
Come è nata la tua passione per Dante?
Leggere la Commedia mi è sempre piaciuto moltissimo, fin dal primo incontro con questo poema negli anni del liceo.
Il piacere si è rinnovato e consolidato nella costante rilettura in classe per spiegarlo ai miei studenti, soprattutto perché mi rendevo sempre più conto della ricchezza e profondità di questo testo, che ogni volta riusciva a farmi scoprire qualcosa di nuovo, sempre insospettato e sempre sorprendente.
Nella tua esperienza di insegnante, puoi dirci come vivono gli studenti di oggi il rapporto con il sommo poeta rispetto a quelli di qualche generazione fa?
Leggere la Commedia richiede competenze e finezze culturali, ma prima ancora, linguistiche, ragion per cui l’ostacolo che oggi gli studenti incontrano sempre più spesso è di natura morfo-lessicale, ostacolo che è più o meno impegnativo a seconda della personale ricchezza linguistica (per la quale un ruolo determinante ha senz’altro la conoscenza del latino). Se gli studenti riescono a superare questa difficoltà, quasi una scorza legnosa che racchiude un frutto gradevole e succoso, allora poi si appassionano alla lettura di questo testo, avvincente ancora oggi, capace di affascinare per la solidità di certezze che l’autore vuole esprimere e per la fantasia di trovate, di invenzioni, di costruzioni inaspettate e attraenti che sa mettere in atto, degne davvero di quello che oggi potrebbe essere un grande regista.
Dante a tavola.
Sappiamo dal Boccaccio che Dante era molto parsimonioso nel cibo; il fatto poi che condanni duramente i golosi, sia nell’Inferno che nel Purgatorio, ci fa pensare che non indulgesse ai piaceri della tavola. Ci sono alcuni aneddoti che la tradizione ci ha tramandato a questo proposito Il più rappresentativo del carattere del poeta è senz’altro quello che lo vede ospite di Roberto d’Angiò. Giovanni Sercambi narra (Novella LXXI) che una volta il poeta, invitato alla corte di Napoli dal re, vi giunse vestito con una certa trascuratezza, come soleano li poeti fare. A pranzo, a causa appunto del suo abbigliamento dimesso, fu messo in coda di taula. Dato che aveva appetito, mangiò ugualmente, ma, appena terminato, se ne andò. Il re si rese conto di non aver trattato il grande poeta in modo adeguato e quindi gli mandò un messo per invitarlo nuovamente a corte.
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Loredana Limone









lorena
18 Jun 2010 - 17:47 - #1una scrittrice molto brava,ci insegna à studiare e conoscere dante e la sua grande opera la divina commedia