Il Regno della Dolceria

In Toscana ogni paese o paesino, villaggio o casolare ha il suo dolce di casa, di tradizione secolare, unico nella sua bontà.

Sono tanti e tutti buoni che a parlare di dolci toscani si rischia di fare la fine dell’Asino di Buridano… non si sa da che parte girarsi, ha scritto Giovanni Righi Parenti, autore di Dolcezze di Toscana (Edizioni Polistampa), un elegante volume che narra la storia e le ricette della tradizione dolciaria di una delle regioni più belle d’Italia, secondo il calendario delle feste e delle stagioni.

Il libro è, infatti, suddiviso nelle sezioni “Dolci invernali”, come befanini, cenci, bomboloni, casta-gnaccio; “Dolci di Pasqua e di primavera”, tra cui il gattò aretino, la torta co’ bischeri, il serpentone, la pinolata, le ciambelline pasquali; “Dolci per tutte le stagioni”, con i cantuccini a capolista; “Dolci tradizionali”, come il panforte di Siena, città che l’autore definisce regina di questo dolce regno, ovvero capitale della Dolceria.

Impreziosito da foto d’epoca e scritto con uno stile musicale, piacevole come la parlata toscana, il volume si chiude con dolcezze liquide: vini, rosoli e derivati da usarsi con i dolci ed anche come “restaurativi” dopo un pranzo laborioso.

Purtroppo parte della tradizione sta scomparendo e al giorno d’oggi i befanini, tanto per fare un esempio, ancorché si trovino ancora nelle panetterie della Versilia, sono un po’ dimenticati e sono divenuti solo dei buoni biscotti perché le forme si sono perse, come è svanito, nel ricordo, il sogno dei tempi andati.

Che Dolcezze di Toscana aiuta a tenere in vita perché non si perda il meraviglioso passato del Regno della Dolceria.

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