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Un’insalata di tonno

Sapevate che sopra la Feltrinelli di Piazza Duomo a Milano c'è un self servce? Ce lo dice Renato Di Lorenzo e ci dice anche ciò che vi si può mangiare. E di come una cosa che sembrava importante all'improvviso possa perdere ogni attrattiva.

Sopra la Feltrinelli di Piazza del Duomo, al terzo piano, “Non sapevo che ci fosse un self service” faccio io.

“Io se sono a Milano vengo qui” dice Mr. Holly. Parla un italiano perfetto. “Mangio sempre un’insalata di tonno” fa. “Prendo anch’io un’insalata di tonno, allora” faccio io. “Ci mettono dentro i tomini” fa lui. “Ci sta bene il tomino che ti allappa un po’ con il tonnno che è unto” fa. “Credo che mi piaccia l’insalata di tonno col tomino” faccio io. “Chissà se è di capra” faccio. “Non credo” fa lui: “Credo che di capra costi troppo”.

Il pavimento è di plastica che imita il legno e le pareti sono slavate che solo un architetto minimalista può averle progettate e tutto è così chiaro come deve esserlo per gli architetti minimalisti.

C’è gente che inforchetta i fusilli con del prezzemolo sopra, o una fettina di vitello al limone, o una fetta di torta che somiglia a una Sacher anche se non la è. Pensano. Tutti pensano, anche quelli che parlano perché non sono soli. Inforchettano e pensano. Non hanno tregua. La scrivania, il pc, i fax che arrivano con quei click ovattati che sembrano spinti fuori dagli angeli e il telefono che suona gentile ma incessante e loro che dovranno rispondere ed essere cortesi finché non si passeranno una mano fra i capelli e “Dio santo” diranno, “Dio!” e spingeranno indietro la sedia mettendo le braccia dietro il collo e guarderanno le luci al neon sul soffitto come tubi che vengono da un universo parallelo e ti osservano e ti giudicano.

“Noi cerchiamo chi ci organizzi il nostro sbarco qui” fa Mr. Holly. “Lei pensa di poter essere questa persona?” fa tagliando il tomino con il fianco della forchetta.

“Io ne ho le qualifiche” dico, “Penso che lei mi abbia convocato perché sa che ne ho le qualifiche” faccio. “Sennò non mi avrebbe convocato” aggiungo.

“Ben giuocata” fa Mr. Holly. “Ben giuocata” fa e mette nella bocca tipo bocciuolo il boccone di tomino granuloso e poi stringe ancor più le labbra rosa e penso che sembrano ancor più un bocciuolo, le sue labbra. “E lei che programmi di sviluppo avrebbe in mente?” fa.

Io penso che mia figlia non sa entrare in un negozio senza comperare una stronzata. E’ più forte di lei. Se non compera una stronzata si deprime e poi finisce che deve riprendere il prozac. Basta un niente.

La vedi che, come entra in un negozio qualunque, comincia  a guardarsi intorno con ansia finché non afferra qualcosa, qualunque cosa, purché si lasci comperare. Io penso che del lavoro di Mr. Holly ne ho proprio bisogno.

 

Non so cosa pensasse Mr. Holly quando uscimmo, non so se avesse deciso di assumermi. So però che mentre scendevamo dalla scala di legno minimalista che dal terzo piano porta al piano terreno giusto sopra la Feltrinelli di Piazza del Duomo, la prima cosa che vidi furono gli occhi neri che neppure mi guardavano, e poi furono trenta, cinquanta, forse anche più paia di occhi che venivano su come una marea e che neppure mi guardavano.

Venivano su per travolgermi, per non lasciarmi spazio da vivere, mentre parlavano tra loro in una lingua che non riuscivo a capire, forse neppure a percepire.

“Una squadra di ginnastica forse” disse Mr. Holly inidcando le tute tutte uguali. “Femminile” aggiunsi io appiattendomi di lato.

Venivano su ed erano giovani - Dio quant’erano giovani - ed erano trenta, forse cinquanta, forse anche più code di cavallo ondeggianti bionde come il grano di giugno o brune come la terra arata o nere come le ali del corvo. Ed occhi, occhi e ancora occhi di tutti i colori come ventagli giapponesi e odore: giuro che sentivo il loro odore, una per una; lo distinguevo una per una come se ci avessi messo il naso vicino una per una. Passavano i loro fianchi sulla mia mano inerte come se non si curassero di me, come se anch’io fossi stato progettato lì in piedi da un architetto minimalista.

“Sa Mr. Holly” dissi quando l’onda si perse sopra le nostre teste. “Credo che non accetterò la sua offerta” dissi. “Credo che non mi interessi” dissi. “Credo…” ma non finii.

Poco dopo attraversavo Piazza del Duomo senza sapere dove avrei potuto andare.
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