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Il ragù alla napoletana

Fantasia gastronomica migrante, quella di Renato Di Lorenzo, che stavolta ci conduce all'ombra del Vesuvio facendoci venire la voglia di un bel ragù partenopeo, quello cucinato secondo la tradizione più antica, quello che “cuoce una mattinata”, quello che, come diceva Eduardo De Filippo, solo la mamma sa fare. Ma qui si parla di una figlia... e di un ricordo... e della voglia di annullare il tempo...

Ora mi guardava col suo viso tondo.

Quando l’avevo chiamata, in libreria, stava sbirciando ne La Cucina Italiana con gli occhiali sulla punta del naso.

“Ti interessi di mangiare?” le dissi.

“Voglio fare il ragù alla napoletana, con un buon pezzo di manzo intero e che cuoce una mattinata” disse.

“E lo impari lì, come si fa?” dissi.

“Tutto quello che devi sapere c’è scritto nell’Artusi” disse. “Il resto è specializzazione” disse.

“Ci prendiamo un caffè?” feci io.

Ero convinto che, qualunque cosa facesse, i suoi capelli non avrebbero mai preso volume. Le piovevano sulle guance. E quando rideva scopriva i denti grossi che non te lo saresti mai aspettato perché il viso era tondo e piccolo. Ma il corpo era scattante come un bambù, tipo una frusta, o una stecca di balena. Era davvero graziosa.

“Sai” le dissi quando poi eravamo seduti con la tazzina davanti e nel piattino lo zucchero e il dolcificante in bustine, “io ho avuto la prima erezione con tua madre”.

“E’ intrigante che me lo dici adesso” fece lei sgranandomi gli occhi in faccia.

“Ero un bambino, e anche tua madre era una bambina, solo di due anni più grande di me, e lei stava seduta e ‘pettinami’ aveva detto e io mi sono messo a pettinarla da dietro e, giuro, ho avuto una erezione che non sapevo nemmeno che potesse succedere, e a pensarci è strano davvero che sia successo, perché ero piccolo, ma giuro che ho avuto una erezione e credevo di sentirmi male con quel bitorzolo duro nei calzoncini” dissi.

“Vuoi mica andare avanti nella descrizione?” disse lei. “Non pensi che mi imbarazza?” disse.

Pensai che anche sua madre, la Teresa, aveva i capelli sottili come lei, che non si gonfiano qualunque cosa uno faccia, e anche a lei piovevano sulle guance. Il padre era siciliano. Mi sembrava di vederla lì, la Teresa di allora, ma quando l’avevo vista davvero solo qualche anno prima non l’avevo mica riconosciuta perché era una anziana, perdio.

“Però la Teresa è una che è sempre stata serena” dissi. “Le cose difficili della vita a lei le sono scivolate addosso” dissi.

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