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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Fri, 10 Jul 2009 04:00:11 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Tempo di vacanze e di gustosi passatempi</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/361635</link>
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	<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 16:38:18 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/361635#comments</comments>
    <category>bambini</category><category>bambini</category><category>effatà editrice</category><category>in evidenza</category><category>lasciatemi cucinare</category><category>ricette per bambini</category><category>romina mancuso e carolina griffo</category><category>vacanze scolastiche</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/lasciatemicucinare.gif" class="left" border="0" width="250" height="224" alt="" />&#8220;Mica tanto!&#8221; ribatteranno le loro mamme. </p>
<p>E ora che si fa?<br />
L’oratorio, i nonni, i compiti delle vacanze, niente. </p>
<p><em><strong>Che      n o i a    ! ! !</strong></em></p>
<p>E allora, per vincere la noia, perché non inventarsi un bell’hobby e con l’aiuto di un gustoso volumetto, scritto appositamente per i bambini da <strong>Romina Mancuso</strong> e <strong>Carolina Griffo</strong> lasciare che si dilettino a preparare delle deliziose ricettine mediterranee pensate proprio per… apprendisti cuochi?</p>
<p>Il libro s’intitola <strong>Lasciatemi cucinare! </strong>, è edito da <strong>Effatà Editrice</strong> e, partendo da una fiaba che parla di alcuni amici che non amano le uova sode e l’insalata, porta a scoprire modi originali per preparare – e gustare, senza più dire “non mi piace” o peggio ancora “che schifo” – delle ricette dolci e salate gustose, divertenti, esagerate, croccanti, spassose, fragranti, facili facili.</p>
<p>E che siano pasticcioni o precisini, golosi o schizzinosi, in questo libro i nostri cuochi in erba troveranno sicuramente l’idea giusta per fare in modo che i pomeriggi di noia diventino di gustoso divertimento.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/pizza_01.jpg" class="left" border="0" width="218" height="220" alt="" /></p>
<p>Le idee proposte sono svariate. Da quelle semplici come un panino imbottito (con una marcia in più) o delle tartine da offrire agli amici seduta stante al pesce patata o la pasta ai coriandoli per un invito più importantuccio oppure semplicemente per mamma, papà e il fratellino.</p>
<p>Ma ci sono anche idee per divertirsi, come la crostata zeroper (con sopra il gioco del tris da fare con la pastafrolla), l’uovo del pinguino (che invece delle uova si fa con le pesche sciroppate), o il dolce del pizzaiolo che a tutti gli effetti sembra una pizza, ma… sorpresa sorpresa!!!</p>
<p>Manca qualcosa?<br />
Oh, sì, le bevande!<br />
Dissetanti, colorate, fresche, velocissime (i bambini, si sa, non hanno pazienza): frullati e spremute, certo, ma anche vino e birra dei piccoli.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/birra1.jpg" class="right" border="0" width="250" height="244" alt="" /></p>
<p>Che non fanno male.<br />
Anzi…<br />
Provare per credere.<br />
E per divertirsi, naturalmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ora ecco una ricettina per fare uno scherzo di&#8230; gelato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>PESCHE UOVO DEL PINGUINO</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ingredienti:<br />
1/2 pesca sciroppata<br />
3 cucchiai di gelato alla vaniglia (o fiordilatte).</p>
<p>Ti servono: una padella piccola di 10-15 cm di diametro (oppure un piatto), un cucchiaio.</p>
<p>Metti il gelato nella padella (o sul piatto e dagli una forma tonda shiacciandolo con il cucchiaio.<br />
Posiziona al centro del gelato la mezza pesca.<br />
Ecco la tua pesca-uovo al tegamino!</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/uovo.jpg" class="left" border="0" width="250" height="94" alt="" /></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090706163818"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090706163818?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090706163818" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090706163818&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F07%2F361635"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>&amp;#8220;Mica tanto!&amp;#8221; ribatteranno le loro mamme. 
E ora che si fa?
L’oratorio, i nonni, i compiti delle vacanze, niente. 
Che      n o i a    ! ! !
E allora, per vincere la noia, perché[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Zucchero a granelli</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/benvenuta</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/benvenuta</guid>
	<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 19:28:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/benvenuta#comments</comments>
    <category>sapori_letterari</category><category>monia farina</category><category>pastafrolla</category><category>pasticcerie</category><category>ricette di biscotti</category><category>sapori letterari</category><category>scrittura creativa</category><category>zucchero a granelli</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/negoziopasticceria.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /><br />
<strong>Zucchero a granelli</strong></p>
<p>Che bel nome per una pasticceria!<br />
Il proprietario, dice l’insegna, è un certo Peppino Inganni.<br />
Ah, che ricordi… il mio collega al Liceo San Nicola, che si chiamava così.<br />
Beh, collega, non si può proprio dire…</p>
<p>Il tempo era passato. Molti e molti anni. Lei però se lo ricordava ancora, Peppino, insegnante di educazione fisica con la passione per la pasticceria. Bello. Alto? Non molto. Moro, occhi verdi, tanto verdi da non sembrare veri. Ma a quei tempi non c’erano le lenti a contatto colorate: quello che c’era era solo l’offerta di madre Natura, nessun aiutino o ritocchino! </p>
<p>Peppino dei primi rossori, di quando Giuditta era insegnante ventenne, fresca di diploma, nuova in quella grande scuola e lui il primo giorno fu l’unico ad accoglierla con un caloroso benvenuto. Unico collega coetaneo tra un gran numero di chiome argentate. E lei si era innamorata. Una sola volta nella sua vita. Quella volta! Lui le aveva insegnato i segreti del preparare i dolci: come fare la base di pasta frolla, quando usare l’ albume d’uovo per spennellare, quale fosse in paese il negozio migliore per comprare gli stampini a forma di fiore, cuore, quadrati.  <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/biscotto.jpg" class="left" border="0" width="250" height="192" alt="" />I “Biscottini di noi due” a forma di cuore, con una fragolina candita al centro erano la loro invenzione.<br />
Lei fingeva una passione culinaria che non aveva. Anzi le faceva senso mettere le mani nella pasta molle. Ma avrebbe fatto di tutto pur di stare insieme a lui per qualche ora fuori dalla scuola, nel laboratorio della pasticceria della famiglia Inganni. La famiglia materna di Peppino. Lui non sapeva chi fosse suo padre, non lo aveva mai conosciuto. Insomma, in paese si diceva che il mascalzone se l’era data a gambe, imbarcato su una nave della Marina Militare Italiana, quando aveva scoperto che la Caterina Inganni sua fidanzata aspettava il loro figlio. Mai più tornato.</p>
<p>Innamorata ed intenerita dalle sue vicissitudini familiari, Giuditta non aveva occhi che per questo bel ragazzo.<br />
Fino al giorno in cui. </p>
<p>Impastando insieme la base per una frolla, si era fatto molto vicino. Tanto vicino che lei si sporse per ricevere quel bacio che - lo sentiva - stava per arrivare. Ma lui si ritrasse, come si fosse scottato.<br />
“Ho capito” lei gli disse “non vuoi rischiare di comportarti come tuo padre, quindi non ti concedi ai sentimenti”.<br />
Lui non reagì ma gli si leggeva in viso cha Giuditta aveva ragione. Lei, non potendo dire altro, se ne scappò a casa in lacrime. Da quel giorno lo trattò con gentilezza e garbo, ma gelida e distaccata. Non andò mai più a fare i dolci da lui. Finito l’anno scolastico partì per molto lontano. Milano.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/pasticceria4.jpg" class="left" border="0" width="250" height="237" alt="" /></p>
<p>Una regola le si impresse a fuoco nella mente: mai far vedere le tue emozioni.<br />
Mai, per nessun motivo, perché  porta solo disillusione e tristezza. Una vita tiepida, grigia ed apatica è sempre meglio di un cuore sanguinante perché rifiutato.</p>
<p>… Il tempo era passato. Molti e molti anni. Aveva ormai i capelli bianchi. Era rimasta sola. Zitella, anzi signorina. O, più modernamente, “single”.<br />
Era tornata nel suo paese natale per stare vicina ai suoi genitori, ormai in là con gli anni, molto più di lei.<br />
La sua vita era stata davvero senza scossoni emotivi, dopo Peppino. Tranquilla, prevedibile, controllata. Ma quel giorno, davanti all’insegna della pasticceria “Zucchero a granelli” ricordi vividi si presero possesso di lei. Voleva rivederlo. Solo una volta.<br />
Aveva un piano.</p>
<p>Tornò a casa con tutto l’occorrente comprato al negozietto all’angolo. Anche quello ereditato e tramandato di padre in figlio, come in tutti i piccoli paesi. Preparò il tavolo di lavoro, ben pulito, con tutto a portata di mano, ed iniziò ad impastare la frolla. Le faceva ancora senso metterci dentro le mani, non lo aveva più fatto da allora. Ma continuò con impegno, e fece i biscottini. Quelli là “di noi due”. A  forma di cuore, con una ciliegina candita al centro. Li fece cuocere con attenzione poi li lasciò raffreddare.<br />
Impacchettare dei biscotti dalla forma così strana non fu facile. Ma eccola lì, quel pomeriggio, col suo pacchettino, corredato di biglietto esplicativo, davanti alla “Zucchero a granelli”. Entrò e consegnò il tutto ad una sbigottita commessa, stupita di dovere per una volta ricevere e non consegnare un pacchetto fragrante e con un dolce profumo.</p>
