Questo sito contribuisce alla audience di

Lo stinco e il maiale

Il sapore del giallo o il giallo in cucina: quali efferatezze ci possono essere dietro un succulento stinco di manzo? Magari un maiale, secondo quanto ci racconta Monia Farina. In ogni caso gustateveli, il divertente racconto e il prelibato boccone.

Un profumo inebriante sgusciò fuori dal forno quando Adele lo aprì. Spirali di pepe rosso e cannella e prugne andavano ad avvolgere gli invitati in sala da pranzo.

“Che odorino buonissimo, Adele oggi hai davvero superato te stessa”. E non sapevano quanto!

Portò in trionfo il suo capolavoro sul tavolo intorno al quale i suoi cari già pregustavano il prelibato boccone: un piatto da portata in cui un grosso stinco di manzo stava adagiato e circondato da patate e prugne, in un sugo di vino, cannella e pepe rosso. Accanto, un’insalata verde attendeva il suo momento per compensare i sapori forti e rinfrescare il palato.

Adele contemplò soddisfatta quel quadretto. Come ogni domenica aveva cucinato con passione per i suoi cari, perpetrando un rito che si sarebbe ripetuto immutato per sempre. Già, lei era la figlia semi-zitella, la sorella single con una casa grande, la cuoca sopraffina. Quindi era ormai tradizione che si ritrovassero da lei l’anziana mamma Italia, il fratello Michele con la moglie Antonella e i figli pestiferi, i gemelli settenni Antonio (chiamato così in onore del nonno che mai avrebbe conosciuto) e Francesco (chiamato così senza un motivo genealogico) e la sorella Stefania, col fidanzato di turno. Quel giorno si trattava di Ettore, un ragazzone dalla faccia simpatica e dalle mani che nonostante tutto gridavano al mondo il suo mestiere di meccanico. Povero caro, così orgoglioso della fidanzata, che lo aveva addirittura invitato al pranzo di famiglia. Non sapeva che la Stefi aveva “la scadenza breve” e non durava più di un mese con lo stesso uomo. Non lo sapeva ancora.

Tutti erano impegnati a deliziare il loro palato con l’ottimo manicaretto (come cambiano le stesse cose, in contesti diversi! Altro aspetto, altra funzione…). La mamma non si lasciò distrarre dal cibo e sfoderò la domanda cruciale, tagliente come coltello affilato.

“E Maurizio non c’è?”

“No, è di turno anche oggi.”

“Questi son i dottori veri, il loro lavoro è una missione. Che il Signore l’abbia in gloria!”

——————————————————————————————

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi essere sempre aggiornato, inviando una semplice e-mail a: letteraturagastronomica@supereva.it puoi iscriverti gratui- tamente alla NEWSLETTER DELLA GUIDA DI LETTERATURA GASTRONOMICA.