p>E, come ogni anno, in questo periodo l’associazione propone l’acquisto di un panettone o di un pandoro – peraltro di squisita qualità – i cui proventi andranno a sostenere il suddetto progetto, che sempre più cerca di salvaguardare i diritti basilari dei bambini di Chernobyl: di esistere, giocare, vivere in pace ed essere parte integrante della natura.</p>
<p><strong>Un panettone o un pandoro per Chernobyl </strong>costano solo € 10 e significano un grosso gesto di solidarietà: un aiuto che consentirà di organizzare al meglio l’arrivo e la permanenza dei giovani ospiti e anche di realizzare dei piccoli interventi sul territorio bielorusso.</p>
<p>Il panettone o il pandoro per Chernobyl possono essere prenotati entro il 27/11/2009 inviando una mail a panettoni@26aprile.it, un fax allo 02/9266576, oppure telefonando a:<br />
Giuseppe 02/92271805<br />
Walter 02/9266982</p>
<p>Chi fosse interessato anche al progetto di ospitalità dei bambini di Chernobyl, può rivolgersi a:<br />
<strong>26 Aprile</strong> - Associazione di volontariato<br />
Via Piave 6 - 20096 Pioltello (Mi)<br />
Cell. 338/1577525 Fax 02/9266576 Email: posta@26aprile.it </p>
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<p>  <a href="http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/galleria/disastro-di-chernobyl/"><img class="left" src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/disastro-di-chernobyl/CHERNOBYL1.jpg" alt="Effetti del distrastro di Chernobyl" width="417"   height="368" /></a><br clear="both" /><br />
<a href="http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/galleria/disastro-di-chernobyl/1"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/disastro-di-chernobyl/thn_CHERNOBYL1.jpg" alt="Effetti del distrastro di Chernobyl" width="130" height="114" /></a><a href="http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/galleria/disastro-di-chernobyl/2"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/disastro-di-chernobyl/thn_CHERNOBYL2.jpg" alt="Effetti del distrastro di Chernobyl" width="130" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/galleria/disastro-di-chernobyl/3"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/disastro-di-chernobyl/thn_CHERNOBYL3.jpg" alt="Effetti del distrastro di Chernobyl" width="130" height="89" /></a><a href="http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/galleria/disastro-di-chernobyl/4"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/disastro-di-chernobyl/thn_CHERNOBYL4.jpg" alt="Effetti del distrastro di Chernobyl" width="130" height="86" /><br />
</a></p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>L’associazione di volontariato 26 aprile di Pioltello, un paese molto attivo in provincia di Milano, ogni anno ospita nel mese di giugno bambini provenienti da quelle zone ancora oggi contaminate[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Champagne, mon amour</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/champagne-mon-amour</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/champagne-mon-amour</guid>
	<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 15:36:14 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/champagne-mon-amour#comments</comments>
    <category>guide</category><category>champagne</category><category>dom perignon</category><category>maison di champagne</category><category>migliori 99 maison di champagne edizioni estemporanee</category><category>risotto allo champagne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/99champagne.jpg" class="left" border="0" width="179" height="331" alt="" />Ma novantanove sono le migliori maison di champagne che le <strong>Edizioni Estemporanee </strong>hanno scelto tra mille per l’edizione 2010 della loro guida dal titolo <strong>Le migliori 99 maison di Champagne</strong>, a cura di <strong>Luca Burei </strong>e <strong>Alfonso Isinelli</strong>.</p>
<p>Fare lo champagne è un’arte, un’arte antica risalente ai romani, che iniziarono la produ- zione di vino nel nord della Loira, esatta- mente in quella regione oggi conosciuta come Champagne, dove peraltro c’è – ne parlammo tempo addietro - un circuito di ben duecentoventi chilometri denominato <a href="http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2006/05/255231.shtml">Strada dello Champagne</a>.<br />
Molto inebriante, direi!</p>
<p>Un’altra versione della storia di questa deliziosa bevanda fa ancora un passo indietro e attribuisce l’introduzione della vite in territorio francese ai coloni greci, qualche secolo avanti Cristo.<br />
Ma, come sappiamo, fu <strong>Dom Pierre Pérignon </strong>a dare un fondamentale apporto per la sua evoluzione.</p>
