Intervista a Raffaella Oppimitti

Raffaella Oppimitti è l’autrice di “Sono celiaco, non malato! (Red Edizioni)". Laureata in Lettere Moderne all’Università di Milano, dove vive, ha origini emiliane; lavora nel campo dell’editoria e per qualche anno è stata educatrice in differenti scuole pubbliche e private. In questo libro mette a frutto la sua esperienza con i bambini, i suoi studi in ambito socio psicopedagogico, ma soprattutto la propria esperienza di celiaca. Da quando aveva 18 mesi infatti convive con l’intolleranza al glutine. Il suo libro è la dimostrazione che quelli che possono sembrare punti deboli possono diventare punti di forza.

Tanta gente ignora il problema e o lo ingigantisce o lo sottovaluta. Quindi partiamo dall’a-b-c: che cos’è la celiachia?
La celiachia, o morbo celiaco, è un’intolleranza al glutine (proteina presente nella parte amidacea del chicco di alcuni cereali quali per esempio, grano tenero, grano duro, segale, orzo, farro, kamut, spelta, triticale e nei meno noti bulgur, frik e greunkern) che si manifesta in individui geneticamente predisposti. Questa intolleranza colpisce l’intestino causandone l’infiammazione cronica della mucosa che porta all’appiattimento dei villi intestinali, compromettendo quindi il completo assorbimento delle sostanze nutritive. È un’intolleranza permanente che dura quindi tutta la vita ma che, a differenza di altre malattie croniche, non richiede assunzione di farmaci, spesso causa di pesanti effetti collaterali, e non comporta la dolorosa necessità di convivere con l’idea di una degenerazione progressiva.

Le cifre sono cifre e spesso una percentuale che sembra bassa, include invece un alto numero di persone. Quanta gente, che tu sappia, soffre di celiachia in Italia?
L’incidenza di questa intolleranza in Italia si aggira su un caso ogni 100-150 persone, i celiaci diagnosticati sono intorno agli 85.000 anche se i celiaci potenziali sarebbero circa 400.000. Questo fenomeno per cui solo una parte dei casi di celiachia è attualmente diagnosticata fa sì che si parli di iceberg celiaco come ad indicare che è solo una piccola parte quella che “emerge” ma che molto più grande è quella che rimane nascosta, cioè i celiaci non ancora diagnosticati. Si stima che ogni anno vengano effettuate 5.000 nuove diagnosi e nascano 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo pari al 10% circa (dati dell’Associazione Italiana Celiachia).

Come ci si accorge di essere celiaco? Quali sono i sintomi?
È difficile indicare i sintomi tipici della celiachia perché questa si manifesta in molti modi differenti e in diverse età della vita. I più tipici disturbi che si manifestano nel bambino sono: difficoltà nella crescita, diminuzione del senso di fame, gonfiore addominale, evacuazioni irregolari, ripetuti episodi di diarrea, episodi di vomito, coliche addominali, cattivo umore e facile irritabilità. I più tipici disturbi che si manifestano nell’adulto sono: episodi di diarrea, nausea e vomito, perdita di peso, dolori addominali, flatulenza con distensione addominale o distensione addominale con sensazione di pancia piena d’acqua, sensazione di fatica dopo i pasti o dopo aver mangiato cibi contenenti glutine (per esempio: pane, pizza, pasta…), dolori muscolari e stanchezza cronica. È importante sottolineare che l’entità dei sintomi poi dipende dal danno causato alla mucosa intestinale e dalla progressiva diminuzione dell’assorbimento dei nutrienti: quando una persona affetta da celiachia mangia alimenti contenenti glutine, quali pane, pasta, biscotti, pizza e ogni altra pietanza composta da cereali vietati, nella prima parte dell’intestino si scatena una reazione immunitaria che porta all’incapacità di assorbire determinati nutrienti. L’inefficace assorbimento può privare cervello, sistema nervoso, ossa, fegato e altri organi di sostanze fondamentali e causare, per esempio, deficienze vitaminiche che possono determinare altre malattie. Questo può essere grave specialmente nei bambini, che per svilupparsi e crescere hanno bisogno di un’alimentazione varia ed equilibrata.

