
Era una passione che avevo sviluppato fin da bambina ed adesso stava dando i suoi frutti. Il tiro con l’arco.
Mi è difficile dire cosa mi attragga in questa attività. È elegante, precisa, salutare, insomma ha tante caratteristiche che me l’hanno fatta amare immensamente. E mi ci sono impegnata non poco, fino a diventare campionessa regionale e in procinto di partecipare al campionato nazionale.
La stagione felice cominciò quando la nostra società fu acquistata dal conte Tornabuoni, il classico nobile ricco sfondato che generalmente si dedica a vari interessi per puro snobismo e visibilità. Ma, per quanto riguarda il conte, devo dire che mi sembrava sinceramente appassionato a questo sport e non mancava quasi mai di venire agli allenamenti.
Come tanti nella sua posizione aveva una sua dose di eccentricità, che applicò nel mio caso informandosi su che tipo di dolce mi piace particolarmente. Ora, la risposta non era facile, soprattutto non era facile darla immediatamente, e così risposi con la prima cosa che mi venne in mente: “I marrons glacés di Romanengo”. Il conte abbozzò un sorriso e non credetti ai miei occhi quando, il giorno dopo, si presentò agli allenamenti con uno sterminato vassoio di marroni canditi acquistati appunto dalla storica confetteria. Mi spiegò il suo intento: io ero la sua punta di diamante per vincere ai campionati nazionali e quindi per ogni bersaglio centrato perfettamente avrei avuto come premio uno dei dolcetti. La cosa mi sembrò alquanto bizzarra, ma la trovai divertente, e per di più avevo la possibilità di assaporare qualcosa che mi faceva sentire vicino al paradiso.
Ero diventata bravissima, ancora meglio di prima, e mentirei se dicessi che i marrons glacés non c’entravano nulla. Il conte sorrideva sotto i suoi baffi bianchi e sembrava più felice di me. Questa situazione buffa ma idillica andò avanti per circa un mese e mezzo, finché non arrivò Lorena. Anche lei si era distinta ai campionati regionali ed era una giovane promessa, decisamente molto brava. Ma a me fu subito istintivamente antipatica. E non perché mi avesse fatto qualcosa, ma perché il conte, seraficamente, le rivolse la stessa domanda che non molto tempo prima aveva rivolto a me, quella sul dolce preferito. E lei – la cosa mi sembrò ancora più intollerabile – rispose con apparente candore: “I marrons glacés di Mangini”.
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Loredana Limone








