La locanda dei sette peccati

Quando si parla di una mite vecchietta dotata di uno straordinario acume investigativo, inevitabilmente si pensa a Miss Marple. Ma il famoso personaggio di Agatha Christie ha una concorrente nostrana.

E’ Lea Moreschi vedova Sper, un’arzilla rappresentante della terza età milanese con la passione per i misteri della provincia meneghina. La vedova Sper, una specie di dottoressa Jeckill e Mrs Hyde perché, a seconda del momento, si trasforma da dignitosa signora anziana con tanto di cappello con spillone in una vivacissima curiosona che una ne fa e cento ne pensa (Altroché Eleonora Duse, dice Mimma, sua amica d’infanzia nonché complice), è il felice frutto della fantasia di Federico Daniele Albert e ha dato vita a una serie di storie, la prima delle quali – che si legge tutta d’un fiato – s’intitola I misteri della vedova Sper – Le due gemelle (La Riflessione – Davide Zedda Editore).

Le due gemelle del titolo sono, appunto, due identiche sorelle che fanno le cuoche nella “Locanda dei sette peccati”, una trattoria di provincia, alla buona ma affollatissima, dove sui tavoli ci sono tovagliette di carta e le posate vengono avvolte in tovaglioli pure di carta. Le due cuoche sono bravissime in cucina e si dividono con equità sororale la preparazione delle pietanze: Adele fa i primi, Armida i secondi.

E’ difficile, per la vedova Sper, dimenticare la prima volta che ha mangiato le tagliatelle di grano saraceno dell’Adele, la lepre dell’Armida e più ancora il dolce al cucchiaio (di entrambe?) talmente delicato da far sussultare per la sorpresa al primo boccone: una crema morbidissima, un sapore che fa affiorare i ricordi dell’infanzia: un profumo di fiori d’arancio che si diffonde in bocca e pian piano lascia il posto ad un più consistente tocco di amaro.

Ma anche mistero da svelare al più presto perché il nome di quel dolce è Egidio.

Ed è da lì che è cominciato tutto.

Facciamo un passo indietro.

Durante la visita al nipote in un’amena cittadina vicino a Milano, la vedova Sper aveva notato per caso le due gemelle. Poi, ogni volta che vi andava, le aveva incontrato puntualmente. Erano identiche, anch’esse anziane. Umili, vestiti di abiti modesti, anch’esse identici. Camminavano senza parlarsi, oscillando sulle lunghe gambe. Tutt’e due avevano una barbetta pronunciata e baffi folti e scuri. Portavano i capelli grigi sulle spalle e una ciocca era fermata in una piccola coda. Uguali.

Qualche volta avevano due mazzi di fuori, uno per una.

Che si recassero al cimitero è una delle prime scoperte della vedova Sper, una volta iniziate le indagini, ma il mistero s’infittisce quando scopre che le due sorelle Pessina hanno una tomba in comune. E un morto: Egidio.

Misterioso e intrigante come il dolce che porta il suo nome.

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