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Un panino e una birretta

Ecco il nuovo racconto di Renato di Lorenzo per la nostra guida. Ancora ambientato a Milano, come i suoi due ultimissimi libri, "10 morti" e "Supermarket", entrambi editi da Foschi che gli ha riservato un'intera collana.

C’è scritto Martini sull’insegna. Credo che sia via Mercanti. Quando vado a Milano che sono le dodici, dodici e mezza, io mi ci vado a sedere, sotto la tenda che hanno montato fuori con i tavolini, e mi faccio portare un panino e una birretta. D’inverno ci accendono le stufe.

Il panino me lo fanno con il brie, i funghi sottolio e il prosciutto cotto di quello senza conservanti.

Mi conoscono.

Sanno cosa mi piace.

E poi per finire mangio una tavoletta di cioccolato con le nocciole della Lindt. Non mi sembra di avere finito il pasto se non mangio della cioccolata.

Non prendo il caffè. Il caffè lo prenderò poi in un Autogrill sull’autostrada. Sono piccole idiosincrasie.

Però lì, sotto la tenda, dato che siamo all’aperto, mi fumo un sigaro di quelli piccoli olandesi. Tiro giusto quattro o cinque boccate, per dire che ho fumato, e poi lo spengo.

Ma mi piace soprattutto guardare le ragazze.

In genere a quell’ora o passano studentesse del liceo con lo zaino in spalla e i capelli lunghi che quasi gli coprono la faccia, o ragazze più anziane che lavorano e fanno la pausa pranzo. Le altre ragazze o sono a casa o sono all’Università, ma lì a quell’ora di universitarie non ce ne sono, almeno mi pare.

Oggi c’era una che prendeva un caffè, dritta al banco. La vedevo bene dal mio posto perché di gente in giro non ce n’era. Va tu a sapere perché oggi di gente in giro non ce n’era.

Fatto sta che quella ragazza aveva dei capelli biondi a riccioli tutti uguali, o quasi. Credo che fosse una specie di permanente. O una permanente e basta, ma non so se le ragazze di una trentina d’anni si fanno ancora una cosa chiamata permanente come si faceva mia madre tutti quegli anni addietro. Il tempo passa e le cose cambiano e tu ti accorgi di colpo che non te ne sei inteso.

Era magra e ossuta, la ragazza, e non doveva odorare di buono come odorano quasi sempre le ragazze.

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