<p>Di certo lo champagne può essere considerato uno stile di vita che, come dice <strong>Amélie Nothomb </strong>in un’intervista rilasciata ai curatori ed inserita nella guida, tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso rende ogni uomo un aristocratico.</p>
<p>Occorre naturalmente mettere cura nella scelta e nella conservazione dello champagne, ed osservare certi accorgimenti anche in merito al periodo giusto per l’acquisto, alla temperatura, all’ubicazione, eccetera, affinché esso, una volta versato nella nostra coppa o nella nostra flûte, conservi le caratteristiche che ce lo fanno amare.</p>
<p>Ricca anche di suggerimenti,  questa guida è, dunque, utilissima sia per gli intenditori che per i neofiti.<br />
Pratica e maneggevole, sulla base delle degustazioni effettuate dai suoi curatori e da diversi collaboratori, essa ci porta a fare il giro delle migliori maison. E, senza voler stilare nessuna classifica, come è giusto che faccia una guida e chi la commenta, racconta la storia, lo stile e i vini che ognuna produce descrivendone il carattere, oltre naturalmente a specificare quali sono gli importatori in Italia.</p>
<p>Ecco, quindi, che se vogliamo bere un <strong>vino imperiale</strong>, possiamo scegliere il Millésime 2002 Grand Cru Brut della <em>Maison Marguet Père e fils</em> di Ambonnay; se lo vogliamo <strong>feroce</strong>, un Salon 1997 della <em>Maison Salon</em> di Le Mesnil-sur-Oger; se lo preferiamo <strong>adolescenziale</strong> (perché no?) possiamo orientarci verso un Brut Précieux della <em>Maison Baron-Fuente </em>di Charly-sur Marne; se siamo di gusto<strong> delicato</strong>, un Premier Cru de la Côte des Blancs di <em>Pascal Doquet</em>, in quel di Vertus; se lo preferiamo <strong>tagliente</strong> (de gustibus non disputandum est), un Brut Hugues de Coulmet Blanc de Blancs di <em>Pierre Monciut</em>, Le Mesnil-sur-Ogel.</p>
<p>E se lo vogliamo anche mangiare?<br />
Ecco una ricetta tanto semplice quanto prestigiosa:</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/risottoChampagne.jpg" class="left" border="0" width="198" height="200" alt="" /><strong><em>Risotto allo champagne</em></strong><br />
(per 4 persone)</p>
<p>400 gr di riso, 1/2 bottiglia di champagne, 1/2 cipolla, 50 g di burro, 1/2 l di brodo vegetale, 50 g di parmigiano grattugiato, 1 cucchiaino di panna, sale.</p>
<p>Affettate finemente la cipolla e fatela appassire con il burro a fuoco dolce senza farle prendere eccessivo colore. Quando la cipolla risulterà morbida unite il riso e fatelo tostare per 2 minuti, rimestando. Versate 1 bicchiere di champagne e lasciate evaporare per 2 minuti sempre mescolando. Fate cuocere per circa 18 minuti aggiungendo alternativamente brodo salato e champagne via via che il riso si asciuga. Salate ancora, se necessario, quindi levate dal fuoco. Aggiungete la panna e il parmigiano, e mantecate con cura prima di servire. Nel caso il riso risultasse troppo asciutto, bagnatelo ancora con un po’ di champagne.<br />
(Ricetta di Riso Riccò: www.risoricco.it) </p>
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	<description>Ma novantanove sono le migliori maison di champagne che le Edizioni Estemporanee hanno scelto tra mille per l’edizione 2010 della loro guida dal titolo Le migliori 99 maison di Champagne, a cura di[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>A merenda dai Savoia</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/a-merenda-dalla-regina</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/a-merenda-dalla-regina</guid>
	<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 09:53:17 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>eventi</category><category>bagnati e cioccolata</category><category>castelli piemontesi</category><category>dinastia savoia</category><category>merende</category><category>merende reali tursmo torino</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/palazzorealetorino.jpg" class="left" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="both" />La <strong>dinastia Savoia </strong>è nota per il buon gusto, l&#8217;attenzione alle forme e alle cerimonie e per la cultura culinaria, per le quali non si nasconde una certa malinconia.<br />
Come, ad esempio, tra le antiche ricette i &#8220;bagnati&#8221;, doci secchi tipici di quelle corti che venivano serviti accompagnati da leggendarie cioccolate calde.<br />
Il rito della merenda, all&#8217;epoca, scandiva la giornata e diventava il momento per scambiare le chiacchiere di corte.</p>