<p>Passarono dei giorni, incolori e insapori come tutti quelli già vissuti. Aveva relegato nel cassetto dei pensieri remoti anche la recente avventura in pasticceria.</p>
<p>Al suonar del campanello della porta la signorina Giuditta si scosse. Chi poteva essere?<br />
La voce che rispose al citofono disse “Peppino Inganni”  ma qualcosa non quadrava.<br />
Andò ad aprire e vide un mazzo di fiori enorme, da cui spuntavano gambe maschili, cui disse “prego si accomodi”.<br />
I pensieri le riempirono il cervello, si urtavano tra loro correndo veloci.<br />
E’ lui? E adesso cosa gli dico? Cosa vuole?<br />
Da dietro i fiori spuntò un bel viso dai tratti familiari.<br />
“Buongiorno, sono Peppino. Lei era una collega di mio padre quando ancora insegnava, vero? Mia nonna mi ha raccontato tutto di voi e le manda questi fiori di benvenuto. Quando avrà un po’ di tempo, mi piacerebbe che mi raccontasse di mio padre da giovane. Sa, io non l’ho mai conosciuto”.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/fiorimazzo_01.jpg" class="left" border="0" width="217" height="250" alt="" /></p>
<p>Il commissario Maratea si fermò a questo punto nella lettura dalla testimonianza scritta di Maletti Giuditta. Era disgustato.<br />
Non le aveva chiesto un romanzo rosa, né il racconto farneticante del suo cuore ferito! Voleva sapere cosa fosse successo durante tutti quegli anni anni, oltre ai capelli che erano diventati bianchi e alla vita insapore che scorreva lenta.</p>
<p>Erano anni che seguiva il caso Scottino-Inganni e finalmente, grazie alle rivelazioni della Maletti sperava di ricostruire tutta la storia di quella famiglia. Su un foglio sintetizzò alcuni punti salienti della vicenda:<br />
•	Mariano Scottino, padre di Inganni Peppino, era scomparso in mare dopo essersi imbarcato come volontario nella Marina Militare.<br />
•	Non era fuggito da una paternità indesiderata, come tutti avevano pensato. E in questo era stato molto bravo perché, dalle testimonianze raccolte, nessuno mai sospettò altri motivi di fuga. Scappava invece da nemici molto più pericolosi per tutti. Aveva preferito sacrificare sé stesso e non la sua compagna né suo figlio. A costo di essere odiato per sempre proprio da loro. Questo forse era stato l’unico suo punto debole. Volersi riscattare ai loro occhi.<br />
•	Per far conoscere la verità ai suoi unici amori aveva scritto una specie di memoriale. Lo aveva consegnato ad un notaio, lasciandolo in eredità al figlio, maschio o femmina che fosse, che lo avrebbe ricevuto solo dopo il compimento della maggiore età. Questo garantiva un lasso di tempo ragionevole per evitare che il ragazzo fosse direttamente coinvolto. Ma quel manoscritto conteneva verità troppo scottanti, pericolose anche dopo molti anni.<br />
•	C’erano coinvolti segreti di Stato, legami con le cosche mafiose. </p>
<p>Il commissario era venuto a sapere dell’esistenza di quel libello dalla confessione di un famoso pentito di mafia. Che però non era sopravvissuto a quella rivelazione.<br />
Peppino Inganni era a conoscenza del memoriale? Lo aveva letto? Era scomparso anche lui come suo padre proprio a causa di quello scritto?<br />
Si aspettava che la signorina Maletti lo aiutasse a colmare queste lacune, non che gli confessasse le pene della sua triste vita da zitella.</p>
<p>La signorina Giuditta fu convocata in commissariato proprio il giorno successivo all’incontro con Peppino. Peppino Due, quello giovane.<br />
In fondo se lo aspettava, anzi si era domandata spesso come mai non l’avessero ancora chiamata. Aveva consegnato la prima parte del suo memoriale due giorni prima, esattamente come richiestole dal commissario quando l’aveva contattata nel suo esilio a Milano.<br />
Tutti in paese avevano creduto alla storia della brava Giuditta che tornava per accudire i genitori ottantenni. Certo, lo aveva fatto un po’ anche per loro. Ma il suo amore per la verità (e per Peppino Uno) era stato il motore primo. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/Pasticciniitaliani.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Il giovane Peppino, Due, le aveva chiesto, quel giorno del loro primo incontro, di raccontarle qualcosa di suo padre. Lei lo aveva fatto. Senza nascondere nulla. Nemmeno il quaderno sgualcito. Lui aveva pianto leggendolo. Perché veniva alla luce che ne’ suo padre ne’ suo nonno erano dei vigliacchi, come gli avevano sempre raccontato. Ora era anche lui a conoscenza di tutto. </p>
<p>Le rivelazioni furono tante e per giorni lo perseguitarono come ombre di fantasmi.</p>
<p>Il suo papà era stato ucciso. Scomparso senza lasciare tracce. Morte bianca.<br />
E quel quaderno era la causa del tutto. Quello che gli aveva mostrato Giuditta.<br />
Il quaderno scritto dal nonno, anche lui morto per lo stesso motivo.</p>
<p>Non aveva nessuna colpa se non aver assistito ad una riunione cui non doveva essere presente: quella per definire l’omicidio di uno dei senatori della Repubblica Italiana, S. D., che si era schierato contro le cosche, che ostacolava apertamente il proliferare indisturbato del Clan, come si chiamava adesso nel Duemila. Non aveva colpa se non di essere il fornaio che consegnava il pane in casa di Don G. Non aveva colpa se non di essere entrato proprio quando si stava svolgendo quella maledetta “riunione”, esattamente nel momento di definizione della strategia e dei nomi. Il consesso si era tenuto di mattina presto, in casa di Don G., per non destare sospetto e proprio per non giungere ad orecchie estranee. Invece Mariano udì, e questo segnò la sua condanna a morte. Sperò che non lo avessero visto entrare, che non si fossero accorti di lui. Sperò per una settimana terribile, in cui progettò la sua fuga, scrisse febbrilmente quanto aveva udito sul taccuino dei conti del negozio, lo consegnò al suo amico del cuore, notaio, accompagnando le sue volontà in  merito. Suo figlio, che lui non avrebbe mai visto e che in quel momento era nel grembo della madre, avrebbe saputo tutto a tempo debito. In un momento lontano in cui tutto sarebbe stato storia passata. Sapeva di andare incontro a morte certa. Finse dunque di entrare in Marina per evitare di coinvolgere i suoi cari in quella losca vicenda. Accettò di venire considerato un vile che fugge lasciando la fidanzata in gravidanza. In futuro tutti avrebbero saputo.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/cuori.jpg" class="left" border="0" width="166" height="250" alt="" /></p>
<p>Il resto della storia, quello che non c’era nel taccuino di suo nonno Mariano, fu raccontato a Peppino dalla signorina Giuditta.<br />
A lei erano giunte quelle pagine bollenti, spedite da Peppino, Uno, il suo grande amore mancato. Lo aveva spedito quando si era reso conto di essere in pericolo e di aver trascinato con sé - ironia del destino! – anche la sua fidanzata ed il loro figlio che stava per nascere.</p>
<p>Il futuro previsto da Mariano, i ventuno anni fino alla maturità del figlio,  non era abbastanza lontano dai fatti. Non abbastanza lontano da salvare i suoi cari. Il Clan (a loro non sfugge mai niente, la rete di contatti e di persone fidate è estesa oltre l’immaginabile) venne a sapere che Peppino Inganni, figlio del fu Mariano Scottino, era giunto in possesso di una testimonianza scomoda. L’unico documento che rivelava la vera causa della morte del senatore S.D., archiviata a suo tempo come “incidente automobilistico”. </p>
<p>Quando Peppino ricevette il quaderno mortale era ormai adulto. Il notaio amico di Mariano era intanto deceduto ed il suo successore non fu altrettanto discreto. Purtroppo Don G. era ancora in vita – sebbene in là con gli anni – e fu presto a conoscenza della diffusione del suo segreto.<br />
Peppino lo sentì subito istintivamente, dopo aver letto quelle pagine: la sua vita era ormai agli sgoccioli. Don G. era vivo e sicuramente già sulle sue tracce. Pensò di chiedere aiuto al suo amore mancato. Giuditta che era fuggita a Milano poco dopo il suo rifiuto. Giuditta che, lo sapeva, lo avrebbe sempre amato ed avrebbe fatto qualunque cosa per lui, anche custodire il suo segreto più terribile.</p>
<p>“… ecco Commissario, questo è tutto quello di cui sono a conoscenza. Lo lascio scritto in questo diario che le consegno. È il seguito di quello che le avevo mandato la settimana scorsa.  Mi sono permessa di portarle anche questi.” Giuditta porse all’impettito funzionario un vassoietto di cartone colmo di biscottini. Di pastafrolla. A forma di cuore.</p>
<p>Per qualche minuto la fredda stanza delle confessioni dei testimoni si tinse di un profumo buono. Profumo di casa, di affetto.<br />
Di un bene possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/farebiscotti.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /> <strong><em>Biscottini di pasta frolla</em></strong></p>
<p><strong><em>La ricetta</em></strong></p>
<p>Ingredienti:<br />
500 g di farina 00,<br />
300 g di burro a temperatura ambiente,<br />
150 g di zucchero semolato,<br />
1 uovo + 4 tuorli,<br />
sale,<br />
poco latte o acqua. </p>
<p>Preparazione:<br />
Tagliare il burro freddo a pezzetti e metterlo in una ciotola, aggiungere lo zucchero poi, uno alla volta, l’uovo e i tuorli. Aromatizzare a piacere (scorza di limone, vaniglia, cannella, ecc.). Aggiungere poca acqua fredda (o latte) e mescolare lentamente finché l&#8217;impasto non avrà formato una palla. Impastare rapidamente con un pizzico di sale e avvolgere in pellicola trasparente e riporre in frigo per 1 ora. Stendere la pasta con il mattarello su un piano infarinato in uno strato piuttosto sottile. Ritagliare i biscotti e porli su placche ricoperte con carta da forno. Cuocere in forno già caldo a 190°C per 8 o 10 minuti.</p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>Zucchero a granelli
Che bel nome per una pasticceria!
Il proprietario, dice l’insegna, è un certo Peppino Inganni.
Ah, che ricordi… il mio collega al Liceo San Nicola, che si chiamava così.
