Quello del rifiuto.
Il cibo viene sapientemente allargato sul piatto, fino ai bordi, frantumato inpiccoli pezzi, briciole, facili da disperdere, calorie che andranno al pavimento, alle fessure del piano in formica che riveste i tavoli, nelle tasche delle nostre felpe, negli orli della tuta, ovunque ma non nella nostra pancia. Riesco anche ad infilare qualcosa nel pacchettino dei fazzoletti di carta che fedelissimo mi accompagna ovunque: c’è sempre un raffreddore in agguato.
Ma la panna cotta dove la metto?
Già, quella non è semplice da sminuzzare e da nascondere. Ma Anna ha subito pronto un altro espediente per non mangiare nemmeno oggi.
Anna ha sedici anni: è una sedicenne inesistente e impalpabile. Anna, la protagonista di Fragile (Fara Editore) il nuovissimo romanzo di Laura Bonalumi, è anoressica.
Ricoverata in una clinica specializzata per chi soffre di disturbi alimentari, di lei l’autrice ci racconta gli ultimi giorni, gli ultimi pensieri, le ultime manifestazioni.
Quelle di Anna, Anna la Fragile, nome e cognome.
Tuttavia, di fragile questo libro, non ha proprio nulla, a parte il titolo. Anzi, è dotato di una forza tale che prende così tanto il lettore da tenerlo incatenato alle sue pagine, una dopo l’altra, fino a che il dolore di una figlia non diventa il dolore di tutte le figlie, il dolore di una mamma non diventa il dolore di tutte le mamme, e noi che leggiamo diventiamo insieme madre e figlia vaganti intorno allo spettro – forte, anch’esso forte – dell’anoressia, appunto.
Mancanza di amore (perché l’anoressia nasconde quasi sempre un prepotente bisogno di affetto), amore, dolore, malattia, morte, in ultima analisi anche resurrezione, sono gli argomenti, argomenti forti che la Bonalumi ha avuto la capacità di rappresentare nero su bianco con particolare grazia e delicatezza narrativa.
Argomenti che, però, avrebbero un peso diverso sulle nostre esistenze se noi non fossimo custoditi da… una mano superiore, vogliamo dire?
La mano di qualcuno che potrebbe chiamarsi in un modo straordinario e invece ha un nome comune, Daniele ad esempio, ed è dolce, come il suono della sua voce, come la misericordia del suo sguardo, l’intensità della sua luce.
Qualcuno di superiore a un uomo e di inferiore a un dio.
Un angelo.
Il romanzo, infatti, si sviluppa su due registri: quello terreno, con la storia vera che vi ho accennato, che possiamo immaginare, con i digiuni, le incomprensioni, i medici, le cure vane, eccetera; e quello celeste, con la storia che è bello credere che sia vera, con gli angeli che ci custodiscono, con un’eternità che ci permetterà di recuperare ciò che su questa terra abbiamo sprecato o stupidamente perduto.
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Loredana Limone








