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Intervista a Luciano Rossi

Luciano Rossi, che ho il piacere di conoscere personalmente da qualche anno, ha vinto il primo premio Giovannino Guareschi 2006 con il racconto “La memoria del vino”. Ingegnere, dirigente d’azienda e docente, ha un’intensa attività di scrittore, tutta dedicata al finanziamento dell’associazione "Il Giunco". Dai documenti del processo canonico alla Monaca di Monza, ha ricavato l’opera lirica "La Signora di Monza" musicata dal M° Angelo Bellisario.


La motivazione della giuria del premio Guareschi è stata la seguente:

Un racconto magistralmente costruito, fra realtà e fantasia, con una prosa colloquiale e diritta che scolpisce le figure dei due protagonisti nella loro originale umanità. E con l’affermazione di un binomio affascinante: vino e letteratura.

Ma io sono curiosa di sentire la viva voce dell’autore.

 

Chi, che cosa ti ha ispirato questo racconto?

La figura, realmente esistita, del ciabattino Monsieur Jean Baptiste, il suo dialogo asciutto che man mano apriva al turista in vacanza un’inattesa passione per la lettura ed i libri. Ciò rivelò una straordinaria comunione d’interessi, la sua capacità di memorizzare brani di poesia e di narrativa alpina ed una pagina autentica di piccola storia locale.

 

Quanto c’è in te di M. Jean Baptiste (personaggio che, a mio avviso, con le sue peculiarità potrebbe diventare il protagonista di un romanzo)?

Non molto. Non si era mai mosso dalla sua valle tranne che per il servizio militare, ovviamente negli Alpini, e per le peripezie della guerra mondiale mentre io, per il mio lavoro e per conoscere altre culture e scalar montagne, ho girato mezzo mondo. Rimasi inoltre sorpreso per la sua eccezionale memoria mentre io non ricordo a mente neppure una delle mie poesie: nelle frequenti letture pubbliche ho sempre i testi sul leggio per potermi concentrare sull’interpretazione, sull’espressione temendo l’improvvisa sparizione del testo dalla mente.

Potrebbe essere un coprotagonista di un romanzo, è vero. Forse un punto di riferimento, costante e disponibile, per un giovane com’ero allora, tormentato dalla “Anatomia dell’irrequietezza” per ricordare Bruce Chatwin.

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