Beh,[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Convivi diversi, anzi di…versi</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/convivi-diversi-anzi-di%e2%80%a6versi</link>
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	<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 16:27:04 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>varie</category><category>estate</category><category>gelati</category><category>mariangela rinaldi</category><category>pane vino e poesia</category><category>poesie gastronomiche</category><category>poeti in cucina</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/pane_vino.jpg" class="left" border="0" width="168" height="250" alt="" /> E se la parafrasassimo così:</p>
<p><em>Cantami, o cuoca, dell’affamato Achille<br />
l‘appetito arretrato che ad azzannar<br />
lo indusse la zampa di un nemico…?</em></p>
<p>No, no, ci rinuncio! A ognuno il suo mestiere.</p>
<p>I veri poeti sì che riescono a vedere sfumature poetiche ovunque, anche nelle pietanza di tutti i giorni.</p>
<p>Partendo da questo assunto, un lavoro gustoso e divertente, (solo apparentemente) leggero, ideale da sbocconcellare sotto l’ombrellone, lo ha fatto <strong>Mariangela Rinaldi</strong>, che – se non è lei stessa una poetessa (magari sì, è da vedere) - sa destreggiarsi bene tra rime e ricettine, poesie e leccornie.</p>
<p>Nel suo squisito libro <strong>Pane, Vino e Poesia (Golosia &#038; C. – Mursia)</strong> l&#8217;autrice ha messo insieme una gustosissima silloge di poesie gastronomiche ordinate secondo un menù preparato non da cuochi, ma da poeti, dei quali ella ci svela curiosità culinarie - vizi e virtù a tavola - che ignoravamo.</p>
<p>Cominciamo con i primi, naturalmente.</p>
<p>Giacomo Leopardi odiava la minestra e la condannava a morte, mentre Giuseppe Lipparini gioiva quando poteva mangiarne una di fagioli.<br />
I maccheroni, presunta invenzione di Pulcinella, vengono celebrati in versi già nel ‘700 da un anonimo veronese, mentre gli spaghetti all’amatriciana superano alla grande ostriche e caviale. Non solo perché li consiglia Aldo Fabrizi.<br />
Ora prendiamo un assaggio di tortelli con Giovan Battista Fagiuoli, oppure un mestolo di risotto alla milanese con il Pascoli.<br />
Però non riempiamoci troppo, ché ci aspettano secondi da leccarci i baffi…</p>
<p>- <em>Cosa c’è di meglio di un tordo? </em>- chiede il poeta latino Orazio.<br />
- Il fagiano. -  risponde Walter Marcheselli in un poetare lungo secoli.</p>
<p><em>Ma fra quei cibi che vengono miglior,</em> Anton Francesco Grazzini, già nel ‘500, diceva: <em>salsiccia, un nome da godere. Non si sa già chi fusse l’inventore, pur nondimeno Dio lo benedica.</em></p>
<p>Che non manchi sulla nostra poetica mensa un contorno di melanzane e amore! Ci pensa Baltazar de Alcazar a cui <em>tre cose tengono come ostaggio d’amore il cuore: la bella Ines, il prosciutto e le melanzane col formaggio.</em></p>
<p><em>Ma il vero lusso,</em> impariamo la lezione di Gabriele d’Annunzio, <em>di una mensa è il dessert.</em><br />
Una torta di mandorle, o di zucca  o un dolce alla ricotta?<br />
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra Edmond Rostand, Luigi Bicchierai e l’antico Marziale.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/gelati.jpg" class="left" border="0" width="432" height="321" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Vi ho suggerito questo libro sotto l&#8217;ombrellone. Bene, fa molto caldo, rinfreschiamoci.</p>
<p><em>Gelati: alla fragola? al limone? al caffè?,</em> ci chiede Giuseppe Parini. <em>V’è la fragola gentil che di lontano pur col soave odor tradì se stessa; v’è il salubre limon, v’è il molle latte…</em><br />
Scegliamo il sapore che ci è più gradito.</p>
<p>E infine rechiamoci ai fornelli e proviamo le tante ricette che la brava Mariangela Rinaldi ci propone a fronte di ogni poesia, scritte in prosa questa volta, dopo averle riscoperte nei testi della storia della grande tradizione culinaria e, quando necessario, adattate ai nostri tempi e ai gusti moderni.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090704162704"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090704162704?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090704162704" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090704162704&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fconvivi-diversi-anzi-di%25e2%2580%25a6versi"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>E se la parafrasassimo così:
Cantami, o cuoca, dell’affamato Achille
l‘appetito arretrato che ad azzannar
lo indusse la zampa di un nemico…?
No, no, ci rinuncio! A ognuno il suo mestiere.
I veri[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Gelato alla fragola</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/gelato-alla-fragola</link>
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	<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 16:21:46 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/07/gelato-alla-fragola#comments</comments>
    <category>varie</category><category>estate</category><category>gelati</category><category>gelato alla fragola</category><category>hot topic</category><category>mursia golosia</category><category>pane vino e fantasia mariangela rinaldi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/fragoline_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="170" alt="" />Ingredienti per 6/8 persone:</p>
<p>gr 500 di fragoline di bosco molto profumate,</p>
<p>gr 300 di zucchero,</p>
<p>dl 3 di acqua,</p>
<p>il succo di 2 piccole arance e di 1 limone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scegliere le fragoline, pulirle con attenzione e passarle a un setaccio di tela fine. Sciogliere lo zucchero nell&#8217;acqua e farlo bollire per un paio di minuti. Raffreddare e unire mescolando la polpa delle fragole e il succo delle arance e del limone.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/gelatofragola.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p>Per chi desidera la massima precisione verificare col pesa sciroppo il punto di cottura. Se la scala indicherà più di 18° aggiungere acqua per portarlo a gradazione.</p>
<p>A questo punto il composto è pronto per la congelazione.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090704162146"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090704162146?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090704162146" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090704162146&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fgelato-alla-fragola"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ingredienti per 6/8 persone:
gr 500 di fragoline di bosco molto profumate,
gr 300 di zucchero,
dl 3 di acqua,
il succo di 2 piccole arance e di 1 limone.
&amp;nbsp;
Scegliere le fragoline, pulirle con[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>1 + 1 = 2; cibo + musica  = passione. La matematica non è un opinione.</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/1-1-2-cibo-musica-passioni.-la-matematica-non-e-un-opinione.</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/1-1-2-cibo-musica-passioni.-la-matematica-non-e-un-opinione.</guid>
	<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 12:26:53 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/1-1-2-cibo-musica-passioni.-la-matematica-non-e-un-opinione.#comments</comments>
    <category>eventi</category><category>clos wine bar corte dei sogliari mantova</category><category>festival delle passioni mantova</category><category>musica</category><category>musica e cibo</category><category>passione</category><category>vino e musica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/vinoemusica.jpg" class="left" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="both" />Anzi, passioni. Sentimenti che toccano tutti i protagonisti dell&#8217;esperienza: da chi la propone a chi intende viverla intensamente. </p>
<p>Cibo e musica, coinvolgendo le diverse comunità di appassionati possono, a Mantova, toccarsi, confrontarsi e creare momenti di consumo conviviale e condiviso. La città, le sue piazze, si trasformano in un set emozionale, dove le musiche vengono condivise da identità partecipative ed i sapori sono il motore della convivialità, per sperimentare nuove dimensioni del consumo. </p>
<p>Da questa intuizione nasce il <strong>Festival delle Passioni</strong>, una quattro giorni di performance musicali ed enogastronomiche, che avranno come motivi conduttori cinque passioni, occasione per approfondimenti golosi: il piccante, la carne, il ghiaccio, il fritto e le bollicine.<br />
Queste cinque pass-ossessioni sono rappresentate in un format originale ed innovativo, attraverso un kit di esperienze, prodotti, eventi, partecipazioni e contaminazioni, per coinvolgere le diverse comunità di &#8220;appassionati&#8221;. Il <strong>Festival delle Passioni</strong> rilegge in chiave moderna la passione e il folklore tipici delle feste popolari, rinnovando sapori antichi attraverso forme artistiche contemporanee: sperimentazioni e contaminazioni caratterizzano tutte le performance, dai concerti golosi alle degustazioni jazz o pop. </p>
<p>Proprio come per il cibo, la qualità della musica sta nel riuscire a fondere diversi ingredienti: così musica e cucina, oltre ad alchimie di riconosciuto valore, necessitano di qualcosa che amalgami, esalti, valorizzi, di quella energia chiamata passione. Attraverso un&#8217;accurata esplorazione del gusto, accostando i generi e armonizzando gli elementi, il festival propone un menù musicale fatto di assaggi e preparazioni più elaborate, insiemi complessi, talvolta dissonanti, che vogliono stuzzicare i palati più diversi e stimolare la curiosità verso nuovi suoni, nuovi sapori, nuovi saperi. cinque aree tematiche che riportano ad altrettanti contesti sensoriali/musicali e che identificano il gusto per il cibo made in Italy, con le umane passioni e gli stati d&#8217;animo.</p>
<p>Ma non finisce qua. </p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/cibo_e_musica_.jpg" class="left" border="0" width="250" height="218" alt="" /></p>
<p>Come progetto speciale del Festival delle Passioni nasce <strong>FUSION</strong>, con l&#8217;obiettivo di far dialogare live per la prima volta giovani creativi, esperti di cucina e di musica. Mantova, infatti, ospita performance uniche che hanno per protagonisti i migliori chef e musicisti italiani.<br />
Questi i nomi, anzi i binomi: Mauro Uliassi e Paolo Angeli, Massimo Bottura e Stefano Fresi, Massimiliano Alajmo e Pasquale Mirra, Enrico Crippa e Beatrice Antolini. </p>
<p>C&#8217;è sempre qualcosa che fa un suono, un rumore. Anche i sapori. Ma troppo spesso il nostro gusto isola l&#8217;esperienza del nutrimento, dell&#8217;ascolto. E forse si perde un&#8217;occasione. Fusion è un cantiere creativo che indaga sul rapporto tra la cucina e la musica, tra sapori e suoni, e prova a insinuare alcuni dubbi sul mondo in cui li viviamo nel nostro quotidiano. Un musicista viene accompagnato nelle cucine di un cuoco.<br />
I due cercano un dialogo, un&#8217;intesa e riflettono sulla possibilità di immaginare un percorso di ricerca comune dove i suoni e i sapori possano intonarsi. Presentano il risultato in un momento d&#8217;incontro con il pubblico, fuori formato.<br />
E l&#8217;esperienza sarà unica, innovativa e formativa.<br />
