Con 43 canti che procedono a ritmo incalzante, a tratti perfino ipnotico, Fabiano Alborghetti segue le persone comuni nei vari non luoghi di una provincia qualsiasi, i supermarket, le palestre, i giardinetti, per spiarne le scelte, i dialoghi, i sogni e le catastrofi.
Il canto che vi cito qui di seguito, il numero 27, è tratto dall’ultimo libro di Fabiano Alborghetti intitolato Registro dei fragili (Casagrande Editore) e parla di una festa mai fatta, un’infanzia senza compleanni, patatine o popcorn, aranciata o coca cola, né torta né candeline.
Perché un momento così, generalmente di gioia, sembrerà paradossale, ma in alcuni casi (tanto più vicini a noi di quanto potremmo mai immaginare) è inteso come una cosa futile, pericolosa e dispendiosa; è interpretato come la manifestazione di genitori incapaci di dare un’educazione solida, pratica, utile.
Canto 27.
Non facevano la festa, nessun bimbo s’invitava
a festeggiare il compleanno niente coca e salatini
né la torta coi regali niente giochi fino a tardi
con le grida nel salotto
che una buona educazione viene data dal controllo
e la casa non è un posto dove fare confusione.
Non sei tu che ripulisci gli diceva per spiegare
non sei tu che spendi i soldi non sei tu
che curi il gruppo quei bambini scalmanati
e sai dirmi che succede se qualcuno si fa male?
Non sei tu che li controlli dal mangiare come bestie
stando attento all’aranciata che fa fare congestione
non sei tu che a fine giorno deve dare spiegazione
se qualcuno si ferisce se qualcuno cade a terra
io non faccio l’infermiera
e se qualcuno si ferisce poi mi vanno a denunciare.
Non ho mai avuto feste e ti pare che ne soffra?
E’ una cosa per la gente che non ha alcun valore
sono solo genitori incapaci di educare…

Tuttavia, secondo il mio parere, nel tratteggiare situazioni e personaggi, nel mettere in luce momenti bui, l’autore offre una speranza.
Quella di un mondo migliore e, perché no?, festoso.
Che c’è, che aspetta.
E che spetta a tutti.
Indistintamente.
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Loredana Limone








