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I love shopping food

Il cibo può costituire un interessante punto di osservazione delle dinamiche di consumo, dalla trasformazione del significato dell’atto di acquisto e delle modalità attraverso cui esso si concretizza. L’evoluzione del rapporto dell’uomo con il cibo non è isolata dagli altri cambiamenti della socialità umana: al contrario, la preparazione e la presentazione stessa del cibo può farci riflettere su tali cambiamenti.

E’ quanto scrive Mario Gregori, insegnante di Marketing dei prodotti agro-alimentari all’Università di Udine, nel volume Nostro Pane Quotidiano (Forum) che è un corposo studio su atteggiamenti e comportamenti alimentari, come recita il sottotitolo.

Perché le persone anziane hanno la tendenza a tenere in casa scorte di cibo non facilmente deperibile? E’ la fame che hanno patito durante la guerra, fame mai dimenticata e che essi irrazionalmente temono di soffrire ancora.

Ricordo che all’epoca della guerra del golfo, che si temeva avesse ripercussioni anche da noi, si vedevano in giro persone tornare a casa piene di sacchetti della spesa stracolmi. Conseguenza del fatto che guerra vuol dire anche non riuscire a trovare nulla da mangiare.

L’autore, scrive che la cultura del cibo e le regole che la connotano non possono certo essere ricondotte ad una logica meramente utilitaristica; ciò che può essere mangiato è stabilito da una logica che è morale, estetica, significante e che di sicuro si allontana dalla semplice utilità nutritiva.

La ricerca di Gregori, interessante ed utile sia ai fini di studio che di lavoro ha metaforicamente, la struttura di un albero: radici (consumi alimentari individuabili in economia, psicologia, sociologia ed antropologia), tronco (analisi del consumatore), chioma (comportamento del consumatore) e frutti (prodotti alimentari largamente diffusi nell’alimentazione italiana).

Inoltre, l’autore analizza fenomeni come la diffusione dei prodotti biologici e la scelta di cibi etnici ben accetti dai giovani (in contrapposizione all’ atteggiamento di attaccamento alle tradizioni ed alle abitudini dei vecchi) e, in questa fase di progresso-regresso del terzo millennio, la possibilità di acquisto di prodotti genuini direttamente dal contadino e la paura delle intossicazioni alimentari. Alla fine si perviene all’individuazione di alcune costanti che sono presenti in situazioni diverse e che pure configurano elementi di specificità degli atteggiamenti verso i beni alimentari.