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La bella e la bestia

Non la fiaba nota o l’ancor più conosciuto cartone animato, ma un racconto terribilmente bello, questo: scritto da Monia Farina per “Lui e lei in un negozio di alimentari”, tema dell’ultimo incontro di Sapori letterari.


Era tutto un tripudio di colori.

Giallo splendente di peperoni che parevano lucidati con la cera e di limoni solari che sorridevano sornioni.

Rosso vivo delle fragole, delle ciliegie (a febbraio? Meglio non indagare), dei peperoni. Rosso sugoso e dolcissimo delle mele mature.

E verde in trionfo. Tutte le sfumature possibili delle foglie d’insalata. Il verdebianco del sedano, dei porri, della lattuga, dell’indivia, dei finocchi. Verdevivo di zucchine vagamente erotiche.

Melanzane come unghie laccate di viola intenso.

Castagne di un marrone cremoso, nocciole orgogliose di vestire il loro nome.

Le era venuta l’acquolina in bocca appena messo piede oltre la soglia.

Ma lui se n’era accorto subito e come al solito l’aveva sgridata: “Cosa guardi con quegli occhi da morta di fame? Vuoi ingrassare ancora? Vuoi diventare come tua sorella, informe, flaccida, sformata a furia di far figli?”

Valentina aveva abbassato lo sguardo immediatamente, sentendosi ancora una volta colpevole.

Lui aveva sempre ragione.

Ma quelle zucche dalle curve voluttuose, così belle e grandi, facevano presagire un sapore di arancione burroso e morbido e dolce. Tortelli ferraresi, cremonesi, ripieni di amaretti, le danzavano nella mente rubandole i pensieri.

“Valentina, piantala.”

“Ma io ho fame!”

“Non me ne importa: sai quante calorie stavi sognando?”

“La zucca ne ha pochissime.”

“Certo, anche il burro e gli amaretti?”

Il signor Tarcisio guardò con tenerezza quella povera ragazza segnata da un destino tanto crudele. Costretta alla compagnia costante di quel mostro.

Lo sapevano tutti, lì nel quartiere. La città è grande ma in quella zona si respira ancora l’aria familiare dei paesini di una volta. Tutti disapprovavano ma non potevano fare niente per lei. Doveva trovare dentro di sé la forza per liberarsi da quella schiavitù.

“Buongiorno, cosa vi posso dare oggi?”

La lotta riprese. Lei voleva delle banane, ma lui “Ti pare il caso? Sai che sono i frutti più calorici del mondo. Non ci pensare nemmeno!”

Allora delle mele? “Con tutto quello zucchero?  Non ci siamo proprio!”

Vinse lui. Come al solito.

“Buongiorno a lei signor Tarcisio, mi dia due finocchi, un gambo di sedano e un cestino di fragole”.

Il fruttivendolo prese i suoi pezzi migliori, i frutti più grandi e colorati. Non sarebbe servito a nulla, ma gli pareva, così, di fare qualcosa di buono per lei.

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