Si sono sciolti!
I 14 scrittori dei Sapori Letterari hanno chiuso sabato scorso un sodalizio di ingegno e arte che da sette anni ci aveva portato pagine affascinanti di storie e ricette.
Si sono separate, dopo un ultimo periodo di burrasca, le menti e le mani che avevano portato la letteratura gastronomica ai vertici più alti, facendo uscire tale binomio dalla scrittura di genere così da raggiungere un livello completo e una dimensione generale.
Ne siamo tanto sorpresi quanto dispiaciuti. Riportiamo qui, da malinconici cronisti, i nebulosi eventi e i partecipi commenti, mantenendo teso un filo di speranza. Aggrappandoci tutti a un sottile ma robusto spago di speranza, magari lo stesso spago che cuoce nel forno e si sacrifica alle fiamme pur di tenere assieme l’arrosto, mentre, lasciato a rosolare, rinasce dorato e maturo.
“Una scelta assurda” è il titolo che apre la prima pagina dell’almanacco di letteratura ‘La linea scritta’. “Il dado è tratto” gli fa eco ‘La rivista del libro italiano’. Anche all’estero le principali testate specialistiche si rilanciano il grido disperato di quello che s’era temuto per mesi e che s’è poi avverato la scorsa settimana. “Ah quel dommage!” è l’apertura de ‘Le Bouquiniste fou’. I ‘Cahiers de la littérature’ risultano ancora più drammatici “Une page épouvantable”. E Bernard Bossis chiosa: “Non era inatteso ma si è sempre sperato di non assistere a quest’ulteriore passo”. “Ha sucedido!” è il laconico titolo in forma di commento de ‘La pàgina escrita’. E “Derrota para cada um” ci dice ‘Palavra Portuguesa’ lasciando il dubbio se quel “ciascuno” si riferisca agli scrittori o a noi lettori. A Londra ‘The Writer’ apre con “It was the last supper!” Laddove ‘Paper and Ink’ rilancia concedendo una lieve speranza “The reader’s hope: at least one more”.
L’ultimo libro dei 14 di Sapori Letterari era dovuto alle stampe nella prossima estate. I lettori sperano vivamente di riuscire a trovare nelle librerie il sesto libro del gruppo milanese, nato nella pancia di un’oscura biblioteca della periferia nord-est, che aveva poi trovato, nel breve volgere di sette anni, prima qualche notorietà e quindi, con il quarto titolo (“Stendilo come una volta”), la celebrità, non solo in Italia ma in gran parte d’Europa.
Ripercorrendo questi sette anni è semplice trovare nei sabati pomeriggio in biblioteca l’inizio della vicenda. E in L. L. l’apportatrice di energia rinnovabile. E’ più difficile capire, invece, in quale momento il gruppo abbia cominciato ad avere problemi e divisioni e dispute che hanno portato il press-agent G.L., nella sala conferenze dell’Hotel Ergife di Roma, a leggere lo scarno comunicato che annunciava alla stampa, riunita per l’occasione, che il sodalizio si chiudeva in modo ufficiale e, lasciava intuire, burrascoso, tanto da mettere in dubbio la pubblicazione di quel sesto titolo già annunciato.
Per la maggior parte della critica e degli addetti ai lavori il primo momento di difficoltà e di perdita di armonia è da far risalire all’inserimento del titolo “Stendilo come una Volta” nella cinquina del Premio Bancarella. La fotografia di quarta di copertina scatenò lamenti e ripicche. La ragione di tali dissidi va trovata nel fatto che alcuni volti, e tutti sappiano bene quali, apparissero marginali e sfocati e pertanto quasi irriconoscibili a causa del riverbero lanciato dalla finestra che dava luce alla sala da pranzo in cui la foto fu scattata.
Altri sostengono che la decisione, non unanime, di partecipare ai festeggiamenti, in Brianza, al banchetto per le celebrazioni della Nuova Costituzione dello Stato Libero e quindi alla successiva festa per l’elezione a Presidente della Repubblica Italiana dell’Uomo Forte, avvenuta a carattere plebiscitario, avesse minato le basi di una reciproca fiducia e armonia. Il ‘Libro Italico’ aveva polemicamente intitolato “Non si può scrivere solo con la mano sinistra”.
