Però, se appena appena

Cibo e amore sono da sempre un binomio forte. In genere, infatti, è in un ristorantino romantico che si gioca il primo appuntamento. Ma talvolta anche il secondo, il terzo, l’ennesimo… a preludio di altri, presumibilmente meno platonici, convegni.


O almeno questa è l’intenzione di Vittorio Betteloni, poeta di fine Ottocento, dalle gustose idee e i romantici sentimenti.

Se soltanto gli fosse permesso metterli in atto.
 

 

 

Però, se appena appena
m’avessi tu concesso
io t’avrei spesso
condotta a cena.

Si stava assai benino
un tempo a La Regina
buona cucina,
ottimo vino.

Là si potea cercare
il più riposto canto,
seduti accanto
gozzovigliare.

Quale a mensa il marito
suol far con bella sposa,
io d’ogni cosa
t’avrei servito.

T’avrei del fritto scelti
i più dolci pezzetti,
e per te i petti
al pollo svelti.

All’arrosto spiccato
avrei la miglior carne,
per dilettarne
il tuo palato;

con saggio accorgimento
l’insalata condita,
e a te le dita
ungervi e il mento.

Né pensar che pertanto
non t’empissi il bicchiere,
com’è dovere,
spesso, frattanto;

che a volte il mangiar troppo
non mi ti faccia nodo;
or veni, è il modo
di tôr l’intoppo.

Anco alla gioia, induce…
Già tutti sanno, cose
miracolose
il vin produce!

Che cicaleccio gaio
non m’avresti tu fatto!
Ed io che matto,
che parolaio!

Che chiasso senza fine,
e che risate! A mensa
non ci si pensa
a merli o trine.

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