
Hai seguito un percorso insolito per chi consegue una laurea come la tua e hai fatto della gastronomia, da hobby, un’attività. Com’e successo?
Sono cose che capitano.
Sono sempre stato nell’editoria (Rizzoli, Masson, Curcio) e, fin da piccolo, ho avuto la passione per la cucina grazie ad una mamma ghiotta.
Ho imparato l’arte della cucina da solo, sui libri, il volume di Pellaprat “L’Arte della Cucina Moderna” è stato un mio maestro: leggendo, mi sono messo a cucinare. Lo faccio da quando avevo ventidue anni. Non ho mai smesso. L’amore per la cucina è un dono divino. E una sera, nel corso di una cena, mi fu chiesto di scrivere qualcosa per il Corriere della Sera.
Molta gente, pur lamentandosi, si crogiola nella routine. Potresti dare un consiglio a costoro?
Direi: “Avete molto peccato in una vita precedente”.
La passione o c’è o non c’è. Se uno non ha passione, non se la può costruire. Cerchi, comunque, di arrangiarsi al meglio.
“Cuochi si diventa”, il titolo di due tuoi notissimi libri suona come una specie di motto. Ma proprio chiunque può diventare cuoco?
Se s’è la passione, sì. Se c’è metodo, pure, perché anche questo è importante. Purché si utilizzino delle buone materie prime.
L’anno scorso hai pubblicato “Cuoco me”, un carinissimo manuale di cucina per bambini. Come è nato?
E’ nato per caso. Per avvicinare i bambini alla cucina, per interessarli sin da piccoli. Mi hanno ispirato i figli di alcuni amici che amano pasticciare ai fornelli.
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Loredana Limone








