
Per vie traverse, sono approdata ad un libro particolare, sincero, autentico: scritto sulla base di ricordi ed esperienze di vita e di cibi rimasti inalterati nei cuori e nella mente di chi ha “armato” la mano della sua autrice.
Che si chiama Ana Patuleia Ortins ed è una signora americana cresciuta nella cultura portoghese, che è poi quella delle sue radici. Ha scritto “Portuguese Homestyle Cooking” (Interlink Publishing) mettendo insieme le ricette e le informazioni ricevute negli anni dai suoi parenti che discendono da emigranti dell’Alto Alentejo (regione centromeridionale del Portogallo al confine con la Spagna). Nel pieno rispetto delle tradizioni.
Ricette, quindi, non imbastardite dall’evoluzione dei tempi, ma rimaste inalterate al momento della partenza verso l’ignoto… chissà forse inconsciamente anche cercando un riscatto per la grandiosa impresa di Cristoforo Colombo che il re Giovanni II non seppe apprezzare.
Qualcuno potrà obiettare che la cucina portoghese è in parte comune alle varie cucine del Mediterraneo. Sono d’accordo, ma è il modo in cui vengono usati e sposati gli ingredienti che la rende diversa. Ad esempio, come l’inusuale combinazione di carne e crostacei, come i ricchi e squisiti dolci all’uovo, come il particolare impiego di spezie ed erbe per insaporire i piatti, come le inequivocabilmente portoghesi marinate.
Il volume offre una panoramica delle differenze gastronomiche delle varie regioni e si estende fino alle Azzorre (oggi regione autonoma del Portogallo). Perché, come dice Ana, non importa da quale regione o area si provenga, siamo tutti portoghesi. Somos todos Portugueses.
E, dopo la prova ai fornelli, magari un po’ anche noi.
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Loredana Limone








