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Gemellaggio

Paolo Dell'Oro, che è anche un caro amico, pur essendo una persona simpaticissima che non ha mai perso sorriso e modi gioviali, è uno studioso di scienza ed un funzionario scientifico dell'UE, è navigatore da oltre 40 anni ed armatore del ketch Effemera. Ha insegnato navigazione astronomica, campo sul quale è stato tra i primi a creare programmi elettronici. Oggi, tra una crociera e l'altra, fa lo scrittore. Nautico, precisa lui. Ma è anche un ottimo narratore, come vedrete da questo racconto di suggestioni salmastre che l'autore ha scritto, gran satollo, una volta sistemati i brontolii della pancia. Chi, invece, volesse leggere i suoi testi scientifici, di Paolo Dell'Oro la casa editrice Seneca ha pubblicatoi: "Storia del punto nave - L'orientamento in mare nel corso dei millenni" (che presto uscirà nella traduzione inglese) e "Vele, motore della storia - L'evoluzione delle vele nei secoli". Inoltre a brevissimo è presista l'uscita di un libro di cui non potremo non parlare approfonditamente in questa guida: "Nel segno della galletta - La cambusa nei millenni". Orbene, lettori di tutti i mari, andiamo all'arrembaggio!

Ho finito di cenare.
Sgombri in salsa, insalata, frutta locale, halva.
La cucina in barca può essere molto golosa. Ci sono dei ricettari nautici con piatti fin troppo elaborati, specie se si deve stare ai fornelli in navigazione e con mare grosso. Ora me ne sto disteso nel pozzetto di Effemera a prendere il fresco. Poco fa nel quadrato c’erano più di 40 gradi e mi veniva male solo all’idea di scendere ad accendere il gas per far scaldare il pesce.

Vlikò è meravigliosa. Se ha ragione chi sostiene che è buona regola non tornare mai nello stesso posto, specie se questo è piaciuto, perché si rischiano brutte sorprese, ogni regola vuole la sua eccezione che la confermi, e questa è Vlikò: atmosfera rarefatta, quasi lacustre, e tutto intorno quelle belle montagne verde scuro tipo Valcuvia. Ci ritorno ogni anno e ne sono sempre incantato.

Se qualcuno si sta chiedendo dove voglio andare a parare, mi sento in imbarazzo. Forse dovrei rispondere da nessuna parte, si sta così bene qui. Ma state in guardia: si potrebbe andare lontano. Se vi dico dove, temo però che la vostra curiosità aumenti invece di appagarsi. Come posso, d’altra parte, togliere la curiosità a voi, se l’ho anch’io più forte che mai?

Voglio portarvi a Ulanbator.
In verità non so esattamente dove sia, né se sia uno staterello dell’Africa Nera o una città dell’Indonesia. Devo averla sentita nominare solo qualche rara volta.

Dalla mia veranda su questo piccolo mondo antico, poso gli occhi su un piroscafo di Ulanbator ancorato a pochi metri da me. E’ un assoluto ferrovecchio a vernice portante, tutto bianco. A poppa, a grandi lettere una scritta Amazon – Ulanbator. Ai suoi tempi doveva avere un certo prestigio, che ora però sta scolorando nel marrone della ruggine. È lungo un’ottantina di metri, il che lo rende spropositato per il bacino di Vlikò. È basso sull’acqua, linea filante come una canoa e una serie infinita di finestrini con tendine rosa smunto tutte rigorosamente tirate. A sancire definitivamente il suo scadimento, l’Amazon è popolato da certi ceffi spaventosi, tipo pirati della Malesia che però si mostrano raramente. Stanno forse lavorando ai motori.
In un primo tempo avevo fatto l’ipotesi che fosse di proprietà di qualche greco estroso e danaroso e battesse bandiera ombra. A rendere il mistero ancora più intrigante c’era il fatto che della bandiera era sparita anche l’ombra: a poppa solo un asta vuota. Quale bandiera fa un’ombra migliore di questa?

