
Molto spesso, infatti, un sapore, una canzone, la scritta su un portone, una fragranza danno vita alle immagini di un ricordo, e con le note ricomparse nelle mente fiumi di commozione ci avvincono totalmente, come conferma Luciana Navone Nosari nel paragrafo di apertura del suo romanzo Profumo di tiglio (Edizioni Angolo Manzoni).
Non sarà un caso che l’autrice abbia scelto proprio il tiglio come elemento intorno al quale far riallacciare amicizie mai dimenticate e ancor meno lo sarà il fatto che, la narrazione coniugata in prima persona, la voce narrante corrisponda al nome di Maddalena.
In questo libro di suggestioni proustiane, Combray è Villar Perosa, dove peraltro è nata l’autrice, che, non lontano dal capoluogo piemontese, si trova a ridosso di due montagne, popolate da una vegetazione ricca di castagni e da boschi generosi dispensatori di funghi, dove sino all’inizio del secolo scorso gli abitanti vivevano di agricoltura e della vendita di mele.
Invece la storia, di un color giallo avvincente, che inizia con il dipanarsi delle storie di un gruppo di amici, si svolge a Torino, dove essi si sono trasferiti e dove si rincontrano grazie al profumo di un tiglio che, dimenticato da cittadini troppo disattenti al conforto della sua ombra, giunge alle narici di Maddalena e la fa risentire bambina, fra l’erba appena tagliata, i fiori di ligustro, le pesche di velluto, le prugne acerbe a raspare tra i denti di latte.
Dopo essersi ritrovati, i nove amici, ben lungi dall’essere gli spensierati bambini di un tempo, sono coinvolti nella ricerca della verità che riguarda l’uccisione di Giulio Federici, un noto magistrato, avvenuta nell’edificio adiacente a quello di Maddalena.
Le indagini e i risvolti li prendono così tanto che non è possibile liberarsene nemmeno davanti a un gelato reso ineguagliabile dalla ricetta segreta del Caffè Gramsci, e il lettore viene trascinato in situazioni terribili dove l’odio ha nutrito animi mai sazi di invidie e gelosie, ma dove – senza sdolcinatezze né uno scontato lieto fine – la forza dell’amicizia e dell’amore cede il passo al bene.
Un bene ancora possibile.
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Loredana Limone