Che barriere trova intorno a sé un celiaco?
Personalmente ritengo che i problemi maggiori derivino dal modo in cui questa intolleranza viene affrontata, non solo dal soggetto celiaco, ma anche dalle persone che lo circondano.
Ecco perché è importante che la famiglia supporti completamente il celiaco, senza farsi sopraffare da ansie (soprattutto chi cucina!) e cercando di offrire maggior sostegno possibile al neo diagnosticato; è altrettanto importante che gli amici ed i parenti, o comunque le persone con cui capita spesso di pranzare o cenare insieme, vengano messi a conoscenza della novità, inutile e dannoso fare fina di niente!
bene spiegare agli altri con chiarezza cos’è la celiachia, senza dare nulla per scontato; credo che il modo migliore possa essere quello di invitare a cena parenti e amici e preparare loro delle prelibatezze senza glutine di modo che si parli di celiachia e che anche loro possano rendersi conto che essere celiaci non significa digiunare, bensì prestare attenzione a ciò che si mangia.
In fondo è un motivo in più per fare attenzione alla nostra salute, cosa che, soprattutto in questo periodo, male non fa!
Questo sono le frasi che fanno maggiormente soffrire un celiaco:
Poverino… ma come fai?
Che buono questo pane… non sai quello che ti perdi!
Ma chi te lo fa fare, per una volta non succede nulla!
Vuoi dirmi che non hai mai assaggiato una pizza?!
E io dovrei fare due paste diverse?
Praticamente non puoi mangiare niente!
Mi spiace che tu non possa venire a cena con noi… se vuoi puoi raggiungerci dopo mangiato
!

Qual è stato il tuo approccio con la celiachia e cosa ti ha spinto a scrivere il libro “Sono CELIACO, non malato! Una guida amica per adulti e bambini intolleranti al glutine” (Red Edizioni)?
Io sono celiaca da quando avevo 18 mesi, quindi sono stata fortunata per aver avuto una diagnosi precoce e perché le mie abitudini alimentari non hanno dovuto subire repentini cambiamenti. L’idea di questo libro nasce dall’esigenza di parlare in modo semplice e chiaro della celiachia e di fornire al lettore uno strumento utile e completo che, con un linguaggio accessibile, descriva il mondo di questa intolleranza nei suoi molteplici aspetti, da quello medico a quello emotivo-psicologico e sociale, soffermandosi soprattutto sull’aspetto pratico: dall’ABC delle cose da fare dopo la diagnosi a come ottenere l’esenzione dei prodotti senza glutine e come seguire correttamente la dieta senza glutine, dalla richiesta dei prodotti in farmacia a come fare la spesa al supermercato, dall’ organizzazione in casa all’alimentazione a scuola, a casa di amici e parenti, ma anche al ristorante, in viaggio e in vacanza, anche all’estero. Il libro contiene inoltre ricette approvate da Rossella Valmarana, Presidente AIC (Associazione Italiana Celiachia) Lombardia Onlus e un dizionarietto in italiano-inglese e inglese-italiano con i termini utili per il celiaco in viaggio all’estero.

I tuoi prossimi progetti?
Ho molti progetti che spero di poter portare a termine, tutti guidati dalla volontà di diffondere maggiori conoscenze sulla celiachia e sostenuti dalla volontà di trasmettere che questa intolleranza merita di essere vissuta serenamente.
Sono in contatto con l’Associazione Italiana Celiachia per la quale sto organizzando corsi di cucina senza glutine per bambini fino agli 11 anni che saranno attivi probabilmente da febbraio inoltre mi piacerebbe poter organizzare dei corsi di cucina anche per adulti e dei corsi per diventare “perfetti celiaci”.

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