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Pain au levain tra passato e presente

Tra il passato (una stanza annerita, scavata nella pietra di una collinetta nel sud-est della Francia, dove erano lievitate centinaia di pagnotte piacevolmente aspre) ed il presente (una casa di sei piani - con la cucina all’ultimo! – in un paese squinternato della campagna inglese) c’è un pane speciale.

Un pane che nasce a partire dalla mela (un po’ come la storia dell’umanità, se vogliamo), o meglio dal succo di mela, che fermenta grazie all’aria e a cui vengono aggiunge, un po’ al giorno, acqua e farina finché la madre non prende vita propria. E’ il pain au levain.

Esme - la protagonista di Pane e cioccolato, romanzo di Sarah Kate Lynch (Sperling & Kupfer) - conserva ancora, dopo quin- dici anni, quell’elisir schiumoso, il levain originale che ha vivificato ancora e ancora nel tempo e vi fa il pane, mescolandolo con le mani all’acqua e alla farina (non userebbe mai un mixer o un impastatore elettrico) perché vuole immergere le mani in quel preparato, sentire ogni particella trasformarsi. Poi, mentre lo lascia riposare, si occupa del lievito aggiungendo acqua e farina per supplire a quanto ha tolto e rinvigorirlo per il giorno dopo.

Ma, quel pane, lei lo ha troppo idealizzato: apparteneva al suo primo amore, un affascinante panettiere francese che, nel bene e nel male, è rimasto indimenticabile ed indimenticato. Nel bene, perché, come se possedesse la chiave magica della sua serratura, aveva tirato fuori, sia dall’anima che dal corpo, le sensazioni più profonde di Esme, allora ragazza verginale; nel male, perché era stato un terribile mascalzone, uno di quelli da non augurare nemmeno al peggior nemico (nella fattispecie, una carrierista senza scrupoli di nome Jemina Jones).

Ogni tanto la vita (chi non l’ha provato?), non si sa perché, vuole sottoporci a prove il cui senso lo comprendiamo solo a posteriori, quando abbiamo imprecato, maledetto, sbagliato; o meglio, quando siamo arrivati fortunata- mente solo sul bordo del precipizio, come in questa storia, perché la vita stessa tende la mano e trae in salvo.

Così Esme, rischiando di fare un grosso errore, deve superare un’improvvisa dura prova passando per un’altra cocente delusione (un mascalzone non si smentisce mai) prima di ritrovare se stessa tra le braccia di suo marito Pog, l’unico che la ami veramente, la voglia per sé e con sé, così com’è, proprio perché è com’è.

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