Poi ho cambiato idea.
I pirati della Malesia non parlavano né greco, né nessuna lingua occidentale. Per una bandiera ombra la cosa mi è sembrata inconciliabile. E poi quale armatore si prenderebbe un equipaggio con quelle facce? Più il tempo passa e più il mistero s’infittisce e, di pari passo, la curiosità aumenta.

Prima di farmi l’onore di venire a gettare l’ancora accanto ad Effemera, l’Amazon è stato qualche giorno alla boa presso uno dei cantieri della riva. Lì però, con la sua lunghezza, ci stava stretto: ostruiva il fronte di tutti e tre i cantieri. Ora che è qui, ogni tanto salpa l’ancora e prova i motori. Un pirata, nero non si sa se di morchia, di barba o di pelle, sale in plancia e parte a velocità folle facendo lo slalom tra le barche disseminate qui intorno. Lo spettacolo è emozionante per chi lo vede dalla riva, un po’ meno per chi come me si vede arrivare addosso questo transatlantico.

I motori non devono essere ancora a punto. Dalle ciminiere escono folate immense di fumo nero. L’aria si ammorba, cala la nebbia che inghiotte tutto il bacino. Poi ecco che dalla foschia l’Amazon riemerge, bianco come uno spettro, e ritorna qui accanto.

Non so se Effemera gli dia fastidio perché toglie spazio di manovra. È più probabile che gli sia indifferente. Io avrei preferito avere vicino un oggetto meno ingombrante, anche fosse stata la barca di un solitario ubriacone o una compagnia di vacanzieri con barca a noleggio, ma il mare è come il convento, bisogna sempre prendere ciò che ci passa.
Per oggi le prove dei motori sono finite. Tutto tace di nuovo.

Mi chiedo quali meravigliose storie avrebbe da raccontare questo ferrovecchio. Ha navigato per i favolosi mari della Sonda, visto le isole dei Caraibi? Quali armatori se lo sono passati di mano: una principessa indiana, un capo tribù del Pacifico o un despota dell’America Latina? Da quale mondo e in quale modo, per quali vie e attraverso quali vite è arrivato fino qui al mio fianco?
Dalle sue costole arrugginite sprizza il fascino delle avventure di mare. Dopo tutti quegl’anni e quelle miglia, l’Amazon una cosa bella l’ha acquisita: la patina perfettamente intonata a questo mondo da capolinea.
Spero che non sparisca una sera in una nube di fumo, spero che resti qui per sempre, che il tempo si fermi, che anche voi riusciate a vederlo.

Però, ahimè!, anche a Vlikò il tempo passa inesorabile. Si finirà con il dover applicare anche qui la regola del non ritorno. Stanno portando degli enormi blocchi di cemento e cominciano a calarli in mare. Hanno intenzione di costruire un porto. La speranza di salvezza è ormai appesa solo al filo dell’inconcludenza greca.

Il tempo passa, un giorno la statua di Dörpfeld (*) con il naso ammaccato e di quell’altro notabile qui a Vlikò, che necessita anche lui di rinoplastica, saranno dimenticate e rovineranno nei rovi. L’Amazon sarà da molto tempo andato in disarmo portandosi via tutte le sue fantastiche storie.
Ora la meravigliosa Vlikò si prepara per la cena.
Si è già messa l’abito grigio e le montagne sullo sfondo sono di un color viola scuro. Il vento si acquieta e per uno strano effetto sembra farsi più tiepido e dolce. L’Amazon di Ulanbator ed Effemera aspettano insieme il sorgere di un’altra luna.

 

 

(*) Wilhelm Dörpfeld archeologo tedesco che ha passato la sua vita cercando di provare che l’isola omerica di Ulisse non fosse Itaca bensì Lefkas con il suo approdo di Nidrì e Vlikò. Ora è seppellito in un boschetto su un promontorio di fronte a Nidrì dove gli è stata eretta una statua che alcuni vandali hanno deturpato.

 
 

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