<strong>Fusion</strong> seleziona i cuochi e i musicisti più importanti d&#8217;Italia e costruisce inoltre dei brevi documentari che testimoniano questi incontri inediti. Mantova si propone come laboratorio sperimentale e accoglie gli incontri di Fusion.</p>
<p>Il <strong>Clos Wine Bar</strong>, che si trova nel cuore della Mantova antica in Corte dei Sogliari 3, ospita gli appuntamenti del progetto speciale. Tutti gli incontri del progetto Fusion sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.</p>
<p>Ed ecco il programma e i protagonisti:</p>
<p>&nbsp;<br />
<em><strong>MAURO ULIASSI E PAOLO ANGELI</strong></em><br />
<em>giovedì 2 luglio ore 18.30</em></p>
<p>Mauro Uliassi, pluripremiato chef marchigiano, propone due piatti tipici della sua cucina di mare - tagliatelle di seppia con pesto di alga nori e pane burro e alici - accompagnato dalle sonorità magnetiche della chitarra sarda preparata di paolo Angeli, affascinante strumento nato dall&#8217;incontro tra avanguardia extra-colta e tradizione popolare. Le mille sfumature di gusto, la varietà e la ricchezza dei sapori sono esaltate dalle composizioni visionarie di Angeli, che con la sua musica evoca gli ingredienti utilizzati dallo chef e amplifica le sensazioni del pubblico mentre assaggia il piatto. Un viaggio affascinante in cui la tradizione mediterranea viene reinventata attraverso l&#8217;incontro con altre culture e la sperimentazione di nuovi percorsi creativi.   </p>
<li>Mauro Uliassi</li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/mauro.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Nasce a Senigallia nel 1958. Conseguito il diploma alber- ghiero, frequenta per due anni la Facoltà di Sociologia a Urbino.<br />
Inizia il suo apprendistato in cucina con lo chef Cordon Bleu Lucio Capannari. Nel 1990 con la sorella Catia apre il ristorante Uliassi, sul porto di Senigallia.<br />
Riceve importanti ricono- scimenti, tra cui il premio Cucina Eccellente dell&#8217;Acca- demia Italiana della Cucina (1993) e Cuoco dell&#8217;Anno (2000). Nel 2008 è &#8220;pranzo dell&#8217;anno&#8221; e &#8220;piatto dell&#8217;anno&#8221; secondo la Guida Espresso, riceve il premio Kungsfenan a Goteborg e quello per il miglior brodetto d&#8217;Italia a Pesaro. Nel 2009 ottiene la seconda stella della Guida Michelin, dopo aver ricevuto la prima nel 1995.</p>
<li>Paolo Angeli </li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/paolo.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Musicista di Palau, si laurea in Etnomusicologia al Dams di Bologna. Con la sua chitarra sarda preparata - strumento orchestra a diciotto corde, ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria - compone una musica inclassificabile, sospesa tra free jazz, folk noise, pop minimale. Nel 1995 pubblica il suo primo album Dove dormono gli autobus, a cui fanno seguito Linee di fuga (1997), Bucato (2003), Nita, l&#8217;angelo sul trapezio (2005), Tessuti (2007). Ha collaborato con Fred Frith, Antonello Salis, Hamid Drake, Pat Metheny, Jon Rose, Otomo Yoshide, Evan Parker.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>ENRICO CRIPPA E BEATRICE ANTOLINI</strong></em><br />
<em>venerdì 3 luglio ore 18.30</em></p>
<p>Beatrice Antolini, nuova rivelazione della scena indie-rock, ha composto un brano musicale originale per la straordinaria insalata di Enrico Crippa &#8220;21 o 31 forse 41&#8243; fra erbe, fiori, semi, foglie. Un trionfo di freschezza e colori, una delicata composizione in cui lo chef ricerca l&#8217;armonia e l&#8217;equilibrio dei sapori. La cucina di Crippa, nella sua raffinata semplicità, esalta la naturalezza degli ingredienti: ogni elemento sembra scontato, ma è il risultato di un accurato lavoro che aspira alla celebrazione del gusto. Il susseguirsi di sapori della ricchissima insalata del cuoco di Alba trova la sua naturale corrispondenza nella vivacità della musica di Beatrice Antolini, che accompagna la preparazione del piatto. Una performance di dirompente energia, che delizierà il palato di tutti. </p>
<li>Enrico Crippa </li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/enrico.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /> </p>
<p>Nasce a Carate Brianza nel 1971. Dopo il diploma alberghiero, lavora come commis nello storico ristorante milanese di Gualtiero Marchesi. Collabora con alcuni tra i migliori chef europei, tra cui Christian Willer a La Palme d&#8217;Or (Cannes), Gislaine Arabian al Ledoyen (Parigi), Michel Bras (Laguiole), Ferran Adria a El Bulli (Roses). Nel 1990 e nel 1992 riceve il primo premio del Concorso Artistico di Cucina. Per tre anni svolge l&#8217;attività di chef in Giappone, a Kobe per Gualtiero Marchesi e a Osaka per il Rhiga Royal Hotel. Qui conosce l&#8217;autentica cucina nipponica, che lo affascina, soprattutto sotto il profilo filosofico. Tornato in Italia, continua a lavorare come chef e nel 2003 inizia a progettare con la famiglia Ceretto il ristorante Piazza Duomo, ad Alba.</p>
<li>Beatrice Antolini</li>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/beatrice.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Artista rivelazione della scena indie-rock italiana del 2008.<br />
Beatrice Antolini è una delle voci più originali del song-writing di casa nostra.<br />
Nel suo secondo disco, che s&#8217;intitola A due,  uscito nel mese di ottobre 2008 per Urtovox, tutti gli strumenti sono suonati dalla stessa Beatrice.<br />
A riconferma del suo talento, l&#8217;album ha entusiasmato anche la critica più snob e severa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MASSIMO BOTTURA E STEFANO FRESI</strong></em><br />
<em>sabato 4 luglio ore 18.30</em></p>
<p>In un&#8217;atmosfera che richiama quella della New York anni &#8216;20, Massimo Bottura, nome di punta della nuova generazione di chef italiani, e Stefano Fresi, poliedrico artista romano che si divide tra musica, teatro e cinema, presentano una divertente e gustosa performance in perfetto stile Little Italy. Bottura preparerà degli spaghetti meatballs, tipico piatto della tradizione italo-americana, qui reinventato dal cuoco modenese: uno spaghetto aglio olio peperoncino con delle piccole polpette, il tutto adagiato su una crema di pomodoro. Stefano Fresi, nella veste di istrionico cantante lirico, affiancherà lo chef eseguendo un medley di famose arie d&#8217;opera reinterpretate in chiave umoristica. Un incontro all&#8217;insegna dell&#8217;ironia e della comicità, che non deluderà i gourmand più esigenti.   </p>
<li>Massimo Bottura</li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/massimo.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Il percorso di Massimo Bottura è segnato dall&#8217;incontro con i grandi maestri: Alain Ducasse, Ferran Andrià, George Cogny. Crea una cucina di territorio unica e contemporanea che unisce tradizione e innovazione, scardinando le regole con combinazioni originali di ingredienti. Nel &#8216;95 apre l&#8217;Osteria Francescana, nel centro storico di Modena. Ottiene diversi riconoscimenti, tra cui il premio internazionale Lo Mejor de la Gastronomia (2005), le due stelle Michelin (2006), il premio Leccio d&#8217;Oro Montalcino (2008), il tredicesimo posto nella classifica dei migliori ristoranti al mondo e il primo in quella dei ristoranti italiani nel prestigioso World&#8217;s 50 Best Restaurant (2009).</p>
<li>Stefano Fresi </li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/stefano.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Nasce a Roma nel 1974. Studia pianoforte con Uccio Sanacore e Andrea Beneventano, armonia e composizione con Andrea Avena e Giorgio Guidarelli. Insegna presso la scuola di recitazione Cantiere teatrale e collabora con le scuole Percento musica e St. Louis Jazz School. Compone musiche per film, spettacoli teatrali, spot pubblicitari e per varie emittenti televisive. Lavora come autore di testi in trasmissioni Rai e Mediaset. Recita a teatro con i Favete Linguis, partecipa a note fiction e a diversi film, tra cui &#8220;Lucia&#8221; di Pasquale Pozzessere, &#8220;Romanzo Criminale&#8221; di Michele Placido, &#8220;Riprendimi&#8221; di Anna Negri e &#8220;Intelligence&#8221; di Alexis Sweet.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>MASSIMILIANO ALAJMO E PASQUALE MIRRA</strong><br />
</em><em>domenica 5 luglio ore 17.00</em></p>
<p>La dimensione multisensoriale è un aspetto importante della cucina di Massimiliano Alajmo, giovanissimo chef tre stelle, e del percorso musicale di Pasquale Mirra, eclettico vibrafonista. Nasce così un&#8217;originale performance in cui il gusto viene stimolato attraverso l&#8217;udito, l&#8217;olfatto e la vista, offrendo al pubblico un&#8217;esperienza sensoriale unica. Per l&#8217;occasione, Alajmo ha scelto di proporre scampi marinati con salsa di mandorle, arancia, mandarino e granita di worcestershire. Il piatto viene evocato dalle note del vibrafono di Mirra, che introducono i diversi ingredienti e descrivono le fasi di preparazione, dalle seducenti essenze di Lorenzo Dante Ferro e dalle immagini video realizzate da Invernomuto durante l&#8217;incontro tra lo chef e il musicista nella cucina del ristorante Le Calandre. </p>
<li>Massimiliano Alajmo </li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/massimilano_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Nasce a Padova nel 1974. Diplomato all&#8217;istituto alber- ghiero, inizia a collaborare con importanti chef in Italia e in Francia. Nel 1994 assume la guida del ristorante di famiglia Le Calandre a Sarmeola di Rubano, conservando la stella della Guida Michelin conqui- stata nel 1992 dalla madre Rita Chimetto.<br />
E&#8217; lo chef più giovane della storia ad aver ottenuto le due stelle (1996) e le tre stelle Michelin (2002). Nell&#8217;ottobre del 2006 pubblica insieme al fratello Raffaele il libro &#8220;In.gredienti&#8221;, editato in casa, che nell&#8217;aprile 2008 riceve a Londra il premio &#8220;Gourmand World Cookbook Award 2007&#8243; come miglior libro di cucina in Italia e nel mondo. Partecipa come relatore a importanti convegni internazionali e a manifestazioni gastronomiche, tra cui Identità Golose, Squisito!, Lo Mejor de la Gastronomia e Tokyo Taste.</p>
<li>Pasquale Mirra</li>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/pasquale_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />  </p>
<p>Pasquale Mirra nasce nel 1976 a Salerno, città in cui si forma musicalmente. Nel 2001 si trasferisce a Bologna e diventa membro dell’associazione BASSESFERE, collettivo nato nel capoluogo emiliano e formato da musicisti impegnati a sviluppare e divulgare la musica improvvisata. Partecipa a numerosi festival italiani e internazionali. Collabora con molti musicisti italiani e stranieri, tra cui il batterista americano Hamid Drake, il polistrumentista inglese Fred Frith e il compositore americano Butch Morris.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090630122653"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090630122653?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090630122653" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090630122653&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F06%2F1-1-2-cibo-musica-passioni.-la-matematica-non-e-un-opinione."/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Anzi, passioni. Sentimenti che toccano tutti i protagonisti dell&amp;#8217;esperienza: da chi la propone a chi intende viverla intensamente. 
