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Non con l'aperitivo

C'è un piccione cucinato dalla perpetua del prevosto che, per non alimentare l'incipiente gotta del religioso, lo offre alla vedova Fioravanti: trovata poi misteriosamente morta. C'è il gatto di quest'ultima, messo a mollo nell'acquaio di casa Isnaghi perché perda l'odore di selvatico prima che l'Agostino (suo acerrimo nemico) se lo cucini: in salmì, la sua morte. Deve essere gustoso, perché ci sono altri gatti, quelli che costituiscono la famiglia dell'Eufrasia, ma anche il suo pasto, dato che qualcuno se lo fa cuocere: dal fornaio, con un sugo (condimento a carico di lui) all'olio, prezzemolo, aglio e olive.

E ci sono, naturalmente, le olive, quelle del sugo, certo.
Ma anche… no, non quelle che si piluccano con l’aperitivo, bensì quelle comprese…

Perdonatemi, non posso dirlo! Perché scoprire a cosa si sia riferito Andrea Vitali quando ha deciso d’intitolare questo libro Olive comprese (Garzanti) è un gusto che la mia coscienza non si sente di togliervi.

Ciò che posso fare, però, e lo faccio più che volentieri, entusiasta come sono della lettura appena terminata, è invitarvi a salire sulla giostra della sua narrazione che vi coinvolgerà mente e corpo nella vorticosa serie delle esilaranti vicende che capitano agli svariati personaggi (tutti dai nomi rigorosamente… originali, a dir poco) che popolano questo romanzo e Bellano, piccola cittadina sulla riva est del Lago di Como, dove esso è ambientato e che ha dato i natali allo stupefacente autore.

Olive comprese è un libro che si legge con lo spirito di un fumetto (attenzione, non lo dico in senso riduttivo, tutt’altro), cui secondo me somiglia per le sue inquadrature ora in campo lungo, ora in primo piano, ora nel dettaglio: sempre frutto di una prosa spontanea ed irruente come un fiume in piena, e di una fantasia colta ed ampia, eppure semplice e mai immodesta.

Intorno a quattro amici teste calde che creano disordini in paese, ruotano le storie di Bellano che Vitali fa incominciare nel novembre del 1936, in pieno ventennio fascista, e che vedono coinvolti pressoché tutti i bellanesi di cui le maggiori autorità sono il podestà Bonaccorsi, il maresciallo Maccadò, il signor prevosto.

In questo narrare vorticoso che lascia senza fiato e non permette di staccare gli occhi dalle pagine, ho ritrovato con piacere parole e modi di dire lombardi… smorta, gibboso, puccia… che ho imparato a conoscere e che, dopo tredici anni di permanenza in loco, mi sono familiari… in qualche modo cari.

Va bene, va bene, non sto a raccontarvi la rava e la fava.