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Ricordi alla cannella

"L’abitudine di riavvolgere la sua vita, come fosse un film, per vedere e rivedere continuamente giorni e stagioni del suo passato non l’abbandonava mai. In quel periodo era, in particolare, una serata con lui che con insistenza le tornava alla mente." Così inizia questo racconto di PINUCCIA MOZZONI, autrice anche di "Regia del destino" che, insieme con la ricetta dell'insalata di pollo, è incluso nell'antologia "Sapori letterari" (Terra Ferma Editore).

La cena era quasi terminata, l’atmosfera era romantica, ma già carica di una forte sensualità. Avevano mangiato con appetito, indugiando tra un boccone e l’altro in carezzevoli sguardi, complici risate e intriganti allusioni. Lei tolse dal forno le mele, già eccitata sapendo come sarebbe finita la serata, il profumo di vaniglia diventò ancora più intenso all’interno della piccola sala da pranzo. Erano due grosse mele renetta: lei aveva riempito il vuoto lasciato dai torsoli con uvetta, granella di amaretti e scaglie di mandorle.
Aromatizzate con la vaniglia ora, al momento di servirle, le cosparse di cannella ed intanto, sorridendo, soffiò… la polvere impalpabile della spezia si posò sulle mani di lui, sulle sue labbra e sul suo naso, lui chiuse istintivamente gli occhi e lei iniziò a baciarlo e a leccare delicatamente quei minuscoli frammenti profumati.
Assaporarono il loro dessert usando un solo cucchiaino, scavando un po’ in un frutto e un po’ nell’altro, un pezzetto lui, un pezzetto lei.

La cannella aiuta a mantenere la memoria viva e vivace e forse per questo era così prepotente quel ricordo dentro di lei. O forse perché le pareva che quello fosse stato l’ultimo momento felice della sua vita.
Si sa, le stelle e i pianeti mutano le loro influenze su di noi e da quando lei, nata sotto il segno dello Scorpione, aveva avuto Saturno contro nulla era più andato per il verso giusto.
Giorno dopo giorno, mattone dopo mattone si era disfatto tutto ciò che aveva costruito e delle sue certezze era rimasta solo qualche briciola.

Intatto invece era rimasto quel modo, molto sensuale, che aveva di entrare in relazione con il mondo. Era sempre stato un bisogno fisico il suo: per capire, per conoscere, per apprezzare le cose o le persone le doveva toccare, accarezzare, lievemente o con più forza, secondo i casi. Come i bambini piccoli che si portano tutto alla bocca quando iniziano a scoprire ed esplorare il mondo.
Toccando con le sue mani piccole, ma perfette nelle loro proporzioni, le era sempre sembrato di entrare nell’anima degli oggetti e delle persone.

Perciò ora come allora la cucina era il suo regno, lì poteva saziare la sua voglia affondando le dita negli impasti, facendole scivolare abili e svelte, sentendo le morbidezze e le rugosità, non usando posate, pestelli e frullini, ma cercando di fare tutto ciò che poteva direttamente con le sue mani. Accarezzava gli ingredienti come un amante le parti più delicate del corpo della persona amata e le pareva di avere il mondo lì davanti con i prodotti della terra e del mare, con i profumi della vita.

Amava fare il pane, mentre mescolava con cura la farina con l’acqua lei, come per incanto, non era più in quel luogo, ma lontano nello spazio e nel tempo, era una donna della preistoria intenta a cucinare, era una schiava egizia, era una matrona romana, era una barbara fiera e risoluta, era una castellana, era una giovane romantica, era una donna moderna che conservava dentro di sé tutto ciò che le donne erano state prima di lei.

Questo era l’effetto che aveva su di lei impastare, infornare e sentire il profumo delle pagnotte calde che, ogni giorno nelle cucine della prigione in cui si trovava da più di un anno, aveva il compito di preparare.
Aveva sbagliato, la sua non era stata né ingenuità, né superficialità.
In maniera consapevole, si era lasciata coinvolgere dal suo datore di lavoro in quel pasticcio.
All’inizio sembrava tutto semplice, qualche fattura falsa, qualche firma, bilanci “ritoccati” e il suo conto in banca costantemente in crescita.

Ma poi: la Guardia di Finanza, i controlli, la scoperta che, dietro, il gioco era ancora più grande di come lei pensasse e più pericoloso.

Le cose erano precipitate!
Un giorno ti svegli, fai la doccia, un caffé, due biscotti, ti sembra tutto come ieri, come domani e invece irrompono in casa tua, ti leggono velocemente un foglio, ti ammanettano e tu sprofondi in un baratro dal quale non vedi più la luce.

Il processo, le accuse, le prove, la sentenza truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in bilancio, riciclaggio di denaro, eccetera, eccetera… cinque anni con riduzione della pena. Approvata alla Camera la legge sull’indulto, di lì a poco sarebbe uscita.
Desiderava quel momento, e lo temeva.
Non aveva più un lavoro, era stata sfrattata e lui non si era più fatto sentire. Sarebbe tornata dai suoi genitori, gli unici a non averla mai abbandonata, ad amarla sempre e comunque!
La secondina le aveva detto che era arrivato un pacco per lei.
Una strana sensazione o forse solo una speranza la invase, magari anche lui non aveva dimenticato!
Tolse lentamente dal forno il pane, caldo, profumato e rassicurante; percorse il lungo corridoio senza fretta per il timore che la realtà potesse deluderla, per crogiolarsi ancora un po’ nell’idea che lui si fosse fatto vivo con un dono.

Entrò nell’ufficio pacchi e posta, si avvicinò al bancone e la conferma al suo presentimento arrivò dal primo pacco sulla destra, quello da cui usciva l’inconfondibile profumo di cannella e vaniglia!

 

La ricetta di Pinuccia Mozzoni:
 
Mele al forno

 

Ingredienti: 2 mele renette, 1 bastoncino di vaniglia, uva sultanina, amaretti, mandorle pelate, zucchero, cannella.
Preparazione: Pelare le mele e togliere, con l’apposito attrezzo, i torsoli. Riempirle con uvetta, amaretti pestati e scaglie di mandorle. Zuccherare, bagnare con acqua e disporre tra le mele il bastoncino di vaniglia. Infornare a 120°C per 20 minuti. Servire dopo aver spolverizzato con la cannella.

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