Cibo e musica, coinvolgendo le diverse comunità di[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Laboratorio di biscottini</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/laboratorio-di-biscottini</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/laboratorio-di-biscottini</guid>
	<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:38:40 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/laboratorio-di-biscottini#comments</comments>
    <category>sapori_letterari</category><category>biscotti fatti in casa</category><category>fare i biscotti</category><category>filippo guzzi</category><category>racconti scrittura gastronomica</category><category>sapori letterari terra ferma</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/laboratoriobiscottini.jpg" class="left" border="0" width="432" height="325" alt="" /><br clear="both" />Laura odiava il laboratorio di biscottini.<br />
Non sopportava che la signorina Gigliola le facesse sempre preparare l’albume d’uovo per spennellare, viscido come il vomito a digiuno.<br />
Laura tremava di fastidio di fronte alla gentilezza invisibile della strega che le ripeteva che non c’era bisogno di comprare gli stampini, che bastava schiacciare delle forme col pugno, stringendo la pasta nella mano.<br />
Laura non sopportava la faccia di sua madre il giorno della visita. Obbligata ad assaggiare lo stesso biscottino ormai da 3 anni, tutti i mesi, il primo sabato del mese, quando passava a trovarla in Istituto.<br />
Avrebbe voluto offrirle dei cuori, dei pupazzetti, delle piccole lune.<br />
Offrirle qualcosa di bello da mangiare. Non quegli stronzetti di farina e burro, ricoperti di uovo.</p>
<p>Gli anni erano passati lentissimi dai primi momenti difficili, dalle prime ferite, dal primo ricovero che aveva aperto poi le porte della Casa di Cura.<br />
A 10 anni fissava la lavatrice arrotolare i vestiti nella centrifuga, adesso, a 23 anni, ora che avrebbe voluto scappare via, fissava il forno che cremava la pasta frolla, mentre la vecchia Gigliola s’era appisolata, stanca, dopo averle impartito, sorridendo, l’ordine di stare attenta a non far bruciare tutto il bel lavoro che avevano fatto. Bel lavoro di merda che avevano fatto!</p>
<p>La zona dell’Istituto con le salette dei laboratori era un vecchio corridoio di un reparto, dove le stanze singole erano state riadattate, ripulite e verniciate in azzurro. Poi attrezzate con tutto quello che occorreva a trasformarle in luoghi adatti alle attività ricreative e di svago.<br />
A passare per il lungo corridoio si vedevano tante porte in fila come una serie di stanze in un grande hotel in riva al mare. Ma, in realtà, erano solo altre ragazze rinchiuse e infermiere e educatrici e dottori.</p>
<p>Laura aveva conosciuto Manuela al laboratorio di Intrecciare il bambù.<br />
Manuela pesava più di 100 chili ed era alta quasi 2 metri. Portava i capelli unti, con la riga in mezzo e lenti spesse in occhiali di plastica quadrati.<br />
Mangiava come una balena tanto che le tenevano il cibo sotto chiave, con l’approvazione di quelli dei Diritti Umani. Parlava tantissimo e aveva sempre da fantasticare sul cibo e sul sesso.<br />
Era simpatica, Manuela, faceva ridere anche se però aveva quel difetto che voleva sempre aver ragione lei. Ma Laura in quegli anni aveva imparato a diffidare della perfezione. A lasciare andare, ad accettare.</p>
<p>Al rumore di legno della porta battuta da fuori la signorina Gigliola si destò. Laura la vide mettere su quella faccia da Chi-poteva-mai-essere?, quella faccia sorpresa ma paziente che si dovrebbe mettere su, secondo il manuale della Brava Casa, quando qualcuno bussa alla porta.</p>
<p>Laura invece sapeva chi era a bussare. Sapeva chi stava dall’altra parte. C’erano accordi precisi. Presi intrecciando cestini di vimini.<br />
Manuela era lì per liberarla dalla gabbia.<br />
E da chi le diceva: Il dottore ancora non vuole farti andare che devi imparare a badare a te stessa<br />
Tua madre non vuole. Ma mamma?!<br />
Tuo padre non vuole. Anche se Laura non sapeva chi fosse suo padre. Solo nel ricordo più lontano, un uomo le tendeva la mano per salutarla.<br />
Liberarla da chi le ripeteva Sei tu che non vuoi, che ancora ti graffi la faccia a quel modo, sciocchina.<br />
Sciocchina il tuo culo!</p>
<p>Quando la signorina Gigliola aprì la porta Manuela le puntò il dito in faccia e disse qualcosa che sembrava: Io vedo la maschera che indossi. E con una mossa rapida la girò di colpo, le bloccò un braccio e le chiuse la bocca coprendola con una mano.<br />
Ora che la si era fatta prigioniera bisognava impedire che Gigliola gridasse e chiamasse aiuto.<br />
Manuela disse che il metodo migliore era: Impacchettare.<br />
Con il domopack del laboratorio, usato per conservare il burro aperto, avrebbero dovuto fasciarla e renderla inattiva.<br />
Iniziarono dalla mani lasciate lungo il corpo come per un tuffo a candela.<br />
Laura cominciò lenta, incerta, con la pellicola che non si appiccicava bene e che scivolava all’ingiù ma poi svolti i primi giri cominciò a correre in cerchi veloci attorno ad Gigliola. Il domopack fece presa e si irrobustì. Srotolare la pellicola risultò così più facile e a Laura piacque tanto che non voleva più smettere. Volle provare anche Manuela.<br />
E le girarono attorno come ballerine e la coprirono tutta dalla testa ai piedi fino a che anche la testa rimase bloccata, la faccia come dietro a una vetrata sporca.</p>
<p>La vecchia Gigliola si spaventò al punto da pisciarsi addosso e fece un lago con lo scroscio e non le vennero i capelli bianchi perché li aveva già i capelli bianchi.<br />
La adagiarono a terra come un tappeto persiano pregiato.<br />
Manuela alzò una mano come per prendere una pausa, uscì e rientrò quasi subito.<br />
Le borse della spesa le pendevano pesantemente dalle braccia.<br />
C’era del cibo là dentro, messo da parte per la fuga e per la prima notte che avrebbero passato sotto i ponti. Perché fa freddo sotto i ponti come fosse inverno per sempre.</p>
<p>Si voltarono sentendo dei rumori pesanti come di un tamburo lontano. Guardarono la vecchia Gigliola dibattersi come un verme che si agita per scappare. Che cercasse aria per non soffocare non venne loro in mente. Non ci pensarono proprio in quegli attimi. Rimasero fisse a guardare Gigliola la tarantolata. Che si agitava seguendo un ritmo preciso, quasi ipnotico. Colpi sordi ripetuti a tempo.<br />
Non si sa come successe, ma forse qualche vena nel naso non resse e scoppiò e l’interno della plastica si colorò di sangue acceso come un palloncino che esplode, come una cicca bigbabol alla ciliegia che ti si appiccica al volto, per sempre.</p>
<p>Laura si strinse la vestaglia attorno al corpo magro, sentendosi a disagio alla vista di quel rosso acceso. Restò lontana fino a che la vecchia si placò. Quindi avvicinatasi, ma non molto, si inginocchiò quasi in preghiera. Guardando quel corpo disteso, cercando nel mare rosso lo sguardo della signorina Gigliola, stentava a capire se quel silenzio fosse solo una pausa. Se la vecchia avrebbe ripreso il frenetico ballo di prima.<br />
Manuela la chiamò e disse che era ora di andarsene di lì.<br />
Laura fissava Gigliola, che, ormai era chiaro, non si sarebbe più mossa. Si sforzò di immaginarla giovane e innamorata, prima che fosse venuto il tempo di fermarsi a una vita senza colori, appiattita e brulla, addolcita solo da qualche piccolo furto di zucchero a granelli. Ma faticava a concedere quell’età alla signorina Gigliola. Non le riusciva di essere generosa.<br />
Si sentì scuotere le spalle, Manuela insisteva per andare.</p>
<p>Laura non prese nulla da quel posto perché una regola le si era ben impressa in testa: mai far vedere le proprie emozioni.<br />
Ogni oggetto preso poteva essere un indizio. Ogni oggetto lasciato un ricordo in meno.<br />
Gettò uno sguardo al forno. Forse era tempo di ritirare i biscottini stretti a pugno. Spalancare lo sportello e con il guanto di protezione sfilare la teglia e appoggiarla sul piano in acciaio e valutare come fossero ben dorati e fragranti. Ma non quella volta, quella volta i biscottini si sarebbero sbriciolati in mucchietti di polvere nera bruciata.</p>
<p>Uscirono dall’Istituto, passando la guardiola del controllo, per un colpo di fortuna come capitano a quegli ubriachi che camminano attraverso il traffico senza essere investiti, anche se non vedono un accidenti e prestano la propria vita al caso.</p>
<p>Ormai in strada, libere, andarono veloci trattenendo un sorriso, ma strane, quasi a disagio, come meravigliate di tanta facilità. Quasi che avessero dovuto pensarci prima.<br />
Scesero il grande viale alberato e camminarono dritte fino ai primi negozi che introducevano al centro città. Indecise ora su quale direzione prendere rallentarono il passo guardandosi attorno.<br />
Poi Manuela fermò Laura prendendola per un braccio e la invitò in pasticceria. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/obesa_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="152" alt="" /></p>
<p>Una ragazza di 100 chili che ordina due torte da mangiare al tavolino per festeggiare e l’amica in vestaglia e pantofole non possono non dare nell’occhio.<br />
La signora del negozio fu gentile come fosse stata a un rinfresco di dame di carità. </p>
<p>Svolazzò loro attorno preparando il tavolino come fosse un altare: tovaglietta di pizzo, piattini dorati e portatovaglioli in ceramica azzurra.<br />
