
Non ci sono abituata ed è inevitabile che sia nervosa. Ma lo devo fare, non resisto. Da settimane lo sto pedinando, sto studiando le sue mosse e so che si può fare. Naturalmente bisogna tener conto degli imprevisti, ma potrà andare qualcosa per il verso giusto, ogni tanto?
Anche se a me sembra di compiere qualcosa di gravissimo, non pensate che stia parlando di chissà cosa. Non sto per uccidere nessuno, né cercando di rubare. E l’uomo di cui parlo è una persona normale, che non attirerebbe nessuno, ma al quale salterei addosso e per un solo motivo: è “l’omino dei tartufi”.
Non è in verità un omino; la stazza è normale, ma ciò che fa di lui un’irresistibile preda è quel cesto squadrato ed intrecciato che tiene sottobraccio, appena coperto da un panno leggero. Impossibile non indovinarne il contenuto, a meno che non si abbia il raffreddore. L’omino porta un cesto pieno di tartufi.
L’ho beccato un paio di mesi fa alla stazione Brignole; stavo andando a prendere un autobus, ma appena ho avvertito l’inebriante aroma ho cambiato programma e mi sono messa a seguirlo. Non ci crederete, ma l’ho fatto nella speranza che per qualche provvido evento del destino un tartufo sgusciasse via dal cesto ed io potessi appropriarmene.
Se volessi, un tartufo me lo potrei comprare, non è che sia alla fame, perlomeno non in senso metaforico (alla fame ci sono sempre, col mio stomaco che brontola incessantemente). Però il fatto di impadronirmi di un tartufo in maniera illecita mi dà un’ebbrezza che sconfina nell’erotismo.
Dicevo che ho seguito l’omino, che ha attraversato via Fiume e si è poi inoltrato in via Colombo. È giunto alla piazza e, svoltando a sinistra per via Galata, è approdato al negozio di primizie alla cui vetrina ho tante volte appiccicato il naso. Fine dell’avventura; sono rimasta a guardare la frutta esotica esposta in maniera voluttuosa e mi sono malinconicamente riavviata verso Brignole, rimuginando.
Le mie meditazioni sull’accaduto sono proseguite nei giorni successivi nei quali, ricordando esattamente data ed ora dell’interessante incontro, ho cominciato a sviluppare l’idea di provare a beccare di nuovo l’omino, sempre sperando che perdesse qualcosa del prezioso carico. Ed infatti ogni settimana, stesso giorno e stessa ora, lui compiva il medesimo tragitto ma, ahimé, senza mai perdere nulla del contenuto del cesto.
Ed ho quindi concepito il turpe progetto e mi sono decisa adesso, anche perché poi la stagione dei tartufi finisce. Sono appostata al capolinea degli autobus e finalmente lo vedo. Comincio a seguirlo a breve distanza, poi mi avvicino e con un gesto felino scosto di poco il panno che copre il cesto e non provoco nessuna reazione. Bene. Non devo avere indecisioni adesso. Ritorno alla carica e fulmineamente riesco ad infilare la mia mano agile e ad afferrare un tartufo niente male; potrebbero essere trenta grammi di roba. Nessuno mi ha vista; con altrettanta disinvoltura giro sui tacchi e, mettendo il bottino in tasca, riparto verso Brignole.
Sto provando un godimento acuto, che viene interrotto da una voce alle mie spalle: è un amico che sta portando a spasso il suo golden retriever. Ci salutiamo e Loki (il cane) mi salta addosso senza indugi e mi fa perdere l’equilibrio, facendomi finire stesa per terra. Roberto (l’amico) si scusa e mi chiede se va tutto bene. Gli dico di sì, mi sento tutta intera e solo un po’ seccata che dovrò portare i vestiti in lavanderia, quando mi accorgo che no, non va affatto tutto bene.
Nella caduta, il tartufo mi è scivolato fuori dalla tasca ed è rotolato in mezzo al marciapiede, dove ho fatto in tempo a vedere che quel gran figlio di una cagna, ne ha fatto la sua imprevista merenda.
Altro che furto: ucciderei volentieri, adesso. E poi avresti tanto di pedigree? Razza di bastardo che non sei altro!
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Loredana Limone








