Normale come un cornflake

Così erano definiti a Battle Creek i ragazzi che non c’era motivo di prendere in giro: che non erano troppo bassi né troppo alti, non parlavano buffo, non avevano la risata stupida, lanciavano la palla e la riprendevano senza che qualcuno gliela requisisse.

Come Jamie. Che Battle Creek, alle cui porte si erge la famosa fabbrica di fiocchi d’avena Kellogg’s e da qui è derivato quel modo di dire, l’aveva dovuta lasciare per trasferirsi a Traverse City in un’abitazione che gli americani chiamano casa mobile (tradotta in roulotte per comodità). E vi aveva dovuto lasciare cose per lui molto importanti, come la sua casa (vera), il suo papà e Mister, il suo gatto: tutti e tre ormai ricordi da dimenticare.

Jamie odia le ciliegie, di cui il Michigan del nord è il regno e, piaccia o no, ciascun abitante di questa regione vede il suo destino, per un verso o per un altro, legato alle ciliegie.

Lui non sopporta nemmeno l’odore, specie di quelle sciroppate prodotte nella fabbrica dove ha trovato lavoro la sua mamma, sfere quasi sfatte, impregnate di succo, racchiuse in un bozzolo di buccia sottile.

Ne conserva i barattoli, però, li sciacqua ben bene sotto l’acqua, taglia i resti dell’etichetta e li aggiunge al mucchio che tiene nascosto dietro il divano a mo’ di segretissime guardie del corpo.

Da quali mostri si voglia difendere Jamie, la delicata penna di Sara Weeks ci porta a scoprilo con profonda sensibilità nel suo tenero e commovente romanzo per lettori dai 10 anni in su dal titolo Il ragazzo che non mangiava le ciliegie (Beisler Editore)  un susseguirsi di pagine che parlano degli scogli, quanto mai realistici (solitudine, incomprensione, bullismo, pedofilia), contro cui si può infrangere la vita di un ragazzino.

Pagine che fortunatamente si chiudono lasciandoci una lacrima trattenuta e il cuore più leggero.

 

Il ragazzo che non mangiava le ciliegie è stato scelto per il “Progetto Lettura” che porterà alla selezione dei libri vincitori del Premio Bancarellino 2008.

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