Laura non prese niente per sé solo pensava che sarebbe stato meglio andare, dare un taglio ai festeggiamenti e allontanarsi di lì. Ma Manuela aveva appena affondato il coltello nella crosticina glassata di una Sacher per quattro. E riempitasi la bocca fece un gesto con la mano che voleva solo dire di aspettare un po’. E poi c’era la Saint Honoré di 15 cm di diametro lì di fianco. E la indicò a Laura con un rapido scatto della testa. Come a dire Guarda che spettacolo, dai aspetta.<br />
Manuela era simpatica, ma voleva sempre aver ragione lei. E Laura aveva imparato che nelle persone non si cerca la perfezione.<br />
Ma è l’imperfezione in certi casi che stona come una campana di marzapane.</p>
<p>Laura si guardò attorno nella pasticceria per impegnare il tempo anche.<br />
Quindi vide un cartello, alle spalle della signora che era rimasta a fissarle col sorriso stampato in viso continuando a pulirsi le mani sul grembiule o forse a lisciarsi il vestito.<br />
Laura si sporse e lesse che il cartello diceva: Cercasi apprendista pasticciere.</p>
<p>Che bello sarebbe stato! Avrebbe voluto correre dietro al banco e togliere quel cartello e dire alla signora e ripeterle Io, ci sono io che voglio imparare. Avrebbe potuto preparare i pasticcini con la frutta che erano i suoi preferiti. La vaschetta di pasta frolla, la crema pasticcera i frutti di bosco spolverati di zucchero a velo, solo un velo. Ma avrebbe imparato qualsiasi altra cosa, felice di farlo, perché sarebbe stata una cosa vera, reale.<br />
Avrebbe finito di fare finta di preparare dolci.<br />
Laura si voltò verso la strada e, proprio allora, vide due uomini vestiti da infermieri e uno con la divisa da guardiano correre lungo la vetrina come in una comica dei film muti. Per poi fare dietro front, appiccicare le loro facce al vetro e mettersi a fissarle.<br />
Gli infermieri e il guardiano dell’Istituto. Laura li riconobbe sicura ma non le parvero felici di averle ritrovate piuttosto meravigliati per l’agghiacciante normalità di quella scena da caffé parigino, come se si fossero trovati in un museo, di fronte a un quadro di Toulouse-Lautrec.<br />
<img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/touloselautrec.jpg" class="left" border="0" width="432" height="392" alt="" /><br clear="both" /></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090629163840"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090629163840?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090629163840" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090629163840&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F06%2Flaboratorio-di-biscottini"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Laura odiava il laboratorio di biscottini.
Non sopportava che la signorina Gigliola le facesse sempre preparare l’albume d’uovo per spennellare, viscido come il vomito a digiuno.
Laura tremava di[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Saporiti, gli scrittori strapazzati</title>
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	<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:05:21 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
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    <category>recensioni</category><category>bistecca con cipolle</category><category>letteratura gastronomica</category><category>maria grazia accorsi</category><category>personaggi letterari a tavola</category><category>pietanze gastronomiche</category><category>sellerio editore palermo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/FRITTATEDAUTORE.jpg" class="left" border="0" width="258" height="432" alt="" />Scrive invece <strong>Maria Grazia Accorsi </strong>in un  libro che strapazza gli scrittori come uova e ne fa delle saporite <strong>Frittate d’autore (Sellerio editore Palermo) </strong>che la più scriteriata, screanzata e sguaiata padrona di case letterarie che abbia mai organizzato un pranzo è la Mrs Bennet di Jane Austen in “Orgoglio e pregiudizio”.</p>
<p>Essendo la Austen nata più di un secolo prima della Woolf, viene da pensare che quest’ultima avesse una diversa prospettiva gastrono- mica, nonché un’enorme fame di parole.</p>
<p>Ritengo che sarebbe ben felice di trovarsi tra le mani il libro della Accorsi, con la moltitudine di pietanze letterarie, consumate nelle tante cucine che costituiscono la fetta più gustosa della letteratura.</p>
<p>Ma in realtà la Accorsi conforta la Woolf e nell’introduzione - o forse antipasto? - del suo precedente <strong>Personaggi letterari a tavola e in cucina</strong> (anch’esso edito da Sellerio), dice che solo ora che la cucina è tanto alla moda (attenzione, non facciamo con…fusion: non le mere ricette, ma ciò che accade nelle cucine e sulle tavole, più o meno nascoste tra le pagine dei libri, che si sta approfondendo, tra le parole e tra le pause, come la letteratura abbia parlato del cibo e di ciò che vi ruota attorno: approvvigionamento, preparazione e meritato consumo) che si è arrivati a un consapevole sistema critico e, aggiungerei, alla presa di coscienza che leggere è un gusto in senso lato.</p>
<p>C’è un grosso rischio, però.<br />
Che tali testi critici possano essere pedanti e che siano utilizzati solo da pochi addetti ai lavori, mentre il grande pubblico, il lettore medio, preferisca leggersi il tal romanzo, piuttosto che la sua vivisezione ancorché gastronomica.</p>
<p>Rischio che sicuramente non corre <strong>Maria Grazia Accorsi</strong>, che ha scritto libri di critica da leggere come romanzi, libri dove alle tavole letterarie viene aggiunto un posto in più.<br />
Per il lettore.</p>
<p>Ogni scrittore ha il suo linguaggio, anche gastronomico, e l’autrice ci guida in un excursus gastronomico-letterario passando per personaggi primari o secondari della letteratura, tutti in grado di offrirci nuovi gusti e nuove suggestioni, culinarie e non.</p>
<p>Come le donne di Francis Scott Fitzgerald, la Nicole di &#8220;Tenera è la notte&#8221; o la Daisy del &#8220;Grande Gatzby&#8221;, tanto belle e snelle ed eleganti, quanto ricche e viziate e immorali, che consumano solo spuntini di lusso, tipo biscotti salati con lo sherry.<br />
I Corbu, ricca famiglia sarda, di cui Grazia Deledda descrive la dispensa: piena di provviste che sono il segno della sicurezza e della ricchezza.<br />
L’impenitente e ubriacone Ginger Ted che Willam S. Maugham, grazie a un certo pudding, fa convertire da una missionaria che diventerà sua moglie.<br />
I De Coninck e il loro variegato mondo nel quale rientra la &#8220;Cena a Elsinore&#8221; di Karen Blixen, forse più nota per le sue (tristi) esperienze in Africa.<br />
Lina, la moglie di Umberto Saba, che aveva passato i due terzi della sua vita in cucina ad ammannire per i suoi cari cibi non molto variati, ma dai quali emanava, come da un uguale centro affettivo, un uguale irradiante calore.</p>
<p>E molti altri, anche collocati sul rovescio della medaglia.<br />
Come lo studente Raskòl’nikov che Dostoevskij colloca in una bettola con pochi cibi esposti, fette di cetriolo, biscotti neri e pesce tagliato a pezzi, dall’odore nauseante.<br />
Kim, il ragazzino che la penna di Kipling ha strappato dalla strada di Lahore mandandolo in Inghilterra, ma lasciandolo desideroso di stufato di montone con burro e cavoli, di riso macchiato di saporosi cardamomi oppure vivacemente tinto di zafferano.<br />
Il contadino Ling Tan di Pearl S. Buck, per il quale, come per tutta la sua gente, il riso è l’insostituibile, preziosissima fonte di nutrimento a colazione, a pranzo, a cena.</p>
<p>Naturalmente letteratura e cucina sono spinti da una molla che è l’amore.<br />
Dovrebbero meditare su ciò i signori mariti e i signori figlioli quando, rientrando a casa, trovano un gustoso piatto di spaghetti ben al dente pronto in tavola. E non dare tutto per scontato.</p>
<p>Altrimenti, alla stessa stregua della Diva Julia, mi viene da chiedere:</p>
<p><strong>“Cos’è l’amore in confronto a una bistecca con le cipolle?”</p>
<p></strong>  <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/bisteccacipolle.jpg" class="left" border="0" width="432" height="300" alt="" /><br clear="both" /></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090629100521"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090629100521?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090629100521" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090629100521&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F06%2F360989"/></p>
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	<description>Scrive invece Maria Grazia Accorsi in un  libro che strapazza gli scrittori come uova e ne fa delle saporite Frittate d’autore (Sellerio editore Palermo) che la più scriteriata, screanzata e sguaiata[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Com’è vicina la luna! </title>
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	<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 20:16:29 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/com%e2%80%99e-vicina-la-luna#comments</comments>