<p>A Torino e dintorni  è oggi possibile rivivere questi antichi gusti, nonché questi aristocratici momenti,grazie all&#8217;evento cultural-gastronomico <strong>Merende Reali</strong> in seno al quale, dal 7 novembre fino al 31 dicembre 2009, sono stati organizzati ben 14 appuntamenti con apertura delle corti piemontesi e con possibilità di fare una merenda davvero regale.</p>
<p>Info: Turismo Torino - Tel. 011.8185011 - Fax 011.883426</p>
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Come, ad esempio, tra le[...]</description>
	
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	<title>Intervista a FrancescaV, foodblogger</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/intervista-a-francescav-foodblogger</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/intervista-a-francescav-foodblogger</guid>
	<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 21:08:14 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/11/intervista-a-francescav-foodblogger#comments</comments>
    <category>interviste</category><category>blog</category><category>blog di cucina</category><category>blogger</category><category>foodblogger</category><category>francescav</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/FrancescaV_03.jpg" class="left" border="0" width="250" height="191" alt="" /><em><strong>Foodblogger.<br />
Termine molto in voga per dire</strong>…</em><br />
Foodblogger, termine molto in voga come dici giustamente tu, che poi significa questo: scelgo una ricetta che mi intriga, la cucino, la presento nel modo migliore, la fotografo e poi la racconto sul blog.<br />
Dietro c&#8217;è un po&#8217; il concetto di un amante della buona tavola che prende a pretesto la cucina per narrare il suo mondo.</p>
<p><em><strong>Come hai iniziato?</strong></em><br />
Ho cominciato l&#8217;avventura del blog nel 2005, dopo un anno che leggevo di blog in giro sul web. Ero affascinata da questo mondo dei blog dove ogni giorno potevo trovare nuove informazioni, nuovi racconti, nuove ricette, nuove cose da conoscere. Il mio blog si è trasformato in foodblog durante il primo anno di vita, per rendere più interessante e varia la mia attività giornaliera di cuciniera casalinga che tendeva inesorabilmente ad annoiarmi.</p>
<p><em><strong>Parli solo di ricette nel tuo blog?</strong></em><br />
Diciamo che i miei articoli parlano per la maggior parte di ricette, ma dedico con piacere ed interesse spazio ai miei viaggi e a dibattiti legati al mondo enogastronomico: mi interessa conoscere il punto di vista degli altri, confrontarmi su temi non sempre facili o di cui si sa già la risposta. Non amo molto il one man show nei blog.</p>
<p><em><strong>I rapporti con gli altri bloggers, ovvero come si tesse la tela dei blog.</strong></em><br />
La tela dei blog è una tela che si tesse molto facilmente, grazie alle ricette che si scoprono nell&#8217;altrui sito, ai commenti che si ricevono ed ora anche grazie a Facebook. E&#8217; una tela però molto delicata, che va curata abbastanza frequentemente e che è facile ad incrinarsi per un non nulla.</p>
<p><em><strong>Cibo e internet.</strong></em><br />
Internet si è trasformato in un immenso database di ricette, e credo che questo sia il grande valore che i foodblog hanno dato nel mondo della gastronomia.</p>
<p><em><strong>Pensi che la tecnologia serva in cucina?</strong></em><br />
La tecnologia in cucina per molte preparazioni tradizionali, come fare la pasta in casa o impastare il pane, è divenuta fondamentale perché va a braccetto con la nostra vita piena di impegni.<br />
Penso che la tecnologia sia la grande alleata che ci permette di mangiare bene e sano in tempi più ragionevoli.</p>
<p><strong><em>Un consiglio per rivitalizzare antiche tradizioni gastronomiche con metodi moderni.</em></strong><br />
Io sono sempre molto attenta alla quantità di grassi che possono esserci in ricette tradizionali, salate o zuccherate. Quindi consiglio di alleggerirne in modo equilibrato il quantitativo, quando la misura di grassi è oggettivamente troppa, a favore di un piatto tradizionale più digeribile con un gusto più moderno. Comunque l&#8217;idea velocissima per modernizzare una ricetta tradizionale è servirla in monoporzione, acquisterà subito un aspetto più accattivante.</p>
<p><strong><em>Grazie, Francesca, ricambieremo la tua gentile visita, venendo spesso nel tuo blog che, lo ripeto, è: </em>www.FrancescaV.com<em>, e al quale rimando i miei lettori anche tramite il link correlato</em>.</strong> </p>
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    ]]></content:encoded>
	<description>Foodblogger.
Termine molto in voga per dire…
Foodblogger, termine molto in voga come dici giustamente tu, che poi significa questo: scelgo una ricetta che mi intriga, la cucino, la presento nel modo[...]</description>
	
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