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Pane e fontina

Suggestivo racconto di Maurizio Ascheri, aspirante scrittore genovese e fedelissimo della nostra guida.

Pane e fontina. Assapora piano il gusto forte e persistente del formaggio e dell’erba.

A Guido sembra quasi di avvertire ogni distinta molecola di quel cibo saporito. Ne avverte il profumo nell’aria fresca. Sempre le sere di settembre lassù rinfrescano. Nell’aria aleggia l’odore dell’erba tagliata. I malgari hanno fatto l’ultimo fieno da riporre nei fienili. L’inverno ormai é vicino e qui a duemila metri non esiste quasi l’autunno; l’estate diventa inverno nel giro di poche settimane. Fra un mese al massimo gli Ormeaz riporteranno tutte le bestie giù a valle.

Un’ape solitaria ronza intorno alla scarpa e si posa sulla pelle nuda. Con un gesto meccanico la scaccia e carezza un attimo la carne. Il cielo è terso e in alto volteggia l’ombra scura di un falco in mezzo alla luce sanguigna del tramonto. Avverte una pressione morbida sulle labbra. Angelica non ha mai pazienza, anche quando si fa l’amore va sempre di corsa. Ha ingoiato la sua fontina in dieci secondi ed ora è gelosa del suo fantasticare ad occhi aperti.

Ha la schiena appoggiata al roccione della Griselda.

“Lo sai che a questa rocca è legata una delle leggende più antiche della Val d’Ayas? Almeno cinquecento anni.”

Gli risponde lo stridio lontano del falco ed un frusciare d’erba vicino a lui.

“La Griselda era la promessa sposa di uno scalpellino della Val di Susa. Una vecchina, fino a pochi anni fa, cantava ancora una canzone triste che parla di loro. La gente di quei luoghi gli aveva affidato l’incarico, quasi per scherzo, di scavare una galleria che trapassasse il monte. Che unisse le due valli. Che portasse acqua tutto l’anno ai campi. Era un lavoro biblico. Un uomo solo contro la montagna. Centinaia e centinaia di metri da scavare a picco e badile: sembrava a tutti impossibile. Gli promisero un compenso vitalizio principesco.

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