
Un’ultima pennellata di fard, lo specchio rimanda a Matilde l’immagine di una donna bella e affascinante. L’elegante abito di seta nera segue le sue forme e i suoi movimenti come una seconda pelle. E’ soddisfatta, voleva essere sfolgorante per la serata e lo è!
Ha messo tutto il suo impegno per raggiungere lo scopo. No, non vuole riconquistare Walter, ciò che desidera è che negli occhi di lui, dopo quella che sarà la loro ultima cena insieme, rimangano impressi per sempre il suo volto e il suo corpo. E quando dice per sempre, sa che sarà veramente per sempre!
Ha cucinato i piatti preferiti da lui, che fino a qualche mese fa era il suo compagno, il suo amante, il suo migliore amico. Spaghetti alle vongole, senza pomodoro, con tanto aglio e poco prezzemolo, filetto al pepe rosa, al sangue, mi raccomando, come dice sempre lui, fondi di carciofo in salsa di crescione e una coppa di fragole ricoperte da una delicata crema alla vaniglia.
Peccato che Matilde abbia quella noiosa allergia che non le permetterà di gustare il dessert, ma le darà l’opportunità di farvi cadere alcune invisibili gocce di arsenico. Facile per lei, fantasiosa pittrice con il vezzo di prepararsi i colori da sé, reperire quella velenosa sostanza.
L’idea di perdonare il tradimento di Walter non le è mai passata per la testa, non sopporta più di vederlo, ma nello stesso tempo non lo vuol perdere e soprattutto non vuole che sia di un’altra. Non c’è soluzione, deve farlo, lo ama troppo, ma lo odia così tanto ogni volta che lo vede lo desidera da star male, ma molto di più la fanno soffrire le ferite al cuore e all’amor proprio.
Al suono del campanello alla porta ha un sussulto!
Da qualche minuto Walter stava lì davanti all’entrata indeciso, quasi imbarazzato. Eppure quella, per anni, era stata anche la sua casa!
Non vi è più tornato da quando quella sera rientrando ha trovato la serratura cambiata, due valige, un borsone e le mazze da golf nell’androne.
Matilde aveva scoperto la breve e insignificante relazione con la sua assistente e non lo aveva perdonato.
Lui la ama ancora molto intensamente e ogni volta che si sono rivisti l’ha desiderata da star male, ma ancor di più soffre perché conoscendola sa che mai e poi mai tornerà tutto come prima. Ora è lì per raccogliere le sue cose e i brandelli della loro vita insieme. Ma non le permetterà mai di essere di un altro.
Questa sera le preparerà, come sempre faceva al mattino e dopocena, il caffè ristretto, con la crema come piace a lei. Un gesto affettuoso e, fino a poco tempo fa, quotidiano.
Walter non beve caffè poiché il suo corpo reagisce a quella aromatica miscela con sudorazioni, tachicardia e un fastidioso bruciore all’esofago. Così almeno non vi saranno possibilità di errore quando farà cadere poche gocce di arsenico nell’unica tazzina di raffinata porcellana.
Facile per lui, stimato dentista, reperire quella velenosa sostanza che opportunamente dosata e miscelata gli serve, di solito, a devitalizzare molari e premolari.
Quando Matilde apre la porta, lui toglie istintivamente la mano dalla tasca dove le sue dita giocherellavano con la complice fialetta.
Attratti l’uno verso l’altra come calamite, ma respinti tra loro come poli dello stesso segno rimangono immobili a fissarsi per alcuni istanti.
Cenano lentamente, accarezzandosi con gli sguardi, ma ferendosi con le parole, ricordando i momenti felici, usando però un’astiosa ironia nel sottolineare i reciproci difetti in una schermaglia senza fine.
Mentre Matilde porta in tavola la coppa con le fragole, Walter arriva dalla cucina mescolando il caffè.
Pochi minuti dopo, quasi contemporaneamente, le loro pupille si dilatano, i crampi alla gola e allo stomaco strozzano le loro voci, le mani si cercano intrecciandosi appena in tempo prima che il veleno blocchi loro i muscoli e la respirazione, lasciando quei corpi abbandonati dalla vita uno di fronte all’altro, i volti contratti in una smorfia che pare quasi un sorriso.
Dall’anfora di vetro satinato turchese, posta su un ripiano della libreria, arriva il profumo delicato e inconfondibile del pot-pourri di fiori ed erbe dell’Antica Farmacia di Santa Maria Novella, lo stesso che tanti anni prima li accolse in quella stanza d’albergo a Firenze, dove per la prima volta con violenza e tenerezza fecero l’amore e dove giurarono di non separarsi mai e chi li conosce sa che Matilde e Walter mantengono sempre la parola data.
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Loredana Limone








