L’uomo si rende conto che la memoria non si può scuotere di dosso come un vestito. La memoria è una presenza ineluttabile, come il destino.
La notte è profonda, insondabile, sembra non finire mai. Di fronte a lui, Punta Spartivento, è illuminata dalle ultime luci del lago.
Afferra la pistola appoggiata sul comodino. Nei 38 centimetri della canna è compressa la sabbia della sua disperazione.
Si ritroverà un foro sulla fronte e uno quattro volte più grande sulla nuca.
Poi tutto sarà pace e quiete.
La quiete del tavolo delle autopsie, d’accordo, ma che importa? Sempre meglio che tirare a campare in compagnia di donne a perdere incontrate al tavolo da gioco.
In gola ha il sapore della ruggine; nel cervello, scintille inesplose.
La luna, maestosa, si staglia in lontananza.
- Saliamo, o non ce la fai ? - gli chiede la donna.
- Sono in forma - risponde l’uomo. Sempre in forma per il degrado, vorrebbe aggiungere.
Pensa al suo lavoro quotidiano, di commesso viaggiatore, che oggi è una copertura; pensa ai tubi in gomma, quelli per aspirazione e mandata di alcool etilico. Stasera ce ne vorrebbe parecchio. Puro.
Spirale in acciaio annegata nella parete (era la sua preghiera quotidiana per campare, prima), sottostrato in upe a basso peso molecolare contro la stagnazione e la trasmigrazione dell’odore del fluido veicolato (la recita meccanicamente), rivestimento blu impronta tela antigraffio, conforme FDA, CEE e DIN, prodotto senza ftalati, tutte le certificazioni, temperature, pressioni e… così sia.
Li usava pure per pescare: erano resistenti e sicuri, in più la spirale gli serviva per infilzare i pesci e farli essiccare, prima di chiuderli in scatola.
L’estrema flessibilità di una mescola in gomma naturale serve pure per stritolare chi deve tacere per sempre, chi per caso e per sbaglio è venuto a sapere troppo o anche solo un poco di quell’intrigo che ormai ha assunto dimensioni internazionali.
Lo chiamano Il Lupo, per il suo modo di agire fuori dagli schemi tradizionali. E forse lo rispettano, quelli dell’ambiente.
Il barattolo semivuoto a fianco del cuscino emana un odore nauseante, gli ultimi pesci essiccati che sono rimasti, sorridono agonizzanti e sembra che i loro occhi guardino lui, poi la luna, poi viceversa.
Gli piace il pesce. I sapori non sfuggono mai dalla rete dei ricordi e nella sua testa, come un martello pneumatico, rimbomba la parola missoltini, anzi misultit.
Si ricorda di pomeriggi estivi che non finivano mai passati a pescare, da bambino. Il secchiello, la salamoia, l’essiccamento, l’ago curvo e lo spago, la pressione continua…
Un procedimento trasferito sulle sue vittime. Mancano solo le foglie di alloro e le gocce di aceto per il tocco finale.
Lei è distesa sul letto, non ha mai sopportato certi odori. Ma non lo dice, aspetta. Forse spera. Ha dimenticato chi è, chi l’ha mandata.
Le donne amano confezionare le loro avventure in scatole che poi chiudono con dei nastri colorati. Gli uomini ne gettano via il ricordo come fiammiferi usati.
Lui ha sempre creduto a queste frasi, lette qualche libro pulp.
L’ha legata al letto con delle corde di pescatori trovate casualmente in una barca attraccata al porticciolo sotto l’albergo a ore.
Il volto della donna accenna un sorriso, come quello degli agoni quando vengono infilzati. Si aspetta grandiose prestazioni, chissà.
L’ha incontrata alla roulette, l’ha portata a cena, una lauta cena lacustre, zuppa di pesce persico e lavarello erborinato.
L’aveva riconosciuta subito, la Rosa Nera (così la chiamano) dal tatuaggio sulla coscia: una mezzaluna con dentro, appunto, una rosa nera. Le spie non dovrebbero avere segni particolari, né usare spacchi mozzafiato.
Altre sue colleghe hanno ricevuto lo stesso trattamento in passato.
Ecco che scorrono i titoli di coda.
Ora però è giunto il momento di dire basta.
Armato della sua pistola, l’uomo esce dall’hotel e prende un battello per attraversare il lago. Anche con la luce della luna, è impossibile intravedere la riva opposta.
Ci sono i pesci nel lago, li sente: gli agoni, che in questa parte di mondo dimenticata da tutti sono chiamati misultit. Gli agoni e le loro agonie. Potrebbe farne indigestione. E morirne.
Indigestione di pesce conservato male, direbbero. Se non lo trovassero con un buco sulla fronte.
Ma Il Lupo non muore.
Finché esisterà la luna, i lupi non moriranno.
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Loredana Limone








