
In omaggio alla letteratura di una terra che ama e che presumibilmente è la sua, un autore ignoto si è dilettato nel preparare un insolito menù narrativo dove racconta le ricette della Sardegna, da lui elaborate in veste di racconti secondo lo stile di alcuni scrittori dell’isola, più o meno noti, come Alberto Capitta, Francesco Abate, Gianluca Floris, Salvatore Niffoi, Giulia Clarkson, Paolo Maccioni, Nino Nonnis, Nicola Lecca, Giulio Angioni, Luciano Marrocu, Giorgio Todde e diversi altri per un totale di diciotto.
Siano essi sardi di nascita o di adozione, la lista dei loro nomi è corposa e succulenta.
Quel che manca di sapere, e che naturalmente incuriosisce molto, è chi si nasconda dietro una penna così abilmente versatile e dietro lo pseudonimo di Gustavo Pratt (prego notare: Gustavo è imperfetto del verbo gustare ). E’ stato persino aperto un blog dove provare a indovinare chi sia. Forse tra un po’ inizieranno le scommesse.
Ma, chiunque sia, non sarà il mistero che gli aleggia intorno a spingerci a leggere il suo libro Scrittori à la carte (Aìsara), ovvero come recita il sottotitolo La nouvelle cuisine della letteratura sarda. Sarà piuttosto la golosità stuzzicata dalla voglia di conoscere il sapore di polpo acquistato dall’ambulante che viene dal mare con la sua Ape carica di pesce fresco utilizzato per scrivere “Polpo in agliata” secondo Paola Alcioni, o delle seppie pulite con il coltellino che noi sardi ci teniamo sempre addosso pronti a fare a fette la disperazione la solitudine la noia l’aridità per preparare un “Risotto neroseppia” con Flavio Soriga, o del “Tonno al Calvados” come lo fa Massimo Carlotto, freschissimo! Questo due ore fa stava sguazzando bello felice in acqua.
Il menù narrativo di Pratt è ben più vario dei pochi assaggi sopra menzionati e include un ventaglio di quattro antipasti, cinque primi e altrettanti secondi, per chiudere con quattro dessert da acquolina in bocca: “Parfait di mandorle” accompagnato con la salsa di cioccolato fondente bella calda da servire sopra. E anche con degli sbuffi di panna sul piatto; “Raviolini dolci” che si impastano con acqua salata e si aggiunge una culleredda di strutto; “Crostata di frutti di bosco” con sopra la crema pasticcera fatta addensare a fiamma bassa sempre rimescolando con un cucchiaio di legno; “Torta allo zabaione di Moscato” inventata dal vicerè Balbiano, detenuto presso un convento nella città di Cagliari, adattando una ricetta piemontese alla guisa di Sardegna, rispettivamente alla maniera di Milena Agus, Marcello Fois, Annalisa Ferruzzi e Salvatore Pinna.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, dopo la lettura, tra quali di questi piatti riprodurre ai nostri fornelli, se possibile ricreando le stesse suggestioni con cui sono stati narrati da uno scrittore che ci divertiamo a immaginare senza faccia ma con tanta testa e tanta gola, intento a creare storie saporite tenendo la penna in una mano e il cucchiaio nell’altra.
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Loredana Limone








