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I sapori dello spirito

Non sempre è facile mantenere i buoni propositi, che siano per scelta, per tradizione o per credo. Chissà se Monia Farina, la bravissima autrice di questo racconto e di tanti altri tra cui il vincitore del primo premio al concorso “Le Buoneparole” ("Brambilla Giovanni, classe 1921", cui vi rimando tramite il link in calce), ha mai assaggiato i sapori dello spirito. E voi?

Marco sentiva i morsi della fame. Ormai doveva averci fatto l’abitudine. Abituarsi? Ai crampi nello stomaco? Come si fa? Mannaggia a me e alle mie idee strampalate. Ma gli altri come fanno, tutti i giorni?

I giornali di sua sorella Marzia erano sempre molto positivi ed entusiasti in proposito:

“Quando vi mettete a dieta, non fatelo con tristezza, provate invece a riempire la vostra vita con piaceri di tipo diverso, non legati al cibo.”

Sì, certo, grandi parole. Ma, uno io non sono a dieta, due sono in macchina e sto andando da un cliente, sono le due del pomeriggio e io non mangio da ieri sera. A quali sublimi piaceri posso rivolgermi per uscire da questo dramma?

Inutile continuare a pensarci su. Decise di distrarsi ascoltando la radio. Sulla sua stazione preferita “LatuaradioFM” c’era quel programma tanto divertente. Di quelli con poca musica e tante parole, con Lu&Giò, due conduttori giovani e spigliati. Quel giorno il tema era “racconta episodi e figuracce di quando eri piccolo”. Gli ascoltatori – che ormai formavano una piccola comunità di amici – chiamavano per descrivere le gare di lancio della figurina, le corse in bici attraversando le pozzanghere, i primi approcci disastrosi con le ragazzine. Mentre ancora rideva, Marco si accorse di essere arrivato dal cliente. Assunse in breve la sua espressione professionale e fece al meglio il suo lavoro. Quel giorno era un compito facile. Presentare un prodotto ad un cliente già convinto di acquistare. Non vale!

Riprendendo la via di casa, si trovò di nuovo solo coi suoi pensieri, che tornarono ad assillarlo come un tormentoso sciame di tafani. Una telefonata giunse provvidenziale a salvarlo dalla molesta invasione.

“Marco, allora, come te la stai cavando?”

“Shalima, grazie al cielo mi hai chiamato. Mi sento uno straccio, non ho fatto altro che pensare al cibo, è diventata un’ossessione oggi. Ho un buco nello stomaco grande come un palazzo”

“E per il resto, com’è andata la giornata?”

“Ho fatto come al solito. Coda in autostrada, finti sorrisi, altra coda in autostrada. Ho cercato di distrarmi in mille modi, ma ora proprio non ce la faccio più. Quanto manca?”

“Mi spiace ma devi aspettare almeno un’ora. Vedi, c’è ancora il sole. La cena per festeggiare tutti insieme sarà alle otto e mezza. Verrai con noi?”

“Ci puoi scommettere! Dopo che mi sono fatto con voi questo mostruoso giorno di digiuno, vuoi che mi perda la parte migliore, dove finalmente si mangia? Dimmi un po’, ma voi come fate?”

“Sai, durante il digiuno è l’anima che deve essere nutrita. Solo col corpo leggero e vuoto si possono percepire i sapori dello spirito. Ah, volevo dirti una cosa…”

“Ti ascolto, di’ pure”

“Grazie per aver condiviso con me le fatiche di un giorno di Ramadan.”