
Lo champagne è quello della Maison Peine, uno champagne prestigioso, ottimo e indomabile, come indomabili sono Olivier Peine, il vigneron padre, e le sue prime due figlie Clementine e Mathilde, i cui caratteri vengono smorzati dall‘ultimogenita, Sophie.
Non immaginiamo che sia una famiglia normale con le tre figliole cresciute spensierate al sole e tra i vigneti della Champagne.
Affatto.
Le tre ragazze dell’ultimo romanzo di Sarah-Kate Lynch, Fragole e cham- pagne (Sperling & Kupfer), hanno ognuna una storia di profonda sofferenza, di dolori lancinanti e (per fortuna) non molto comuni: tutte e tre hanno provato la mancanza della mamma (ognuna ne ha avuta una diversa); Clementine, l’unica che avesse vissuto con lui, ha vissuto la durezza e l’indifferenza di Olivier peggiorata dalla suo vizio di bere, mentre l’assenza paterna è stata parziale (ancorché la poca presenza fosse stata ugualmente frustrante) per Mathilde o disperatamente totale per Sophie.
In occasione della morte del padre, le tre sorelle (o sorellastre, chiamiamole come vogliamo) si incontrano allo chateau di Saint-Vincent-sur-Marne, ormai in rovina, di cui Clementine crede di essere l’unica proprietaria, non fosse che per tutto il lavoro che da sempre ha fatto nelle vigne di famiglia, sotto lo sguardo vigile di tutti i suoi antenati.
Invece Olivier ha disposto che l’eredità fosse divisa in tre.
La prima a comparire nella proprietà è Mathilde, diventata una snob signora di Manhattan e subito vengono fuori antichi veleni tra le sue sorellastre (ora è il caso di chiamarle così) dovuti ad un uomo di cui Clementine era innamorata da ragazza e che Mathilde le aveva durante forse l’unica visita al padre e seppure per un capriccio solamente, soffiato senza scrupolo.
Ma la sorpresa nella sorpresa è rappresentata da Sophie, di cui le due più grandi ignoravano l’esistenzafino a quel momento: poco più di una ragazzina, dolce e sensibile, ancorché nascosta sotto una trasgressiva maschera da punk.
Dopo un inizio travagliato, le tre sorelle (ora è il caso di chiamarle ancora così) diventer la miscela ideale – come le tre uve che sono alla base dello champagne – per far rifiorire la casa, per salvare le finanze, per recuperare le loro vite, per aprirsi alla gioia.
E scoprire che il loro papà…
————————————————————————————————–
Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi essere sempre aggiornato, inviando una semplice e-mail a: letteraturagastronomica@supereva.it puoi iscriverti gratui- tamente alla NEWSLETTER DELLA GUIDA DI LETTERATURA GASTRONOMICA.

Loredana Limone