    <category>sapori_letterari</category><category>annamaria anghileri sapori letterari terra ferma</category><category>bangladesh</category><category>don emilio spinelli missionario in bangladesh</category><category>in evidenza</category><category>missioni pime nel mondo e in bangladesh</category><category>volontariato</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/annamariaconlibro_01.jpg" class="left" border="0" width="199" height="432" alt="" />I quindici giorni del corso di preparazione al matrimonio per i giovani fidanzati di Champukur sono trascorsi. Domani tutti torneranno alle loro case per l’inizio dei preparativi per le nozze che i genitori hanno programmato per loro. Essendo l’ultima sera si fa festa. Non c’è la luce elettrica e per rischiarare la zona dove si faranno balli e canti hanno le lanterne a petrolio e, naturalmente, la luna. Per la musica useranno tamburi e strumenti a corda fatti a mano.</p>
<p>Don Emilio, è missionario in Bangladesh, un paese che si è formato dopo la guerra del 1971 col Pakistan; prima era territorio pakistano. Bangladesh significa terra del bengala: Bangla=Bengala, desh=terra.<br />
La lingua che si parla è il bengalese.</p>
<p>Io e Mike, mio marito, da anni facciamo volontariato all’associazione donatori del sangue. Per il nostro venticinquesimo anniversario abbiamo deciso di andare nella missione di Don Emilio che, quasi incredulo, ci ha risposto dandoci delle indicazioni sul periodo migliore, sia per il clima sia per evitare incontri spiacevoli di serpenti o altro, e ci ha chiesto di portare dei cibi che qui non si trovano. </p>
<p>Le missioni del P.I.M.E. in Bangladesh sono presenti da circa 150 anni. La loro è un’opera continua di sviluppo sia nel campo scolastico che in quello sanitario. I missionari insegnano a questa gente a lavorare la terra, a fare il falegname e il meccanico. La religione viene dopo. Dicono che prima devi dar loro da mangiare, poi parlare di Dio, perché è difficile convincerli a pregare se hanno fame. Convertirli al Cristianesimo significa anche fare in modo che le ragazze si sposino non prima dei sedici anni, come prevede la nostra religione. Per loro le bambine a dodici anni sono già donne e non hanno leggi che fissino un’età minima per contrarre matrimonio. Le donne a vent’anni possono essere già mamme di tre, quattro, cinque figli. Se pensiamo che il cibo è scarso, i parti sono numerosi e il lavoro della terra - tutto manuale - è pesantissimo, esse arrivano a una età ancor giovane con il fisico molto consumato.  </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/luna.jpg" class="left" border="0" width="432" height="321" alt="" /><br clear="both" /> </p>
<p>Don Emilio è orgoglioso dei suoi ragazzi e, guardandoli, esclama: “Ma lo vedete quanto sono belli? Che eleganza nei movimenti e che sorrisi luminosi sui loro visi.”<br />
“Sono meravigliosi” rispondiamo noi. Le ragazze specialmente, coi capelli e gli occhi nerissimi contornati da una riga di kajal, il colore della pelle scuro ma non troppo. Hanno sedici anni, appunto.<br />
Una luna curiosa, che spia ogni cosa, illumina tutto e tutti. E’ una serata chiarissima, il cielo è di un blu notte mai visto da noi ed è trapunto di tante, tante stelle, a cerchi, a grappoli e sembra che, allungando una mano, si possano cogliere come frutti.<br />
“Ma come sono vicine la luna e le stelle e come sono più grandi! Me ne prendi una?” dico dolcemente a mio marito, che allunga una mano nel gesto di coglierne qualcuna e poi mi spiega:<br />
“Qui siamo vicini all’equatore. Il cielo non sembra più vicino. E’ più vicino, quindi si vedono meglio i colori, sia l’azzurro del cielo di giorno quando c’è il sole, sia il chiarore della luna e il luccichio delle stelle nella notte.”</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/stelle_01.jpg" class="left" border="0" width="432" height="321" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Questa è una terra povera dove le persone sono denutrite, i bambini crescono deboli e muoiono per malattie che in realtà sono curabilissime, ma il suo fascino è unico e indescrivibile. Qua Dio non rimesta con un cucchiaio d’argento la zuppa di pesce delle stelle come dice il poeta Majakovskij, ma certamente starà facendo bollire un po’ di riso per sfamare i bambini che nascono numerosi e non hanno di che nutrirsi.</p>
<p>Noi, ci trattano come ospiti e quindi ci offrono il meglio del po’ che hanno: uova, pollo, verdure, tè e acqua rigorosamente bolliti. La scarsa igiene, la mancanza di fognature, l’abitudine della popolazione di buttare tutto nei laghi che si formano durante la stagione delle piogge fa sì che, senza le dovute precauzioni, si incorra in una seria infezione. Prima di partire ci siamo vaccinati contro il tifo, ma non basta.<br />
“Nella stagione calda” dicono i missionari, “si verificano numerose epidemie di tifo e di colera che causano tanti morti. Ciò è dovuto proprio alla mancanza di igiene.”<br />
Qualche volta ci accompagnano al ristorante. Sono quasi tutti cinesi e si mangia bene: porzioni abbondanti e portate varie, per lo più a base di riso. C’è, sì, la pasta ma è di riso o di soia. Gli spaghetti di soia sono ottimi, cucinati con carne, pesce, verdure e salsa di soia.<br />
Il riso è di tante qualità: come il nostro, più lungo e sottile, più tondo e corto, e viene cucinato in modi diversi. Un piatto che noi chiediamo spesso è un riso molto saporito accompagnato da gamberi di fiume fritti. Con questi gamberi fanno anche delle grosse polpette dal sapore particolare e prelibato. Di contorno ci sono salse piccantissime che non riusciamo a mangiare. Come frutta papaia, banane, datteri e noci di cocco. Volendo, ci sono le scatole di frutta sciroppata importata dall’America. Per bere, acqua o coca cola.</p>
<p>Nelle strade delle città visitate, abbiamo guardato incuriositi le bancarelle dei tipici mercati orientali che mostravano svariate qualità di spezie, frutta, melassa e uova sode. Ci lascia perplessi che le uova siano sgusciate, esposte alla polvere di strade sterrate, e la melassa sia circondata di mosche.<br />
Al nostro chiedere: “Ma l’igiene?”<br />
“Pressoché sconosciuta” ci viene risposto, “però hanno gli anticorpi.”<br />
Gli uomini masticano delle foglie verdi carnose, una specie di tabacco che contiene qualcosa di rosso e le loro labbra sembrano sempre insanguinate, poi sputano rosso. Per terra, naturalmente. Indossano una gonna lunga, colorata, fatta a portafoglio e chiamata lunghi, e un mantello sulle spalle chiamato chador. Le donne portano il shari coloratissimo. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/donneBangladesh.jpg" class="left" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Si nutrono quasi di solo riso: quando il raccolto è abbondante mangiano due volte al giorno, quando scarseggia una sola volta. Le loro cucine sono all’aperto. Scavano un buco nel terreno, vi appoggiano della legna incrociata e accendono il fuoco. Sopra vi mettono sopra un poggia-pentola e nella casseruola riso con altre pietanze, se ci sono.<br />
Chi può alleva polli o cinghiali, ma non se ne vedono molti. Si vedono anche pochi gatti: probabilmente li mangiano. I cani sono pochi, magri e brutti. Le mucche sono sacre e il latte è scarso. Maiale e alcool sono proibiti, ecco perché i missionari ci hanno chiesto di portare, tra l’altro, salami e liquore. A volte la sera li vediamo un po’ brilli, ma sempre così stanchi che fanno tenerezza.</p>
<p>Andando a visitare le varie missioni, abbiamo conosciuto tanti padri, qualcuno già avanti con gli anni. Sono talmente affezionati a quelli che chiamano la mia gente che, sebbene anziani, non vogliono più tornare in Italia. Uno di loro, don Enrico, ci ha offerto del riso bollito condito solo con olio di ravizzone. E’ un olio estratto da un fiore giallo che sboccia anche da noi, ma che prima di fiorire è un’erba verde che si fa bollire e poi si scola, quindi si passa nell’olio con un po’ d’aglio e, a piacere, qualche spezia: le nostre cime di rapa.<br />
Abbiamo visto delle vere e proprie oasi. Giardini con tante palme di cocco, alberi del tamarindo, papaia, ananas e fiori meravigliosi. Le stelle di Natale sono alte circa due metri circa e nascono spontanee. Ornano i viali lunghe file di tageti, astri e altri fiori; campi di lenticchie in fiore diventano un prato.<br />
A Dinajpur, quasi al confine col Nepal, abbiamo trovato una missione tutta nuova con un vasto terreno dove i padri coltivano cose nuove che provano a conservare. Come i peperoni che abbiamo trovato a giusta maturazione. Muniti di un cesto capiente, li abbiamo raccolti e cucinati. Con una parte abbiamo fatto una grande peperonata che è piaciuta tantissimo, e il resto avremmo voluto scottarlo con acqua e aceto per poi gustarlo con un po’ d’olio. Ma l’aceto non c’era. Non consumando vino, non hanno nemmeno quello.<br />
Un padre ci ha chiesto se noi riusciamo a conservare questa peperonata.<br />
“Si” abbiamo riposto prontamente. “La facciamo cuocere un po’ al dente, la mettiamo nei vasetti che sterilizziamo e così la conserviamo per un po’ di tempo.”<br />
Ci siamo offerti di farlo anche per loro.<br />
“Sarebbe bello” ha detto, ”ma i vasetti dove sono?”<br />
Un velo di tristezza si è posato su di noi che siamo rimasti senza parole di fronte alla difficoltà di una cosa così semplice.</p>
<p>Se, dopo quest’esperienza indimenticabile, mi chiedessero com’è il Bangladesh risponderei che non lo si può raccontare, che bisogna visitarlo, conoscerlo&#8230;<br />
Direi che la luna non è la stessa che vediamo noi e soprattutto che è ingiusta: guarda con indifferenza chi sciupa il cibo e chi muore di fame; chi ha fastose ville e chi solo una capanna, chi si rovina la vita con la droga e chi la dedica interamente all’amore per gli altri.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/donemilio.jpg" class="left" border="0" width="432" height="98" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p><em><strong>Le foto qui sopra ritraggono don Emilio Spinelli nella nuova missione di Buttahara. Chiunque lo desideri, potrà scrivergli e/o inviargli degli aiuti al seguente indirizzo:<br />
