
Cadde la goccia sull’immacolato polsino; uno sguardo feroce al cameriere, poi l’occhio andò sulla bottiglia che teneva in mano, scelta con cura sulla carta, il vetro a preservare l’elisir custodito lungamente nel rovere di Slavonia.
Vidi la segreta cripta nella quale per tanti mesi era maturato, disceso dal purgatorio della cantina.
Fu così che le narici ricordarono il profumo del mosto e la sensazione inebriante quando si apriva il tino per estrarre le vinacce. All’esterno un trattore risaliva il poggio a mezzacosta, raggiungendo le donne sorridenti con il fazzoletto in testa, prone ad operare con le loro forbici le basse viti.
Dipanando i tralci intravidi le forme perfette del grappolo, e quel ceroso indaco degli acini che ora ritrovo sulla mia camicia: ci si può arrabbiare evocando la gioia per la vita?
“Non si preoccupi è solo una goccia”, il giovane tornò in cucina, tirando un sospiro di sollievo

Loredana Limone








