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Le dita unte

Più che un racconto, questo di Renato Di Lorenzo, è uno stralcio di romanzo e si ha voglia di sapere di più di Olli, di Cecilia, del loro vissuto, del loro futuro. Mentre la poesia che intride la sua prosa ci lascia il cuore sospeso.


“Vai tu a Milano” aveva detto Olli a Cecilia, “io gironzolo ancora qui. Torno poi col treno”.

“Sì, è meglio” aveva detto lei.

Cecilia poco prima aveva mangiato il pollo con le dita, unte, gli occhi come quelli da dietro il velo di una donna araba: senza età ma che ti trapassano, da cui non riesci a nasconderti.

Quell’inverno a Milano una notte erano ghiacciati i Navigli e la mattina la gente si era radunata sui ponti per sentire il rumore delle lastre contro le banchine. Olli pensò che in fondo ci sarebbero state ancora stagioni rigide e geli sui Navigli e sul Po. Se fosse venuto l’inverno dei grandi geli, pensò, almeno avrebbe dovuto nevicare molto, per proteggere il grano sotto una coltre spessa.

Non le faceva troppa paura il bosco scuro nel quale si stava inoltrando. Da bambina le faceva paura ma ci si inoltrava lo stesso. Ora sentiva solo il freddo degli alberi e della loro ombra sulla pelle delle braccia man mano che procedeva dentro al fitto.

Voleva rendersi conto da sola di tutta la faccenda, gironzolando.

La casa piena di crepe non l’aveva mai notata, forse perché non c’era mai passata di lì. Ne osservò le persiane di legno verde crepato e scolorito e la porta anche lei di legno verde crepato e scolorito chiusa con un catenaccio e un lucchetto di ferro pieno di ruggine.

“Chissà cosa starà facendo Cecilia” pensò, e si sedette sul lavatoio di pietra aggiustandosi la gonna sotto le cosce.

Davanti alla casa, quello che era stato un cortile era pieno a chiazze dell’erba gialla ed esile che in quei posti di collina rimane dopo un’estate soffocante. A Olli venne da pensare a quando da bambina saltava le giunture del selciato perché portava male.

“Alfredo” chiamò, e pensò che non c’era motivo che loro due fossero nemici. Se Alfredo voleva che Cecilia tornasse da lui, be’ potevano discorrerne con calma tra di loro. Alfredo non sembrava poi così irragionevole. Sembrava più uno sperduto che uno irragionevole.

Si era fermato in mezzo al sentiero e la guardava.

“Sono Olli” fece lei. “L’amica di Cecilia, tua sorella” disse.

Alfredo le si avvicinò attraversando l’erba stinta.

“Non mi va di parlarti” disse quando le fu davanti.

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