Padre Emilio Spinelli - Berandra Catholic Churc -<br />
P.O. Niamatpur 6520 - D.T. Naogaon - Bangla Desh</strong></em></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090627201629"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090627201629?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090627201629" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090627201629&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fcom%25e2%2580%2599e-vicina-la-luna"/></p>
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	</item>
    
	<item>
	<title>Rosso e frizzante</title>
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	<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 15:28:45 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/rosso-e-frizzante#comments</comments>
    <category>racconti</category><category>blog appunti e virgole</category><category>hot topic</category><category>loris navoni</category><category>rcs prsona e città</category><category>ricordi nel vino</category><category>vino rosso e frizzante</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/imgLoris.JPG" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" />“Allora, che mi dici?”<br />
Mio figlio esordisce sempre in quel modo quando vuole parlarmi.<br />
Lo conosco, devo solo asse- condarlo, poi parte con la confessione.<br />
“Che sono settanta, ormai” il traguardo è raggiunto. Negli ultimi anni ho visto molti amici andarsene, ogni anno in più è una benedizione.<br />
“Auguri, allora!”<br />
Si alza a prendere una bottiglia.</p>
<p>I nipoti nell&#8217;altra stanza stanno facendo baccano. Ci fosse ancora mia moglie, sarebbe di là a far giocare la piccola Nadia, o a contenere l&#8217;esuberanza di Francesco. Ma di lei i bambini hanno ormai solo un ricordo sfocato.<br />
È rosso, quel vino, e frizzante.<br />
Come mia moglie, Irene, frizzante, sempre pronta a bere il vino aspro e gustoso della vita.<br />
“Papà?” interrompe lo srotolarsi della memoria.<br />
“Scusa, stavo pensando a tua madre. Sono tre anni, quasi.”<br />
Mi guarda senza parlare. E anche a lui gli occhi si fanno lucidi.<br />
“Ma non sono triste, sai. Ho solo un po&#8217; di nostalgia. Su, fammi assaggiare quel vino!”</p>
<p>Sento il gorgoglio del liquido, lo spumeggiare leggero, il profumo che raggiunge il mio naso è pungente, entra nella testa, solletica i pensieri.<br />
Un piccola trattoria, la prima cena con quella ragazza.<br />
Lo stesso vino.<br />
Nella confusione vociante del locale, il nostro tavolo era un&#8217;isola di silenzio. Solo sguardi, poche parole e quel bicchiere di vino. Si chiamava Irene.</p>
<p>Assaggio un sorso: lo stesso sapore. C&#8217;era l&#8217;ottimismo della nostra giovane età in quella bottiglia, e la voglia di mettersi alle spalle il diavolo della guerra.<br />
Un altro sorso.<br />
Il gas che si sprigiona esplode nel naso in una girandola di sensazioni. Sono vecchio, troppo vecchio, percepisco il presente e il passato come una sola cosa.</p>
<p>Sento mio figlio che parla di Francesco e della scuola appena incominciata, degli altri genitori che sono molto più apprensivi di loro, e questa per lui è una sorpresa, delle spese per i figli, della scuola calcio; non lo ascolto veramente, in verità non lo ascolto affatto, resto in ascolto solo della mia mente che naviga incerta. </p>
<p>C&#8217;era del vino, come in tutte le trattorie di una volta; nemmeno ti chiedevano: lo portavano in tavola come oggi con l&#8217;acqua. Di solito barbera in caraffa. Ma quello era un giorno speciale per noi. Era il mio primo vero stipendio, quindi si doveva festeggiare con una bottiglia di vino. </p>
<p>Rosso, frizzante.<br />
<img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/librovino.jpg" class="left" border="0" width="167" height="250" alt="" /></p>
<p>Sollevo il bicchiere, la luce si frange sulla superficie e restituisce bagliori carminio.<br />
“Papà devo dirti&#8230; ”<br />
Lo so, tante cose devi dirmi. E io quante altre vorrei dire. Perché quando tutto passa, e a separarci non ci sono i chilometri, ma i cieli e la terra, vorresti aver conosciuto meglio le persone che ti sono state vicine, scoprirne tutti i segreti, svelarne l&#8217;intimo essere e aprirti a tua volta con tutta l&#8217;anima, raccontare delle tue aspettative, delle tue ambizioni o condividere le considerazioni sulle cose e sul mondo hai accumulato negli anni.<br />
Ma di questo ti rendi conto troppo tardi, quando il tramonto è sempre più breve e ti colpisce il rimorso di non aver avuto abbastanza coraggio per riuscire a dire “ti voglio bene”.<br />
“Ricordi quando scrivevo poesie per te e per la mamma? Lo sai che mi è sempre piaciuto scrivere&#8230; insomma, ho scritto un libro, e il mese prossimo me lo pubblicano. Sarà in tutte le librerie!”<br />
Vedo lei che si alza, accenna un passo al ritmo della musica emessa dalla vecchia radio gracchiante. Mi invita a seguirla e balliamo tra i tavoli, mentre gli altri avventori ci guardano divertiti.<br />
Non è Irene, è solo la danza dei miei nipoti scatenati intorno al tavolo.<br />
“Papà?”<br />
Poveri figli, pensano che oramai mi sia rimbambito. Non sanno che immergersi nei ricordi è un modo di sopravvivere al dolore.</p>
<p>Ho scritto un libro, memoria cristallizzata dei sogni e delle passioni.<br />
&#8220;Avanti, versami un altro bicchiere, che facciamo un brindisi!”<br />
Il vino esce dalla bottiglia spumeggiando, trascinando vita dall&#8217;imboccatura, vita che noi siamo pronti a ricevere.</p>
<p>I libri e il vino hanno questo in comune: sono memoria dell&#8217;uomo. I primi della coscienza e della sapienza, l&#8217;altro delle sensazioni e dell&#8217;astratto confondersi dei sentimenti.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/caraffavino.jpg" class="left" border="0" width="183" height="250" alt="" /> La musica è terminata, lei è stretta a me; sorride e poggia le labbra sulle mie. Il bacio diventa respiro infinito, qualcuno ai tavoli fischia e commenta, ma noi siamo soli nel nostro universo, siamo fusi nell&#8217;amore che travalica il tempo.<br />
E beviamo un altro sorso di vino.</p>
<p>Rosso e frizzante. </p>
<p>&nbsp;<br />
* * * * * *</p>
<p><em>Il blog di Loris Navoni:<br />
<strong>http://appuntievirgole.blogspot.com</strong></em></p>
 
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	<description>“Allora, che mi dici?”
Mio figlio esordisce sempre in quel modo quando vuole parlarmi.
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	<title>Caro, compra gli spaghetti.</title>
	<link>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/hai-comprato-gli-spaghetti</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/hai-comprato-gli-spaghetti</guid>
	<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 14:26:56 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Loredana Limone</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/06/hai-comprato-gli-spaghetti#comments</comments>
    <category>recensioni</category><category>mangiaspaghetti nel mondo</category><category>spaghetti briolibri</category><category>spaghetti di carla bardi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/letteratura_gastronomica/spaghetti_01.jpg" class="left" border="0" width="188" height="432" alt="" />Ha avuto un idea geniale <strong>Carla Bardi</strong>, l&#8217;autrice di <strong>Spaghetti (Briolibri)</strong>, e di moltissimi altri titoli gastronomici. </p>
<p>Infatti a poche settimane dall’uscita  in libreria, questo particolarissimo libro è già un piccolo caso editoriale, con migliaia di copie vendute e i diritti venduti in una dozzina di paesi.<br />
E d&#8217;altronde non siamo conosciuti e apprezzati, nel modo come mangiaspaghetti?</p>
<p>Anche se contiene ben 130 ricette gustose e di facile realizzazione, divise a seconda del tipo di condimento e tutte peraltro accompagnate da invitanti fotografie, la vera particolarità di questo libro consiste nel formato.</p>
<p><strong>Spaghetti</strong>, infatti, si presenta come una scatola di spaghetti - proprio così!, è originalissimo!&#8221; - con chiusura magnetica.<br />
Dunque, un ricettario dal formato innovativo, stretto e lungo come gli spaghetti, perfetto come idea regalo e per la dispensa di ogni buongustaio, o anche per fare uno scherzo.<br />
Comunque sempre per gustare ogni giorno un piatto diverso della buonissima tradizione italiana.</p>
<p>Un&#8217;avvertenza per i signori mariti che vano a fare la spesa con la lista preparata dalla consorte: quando trovate scritto <em>spaghetti</em> fatevi chiarire bene quali dovete acquistare.<br />
&nbsp;<br />
Ah, io  preferisco gli spaghetti numero 5. <strong>E voi? </strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090626142656"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090626142656?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090626142656" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090626142656&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fletteratura_gastronomica%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fhai-comprato-gli-spaghetti"/></p>
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Infatti a poche settimane dall’uscita  in libreria, questo[...]</description>
	
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