
Spesso i romanzi s’intrecciano e la storia di uno è spesso anche di un altro. Come quella che, partendo dalle sue esperienze personali, racconta, attraverso i gusti e la tavola, attraverso le mode gastronomiche, Stefania Aphel Barzini, con sincerità, ironia ed sagacia.
Ne viene fuori il ritratto di come, nella seconda metà del 1900, erano gli italiani: i nostri nonni, i nostri genitori e noi che, fortunatamente ignari del significato di fame e guerra, Così mangiavamo (Gambero Rosso).
Se negli anni ’50 i sapori erano quelli semplici di pane appena sfornato, caffè tostato e soffritto all’italiana (cipolle, sedano e carote) fino a pochi anni prima disperatamente desiderati, nel decennio successivo le vacche magre erano definitivamente sparite, si mangiava bene a casa e durante le gite fuori porta, ormai di moda, quando la memorabile Fiat 600 veniva caricata di svariati cibi cucinati a casa, ma da gustare all’aperto divertendosi. Era, dunque, fugato l’incubo del pane razionato, di cipolle, bucce di patate o di piselli (chi non ha sentito raccontare queste storie anzi, scagli la prima pietra, chi non ha sbuffato ascoltandole, se non deriso ); addirittura si iniziò a sentire l’esigenza di dimagrire, dati i modelli che sin da allora s’imponevano. Dalla contestazione degli anni ’70 che abbracciò anche la sfera gastronomica, si passò alla moda degli anni ’80 a base di snack, hamburger, eccetera, fino a tornare, nei vicini anni ’90, in un normale ricorso storico, a tutto ciò che era stato messo al bando quarant’anni prima, cioè i cibi semplici e genuini quali farro, cicerchie, orzo, pane nero. Motivo? Il progresso, che talvolta fa rima con regresso (leggi cibi transgenici).
Ma questo volume contiene anche un regalo: le immagini che la Barzini ha incluso con generosità, decennio per decennio. Come Carosello, il gelato Piper, il giovane Mike di “Lascia e Raddoppia”, la mucca Carolina, Susanna Tuttapanna, un John Travolta acceso dalla febbre del ballo, che non potrebbero farci commuovere di più neanche se ritraessero i nostri cari parenti.
Così sognavamo, così amavamo, così eravamo. Di conseguenza, così mangiavamo.
La nostra storia. Molto più di un semplice libro.

Loredana Limone








