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Una brutta anatroccola

La melanzana, protagonista della tavola estiva, ha una storia che fa pensare a quella del brutto anatroccolo. Infatti nell’anno Mille un medico arabo sparse la voce che aveva due effetti, tanto devastanti quanto contrapposti: da un lato immalinconiva e dall’altro spingeva verso una sfrenata lussuria. Addirittura il nome dell’innocente ortaggio si diceva che derivasse dal latino “malum insanum”: frutto insano, che altera la mente. Niente di più falso.

Per celebrarla, nel pieno della sua stagione, è appena uscito l’ultimo di quei deliziosi quaderni del mangiar sano, questo dal titolo Il sapore viola (Vallecchi) che rievoca il famoso e straziante film di Steven Spielberg (mio regista preferito) dal titolo “Il colore viola”.

L’autrice, Elisabetta Piazzesi, di cui abbiamo già parlato nel recente intervento Allegria, colore, gusto e salute dall’orto al piatto, ha selezionato 50 ricette con le melanzane che vanno dagli antipasti ai primi, dai secondi ai contorni, con due assaggi sorprendentemente dolci.

Sì, perché - come spiega la Piazzesi – ampiamente rivalutata sul piano salutare, oggi la melanzana riscuote anche un grande successo gastronomico: si dice infatti che sia l’ortaggio più versatile in cucina e che con questo ingrediente-base si preparino e si gustino centinaia di piatti diversi in tutto il mondo.

Le varietà più diffuse sono la lunga e la tonda, e tra i nostri piatti più classici ricordiamo la caponata, la parmigiana, la ciambotta e le melanzane ripiene; in Medio Oriente è famoso il “baba ganush”, un antipasto fatto con polpa di melanzana, e nei Balcani la “moussaka”, melanzane fritte o alla griglia con pomodoro, carne e feta.

Attenzione: la melanzana assorbe molto l’olio e i condimenti in genere, per questo è essenziale usare prodotti di primissima qualità. La stessa autrice sottolinea che, nelle ricette, per olio deve intendersi esclusivamente olio extravergine di oliva.

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Affinché questa gustosa brutta anatroccola sia una sempre più splendida cigna.