E’ difficile dire ora quale episodio pubblico o privato (e perciò ancora sconosciuto) abbia portato il gruppo alla drastica decisione di sciogliersi.
Guido Russo Bardotti, nei mesi scorsi, sosteneva la voce possibilista della giocata pubblicitaria. Creare la notizia per raggiungere più popolarità. “Lasciamo che ciascuno di loro componga il proprio numero uno. Consentiamo al coro di lasciar sentire ogni singola e preziosa voce individuale. Attendiamoci poi un’unione nuova e altri brillanti lavori”.
Anche Sartoretti su ‘Pagine e lettere’ concludeva un fondo accalorato carico di speranza: “Non temiamo di perdere una voce; accingiamoci piuttosto a guadagnarne di nuove”. E Franca Salmassi da ‘Editoria e dintorni’ ci ricordava di non temere il cambiamento e citava la frase di uno dei 14, F.G., “Sapori Letterari è come tentare di perdere la paura di salire sul tram senza biglietto con l’ansia di imbattersi nel controllore inconscio. La paura di usare il forno o la pentola a pressione e provare a smettere di crederli scatole chiuse e segrete che si reggono su principi sconosciuti.”
Una trovata pubblicitaria? Può essere. Una pausa di riflessione? Anche.
Ma, per adesso, è successo e il dado è tratto.
Non sappiamo se essere tristi o sorpresi ma, nel mezzo di questo dubbio, abbiamo una certezza: i 14 locali Gastro-letterari che si rifanno al gruppo, vanto della cucina italiana, aperti da Milano a Roma a Napoli a Firenze e in altre città resteranno in funzione sotto la guida severa e ispirata di A. B.
E se per un po’ ci sentiremo più soli, in attesa di nuovi scritti, consoliamoci con la rilettura delle pagine più belle del gruppo e, soprattutto, con la preparazione delle loro Ricette Nascoste.
Consentitemi solo qui, prima di concludere, di rivelarvi quale tra tutte è la mia preferita. Immagino ciascuno di voi ne avrà una propria. Sarebbe bello, un giorno, farne una classifica.
La mia ricetta favorita è tratta da pagina 345 di “Tracce di Besciamella”.
L’arancia all’anatra.
Ingredienti per 4 persone: 4 arance, 400 gr di filetto d’anatra, cardamomo, ginepro in bacche, farina bianca, olio.
Scottate, in poca acqua e dado, i 400 gr di filetto d’anatra. Prelevateli e strizzateli. Asciugateli con farina bianca. Tagliateli a dadini di 1 cm di lato o più piccoli. Gettateli in una pentola a indorare in poco olio bollente. Metteteli a parte a raffreddare.
Tagliate in due le arance. Spremetele e mettete da parte il succo. Raccogliete la polpa avanzata e mischiatela con l’anatra già preparata. Mischiate al composto cardamomo q.b. e con un cucchiaio riempite quattro metà di arancia che svuotate come una coppa si prestano a contenere il composto (usando il fondo eviterete di servire la parte più ruvida).
Ponete una bacca di ginepro al centro di ciascuna superficie.
Bagnate le metà con parte del succo ottenuto in precedenza (attenti a non inzuppare). Ponete le stesse, ora farcite, in una pirofila e scaldate in forno a 180° per 12 minuti. Dopo 6 minuti, con rapidità (attenti a non scottarvi per la troppa foga) aprite il forno e bagnate con un cucchiaino di succo la superficie delle arance. Servite dopo aver lasciato raffreddare per 15 minuti.
C’è chi toglie la deliziosa carne e l’assapora liscia e chi, come il vostro cronista gioioso, si mangia anche la scorza croccante: una delizia!
Con la speranza che la notizia che ci abbaglia dai titoli delle riviste, sia solo una trovata pubblicitaria, vi ricordo i titoli, finora, pubblicati:
Sapori Letterari
Mandarini al Rhum
Fiori o Rucola
Stendilo come una Volta
Tracce di Besciamella
Il Sesto Romanzo (sappiamo che esiste!).
E ora diamoci dentro: leggiamo a quattro palmenti; mangiamo una pagina dopo l’altra.
E lasciamo che il sugo ci coli dal mento.
Muuahahahahahah!
Knud Knudsen
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Loredana Limone








